Monday, 10 September 2007

Castagne e libri

Alle elementari e alle medie (e alle superiori, a pensarci bene) nessuna mi capiva se parlavo di "castagne ginge".
Le castagne ginge mi sono tornate in mente oggi, mentre tornavo a casa dalla stazione: ogni strada di Surbiton ha un numero minimo di ippocastani, e in questo periodo le strade sono piene di ricci e castagne. Se non l'aveste ancora capito, le castagne ginge sono le castagne degli ippocastani.
Quando ero bambina, io e Adri andavamo a raccogliere le castagne nel parco vicino alla chiesa di La Cassa. Non ce ne facevamo nulla, rimanevano fino a ottobre nel garage della casa vecchia, poi mia mamma si scocciava di averle fra i piedi, borbottava, si lamentava, "questacasanonèunalbergoesonopropriostufa", prendeva un sacco della spazzatura e gli dava l'andi. Succedeva tutti gli anni, a meno che mio cugino Eugenio non fosse nei paraggi: in questo caso, una parte delle castagne veniva gettata nel potagé di mio nonno, o usato come pallina da baseball e lanciato oltre il giardino del sempre meno calmo e pacato nonno (extra punti a chi centrava il tettuccio aperto delle macchine che passavano).
Al pensiero delle castagne ginge io associo sempre (oltre alle minacce di mio nonno contro mio cugino) un fantastico libro, "They have a word for it: A Lighthearted Lexicon of Untranslatable Words & Phrases" di Howard Rheingold (Sarabande Books, lo trovate su Amazon se vi interessa). Non è un dizionario vero e proprio, piuttosto è una raccolta organizzata di parole ed espressioni intraducibili.
Una delle mie espressioni preferite è "Holopis Kuntul Baris", una frase indonesiana che si può tradurre con "o-issa" e che serve per incanalare le proprie forze quando si trasportano oggetti pesanti: non solo infonde effettivamente forza fisica a chi la pronuncia, ma serve anche per farsi coraggio quando si devono affrontare le difficoltà della vita. Oppure la parola svedese "
uffda" che serve per dimostrare solidarietà a chi sta male (fisicamente, ad esempio se ti sei appena pizzicato un dito nella porta, come quando sono tornata a casa stasera... ahi che dolor! Ho un'unghia violetta, ora mi dovrò comprare lo smalto per le altre 9 dita).
Non si può consultare come un dizionario, ovviamente, e il suo fascino è proprio poterlo tirare giù dallo scaffale su cui è riposto e sfogliarlo a proprio piacimento, perché sappiamo mai quando capiteremo sulla parola intraducibile che stavamo cercando da una vita.

No comments:

Post a Comment