Friday, 8 June 2007

L'arte del trasloco...

I traslochi non sono mai una cosa semplice.

Prendi la tua vita, la avvolgi nel pluriball e pensi che si tratti solo di sigillare gli scatoloni e via!

Ti sembra di essere pronta, ti illudi di essere in grado di gestire tutto, ma il più delle volte non è così e non c'è nulla di più efficace di un trasloco per farti ripiombare con i piedi per terra. Un trasloco ti dà la misura materiale di cos'è la tua vita fino a un determinato momento e di quanto ti porti dietro.

Quando avevo 16 anni (parliamo quindi di due-tre anni fa al più tardi), mi sono trovata a dover traslocare due volte nell'arco di pochi mesi. Il primo trasloco fu tragico nella sua assurdità: avevamo pochissimo tempo per cambiare casa e tutto sembrava andare storto. Non avevamo abbastanza scatole e l'idiota che risiede felice in me non aveva scritto cosa c'era nelle scatole. La conseguenza immediata è che siamo partiti come un'armata Brancaleone, un quartetto di profughi con scatole di diversa grandezza e natura merceologica recuperate alla Metà davanti a casa (dalla confettura ai pampers senza passare dal via), quella a scoppio ritardato è che andata avanti per mesi a cercare pantaloni, musicassette e quaderni inutilmente, salvo poi trovarli nel momento di dover re-impacchettare tutto per il secondo trasloco.

L'errore più tragico fu comunque un altro, di per sé imperdonabile: non avevo tenuto conto del peso specifico dei vari pezzi della mia vita! Il mio limitato bagaglio culturale era comunque molto più pesante dei miei maglioni: al primo tentativo di sollevare la scatola scrittori-russi/JaneAusten/Allende/dizionari/Hemingway/V.Woolf la mia schiena ha lanciato un "crock" di dolore e si è rifiutata di muoversi per una trentina di minuti buoni.

Per questo, mentre mia mamma mi cazziava e tirava fuori tutto dalle scatole spiegandomi che non si fa così ma cosà, io pensavo che mi sarei potuta sistemare a vita scrivendo un libro; non un capolavoro della letteratura contemporanea da inserire nella suddetta scatola, ma un bel manuale pratico, di quelli patinati, con una foto sul retro e una quarta di copertina di questo stile:


"Virginia Risso è nata a Torino e basta. Dopo un master in marketing della scatoletta di tonno, ha ricoperto per diverse settimane il ruolo di imperatrice del male presso una multinazionale di lacci per scarpe ed è stata eletta sindaco di Plutone. Ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura, perché le piace rimanere a ronfare a letto fino a tardi. Attualmente vive in California in un castello con un fossato infestato di coccodrilli bulimici, insieme a Trotsky, il suo gatto dedito alla rivoluzione permanente, le 28 vocine che abitano il suo cervello e Johnny Depp. Nel tempo libero si diverte a mettere puntine sulle sedie dei bar."


Sì, avrei scritto un bel manuale per spiegare i punti chiavi per il successo di un trasloco che mi avrebbe fatta diventare più ricca di Paperone e più famosa di J.B. Fletcher.

Sapevo già come l'avrei intitolato: "L'arte del trasloco - L'enciclopedia sotto le mutande".

Come molte cose della mia vita, il progetto manuale si è arenato lungo il cammino: non sono diventata più ricca di Paperone o più famosa di Jessica Fletcher; ma soprattutto non ho nessun castello e nessun coccodrillo, e, colmo dell'infelicità, nemmeno Johnny Depp, ma vediamo di non deprimerci troppo: le 28 vocine che popolano la mia testa tonda continuano a tenermi compagnia.

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