Monday, 24 September 2007

The Magnificent Seven

Non voglio che nessuno di voi pensi che io sono strana. Quindi, sapendo che sono normale, sappiate che la scorsa settimana ho realizzato un mio piccolo sogno. Ho fatto la pendolare a Londra!
Mercoledì scorso, alle 7 di mattina ero pronta, vestita business casual, con iPod che trasmetteva i Clash.

Ring! Ring! It's 7:00 a.m.
Move y'self to go again
Cold water in the face
Brings you back to this awful place
Knuckle merchants and you bankers, too
Must get up an learn those rules

A voler essere precisi, io sono comunque una pendolare, però viaggio in direzione (ostinata e) contraria: lavorare fuori Londra significa prendere il treno in direzione opposta rispetto alla maggioranza delle persone. Ovvio, ci sono pure i lati negativi: se finito il lavoro, mi viene voglia di fare un giro alla Tate Modern o prendermi una birra a St. Christopher, non è così facile e immediato; però i vantaggi sono di gran lunga in maggioranza: quando salgo sul treno, mi guardo intorno con calma, e con calma scelgo dove sedermi; mi accomodo con calma e appoggio la borsa sul sedile accanto al mio. Appoggio la bottiglia dell'acqua sul tavolinetto, spalanco per bene il giornale e allungo le gambe. Con calma, ovviamente.
Prendere un treno per Londra al mattino alle sette invece vuol dire rimanere in piedi con la borsa spiaccicata addosso e il sudoku iniziato di metro pericolosamente vicino all'occhio destro (e la matita altrettanto pericolosamente vicina al naso). Prendere un treno e successivamente un autobus a Londra apre le porte della percezione a tutta una serie di personaggi e situazioni che non si incontrerebbero altrimenti.
Il dubbio che mi intriga di più riguarda le impiegate della City e il trucco e parrucco. Io non mi trucco spesso: messa davanti alla scelta fra dieci minuti di sonno in più e svegliarmi dieci minuti prima per truccarmi, normalmente scelgo di dormire venti minuti in più, tanto per non scontentare nessuno. Suppongo di non essere la sola a pensarla così, infatti molte altre ragazze sono salite sul 243 struccate, salvo poi scenderne con addosso una maschera di fondotinta e mascara. Avrei davvero voluto chiedere a una di queste ragazze come fa a truccarsi: come riesci a passare l'eyeliner senza nessuna sbavatura, quando il bus sterza veloce e subito dopo prende in pieno una buca!?! Come riesci a tenere lo specchietto in una mano, passarti l'ombretto ed evitare di spiaccicarti contro un finestrino quando barbapapà viene a sederti accanto a te? Spiegami il tuo segreto!!!
La più grande domanda però rimane quella sulla velocità di crociera dei pendolari. A Torino, ogni volta che vado in giro con mia mamma, il suo lamento è uno solo: "Rallenta!!!"; a quanto pare, vado troppo veloce. In questa città invece io sono la lumaca, anche quando cammino spedita! Camminano tutti più veloce di me, nonostante gli sforzi, rimango sempre indietro e, anche quando provo ad accelerare, non c'è gara. Al mattino alla stazione di Waterloo, tutti vanno più veloci di me, ma quello che non sono riuscita a capire è dove vadano. Quando il treno arriva in stazione e le porte si aprono, la gente si getta letteralmente sulla piattaforma e via! Ovviamente ci si guarda tutti in cagnesco e non c'è spazio per la cortesia o la gentilezza, chiunque si trovi sulla strada del pendolare ne diventa il nemico e come tale dovrà pagarne le conseguenze: spintoni, parolacce sbofonchiate a mezza voce (convinti che gli auricolari mi avessero resa sorda, ah!). Corrono tutti... salvo poi trovarsi tutti imbottigliati all'entrata della metro; ero tentata di chiedere a uno qualsiasi dei miei co-pendolari dove avesse fretta di arrivare, ma la paura di amare conseguenze ha avuto la meglio sulla mia curiosità . Ho scoperto che è una frenesia contagiosa: giovedì sera, sono arrivata in stazione e ho iniziato a correre verso il treno, arrabbiata e pronta a insultare a mia volta, salvo poi rallentare e bloccarmi in mezzo alla stazione con una sola domanda che vorticava in testa: "Ma per quale stupido motivo corro!?!? Il mio treno parte fra 15 minuti!!!".
Ho provato il "We got to work An' you're one of us" e con mia inaspettata somma gioia domani torno a fare la pendolare calma e tranquilla: sudoku, libro nuovo da iniziare a leggere.
E allungare le gambe.
Con calma, ovviamente.

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