Wednesday, 28 November 2007

Mostre e pubbliche scuse

Un altra domenica all'insegna della cultura e dell'arte in quel di Londra.
Se conosco i miei polli (e vi conosco, oh! se vi conosco!), scommetto che siete già pronti a farvi quattro risate per i miei scontri frontali con l'arte... ah! illusi!
Mi spiace deludervi, ma questa volta nessuna figuraccia, nessuna frase umiliante pronunciata al momento sbagliato nel luogo sbagliato.
Domenica, per una volta ogni tanto, ho giocato in casa: mostra sull'esercito di terracotta al British Museum.
Comunque, tanto per essere sicura, mi sono preparata a dovere: ho rispolverato le mie conoscenze di storia e la scorsa settimana mi sono rivista ben due film che parlavano di Qin Shi Huangdi. Per primo ho rivisto "Hero" di Zhang Yimou, limitando al minimo il numero di sospiri per ogni volta che Liang Chaowei compariva sullo schermo (le cotte adolescenziali sono dure a passare) .
Poi è stata la volta de "L'imperatore e l'assassino" di Chen Kaige: mi ci sono volute due sere per finire di vederlo. Me lo ricordavo come un film noioso, ma non così tanto! Lo scorso mercoledì sera, mentre tentavo disperatamente di vedere gli ultimi venti minuti del film, mi sono sentita in dovere di scusarmi con tutte le persone che, nel corso degli anni ho costretto o convinto a vedere certi film con me.
Papà, mamma, mi spiace per avervi convinto che il modo migliore per passare un sabato sera sia guardare insieme a vostra figlia "Addio mia concubina".
Franceschina, ora ho capito che la mera presenza di Ewan McGregor non giustifica il prezzo di un biglietto del cinema per vedere "Young Adam", e che non devo mai e poi mai fidarmi delle palle che la Tornabuoni schiaffa ai film sulla stampa.
Lucia, quando ti ho detto che mi sono addormentata mentre guardavamo "Ran" perché l'avevo già visto, mentivo. Mi sono addormentata perché lo trovavo incomprensibile e noioso.
Marco e Stefy, perdonatemi per avervi trascinato a vedere "Le Divorce". Non lo farò mai più.
Comunque, chiusa questa parentesi di pubbliche scuse, torniamo alla mostra: in una sola parola, stupenda. L'emozione che ho provato a trovarmi faccia a faccia con i guerrieri nel British Museum è stata diversa da quella che si prova a Xi'an. Diversa ma non meno forte: a Xi'an si è colpiti dalla maestosità dell'esercito: si possono leggere pagine e pagine sull'esercito, ma quando si arriva a Xi'an si resta senza parole: sono tutti lì, sull'attenti i soldati, pronti a difendere l'imperatore, sembra che l'occhio umano non sia pronto a raccogliere tutte le informazioni che arrivano dai quattro angoli del capannone... ma quanti sono?!?
I guerrieri al British sono un numero inferiore, una percentuale infinitesimale, ma non per questo meno emozionante. Mi sono trovata faccia a faccia, a meno di cinquanta centimetri dai guerrieri e le luci soffuse dell'esibizione, l'assenza di flash che scattano e cellulari che squillano (un leitmotiv fastidioso come pochi in quel di Xi'an) li fa sembrare reali vivi: sono passati millenni eppure eccoli qui e mi stanno guardando negli occhi.
Una parte molto interessante della mostra è quella che parla di come i guerrieri venivano prodotti e delle persone che li hanno costruiti. Come diceva Brecht, "dove andarono i muratori, la sera che terminarono la Grande Muraglia?". Lo stesso discorso vale per i molti artigiani che per anni crearono i guerrieri di terracotta, un gran numero dei quali morì durante la fabbricazione dell'esercito. La mostra parla anche di questi artigiani, descrive la loro vita nelle "fabbriche" dei guerrieri (perché era una produzione in serie... il primo modello T, altro che Henry Ford!).
Se progettate un viaggio a Londra entro il sei aprile, vi consiglio caldamente una visita (vi conviene però comprare già adesso i biglietti, visto e considerato che i biglietti per fino a dicembre sono esauriti, quelli fino ad aprile limitati e al museo vengono messi in vendita per il giorno stesso "solo" 500 biglietti al giorni). Se siete interessati, date un'occhiata al
Rispettosa delle regole non ho fatto foto alla mostra, quindi vi dovrete accontentare dell'esercito di terracotta creato dalle scolaresche in visita.
love not war

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