Saturday, 8 December 2007

My Tea Shop


Sono le 3 di pomeriggio.
Sono in giro per Londra da almeno 4 ore, la missione è una sola: trovare gli ultimi regali e pensierini natalizi. Non sono nemmeno molti: ho imparato ad apprezzare la praticità degli acquisti on-line, specie dopo alcune scene viste in negozi in diverse zone di Londra (ma possono due sessantenni litigarsi un capo della collezione cavalli di H&M?!? Possono, oh se possono!). Poi io preferisco i regali "pensati e creati", quelli che creo o mi ingegno per trovare, quelli che hanno un significato per me e le persone che li riceveranno. Quindi ho potuto evitare i centri commerciali, le vie dello shopping e concentrarmi su alcuni negozi in maniera mirata. Peccato fossero tutti in zone diverse.
La giornata promette bene: da stamattina soffia un vento forte e freddo che ha spazzato via le nuvole e lo smog, lasciando solo una stranamente respirabile aria frizzantina. Ho già trovato due dei regali, quindi si può dire che è proseguita anche meglio.
Però c'è qualcosa che non va. Tutta questa gente intorno a me che mi spinge, mi urta, mi sorpassa di corsa. I ragazzi che stanno per iniziare il loro turno da EAT o KFC, gli impiegati in pausa pranzo, i turisti italiani e spagnoli, le ragazze in missione shopping: la frenesia, il correre, non fermarsi mai, non sedersi mai... mi sento un alieno e non riesco a fare parte di questo stile di vita.
L'insofferenza cresce, direttamente proporzionale al numero di gomitate e spintoni che ricevo. Vorrei fermarli, tutti, uno per volta, prenderli da parte, farli sedere e fargli qualche domanda: dove stai andando? Perché ci stai andando? Cosa farai quando sarai arrivato? C'è qualcuno che ti aspetta? O qualcuno da cui stai fuggendo?
Ho bisogno di un caffè. Subito.
Mi dirigo verso la stazione della Tube, sicura di trovare un Caffe Nero o almeno un Costa Cafè. A fine giornata sono tornata a Surbiton senza prendere nessun caffè. Ho trovato di meglio. Ho trovato questo:




"My Tea Shop" è il tipico caffè inglese, dove ti servono la colazione all'inglese, ti preparano il caffè e il tè, ma non hanno organic brownies o low-fat frappuccino. Tutto è spartano: è piccolissimo, solo 4 tavoli, il menù è stampato direttamente da excel e non ci sono fronzoli o decorazioni. Appena entrata, sono stata accolta dall'aroma del bacon che soffriggeva in cucina (a vista!) e alla fine ho deciso di prendere un tè, quando mi sono accorta che il tè che servivano non era fatto con le bustine ma con le foglie sfuse.
Vista da dentro il My Tea Shop, il mondo fuori sembrava essere avanti di trent'anni buoni e si fosse portato con sé tutti i rumori.






Non sono entrata per caso nel My Tea Shop. Sono entrata perché qualcosa mi ha colpito. Questo:





Questa fotografia la conosciamo tutti, appassionati di ciclismo o meno. Ma gli inglesi? Sono veramente pochi gli inglesi che sanno qualcosa di ciclismo. Sono entrata senza pensarci e dopo aver ordinato il tè, ho detto che a mio nonno piaceva più Coppi che Bartali. E' stato l'inizio di una piacevole conversazione con Germano, emigrato da Mondovì, appassionato di ciclismo e tifoso di Coppi (lo vedete girato di spalle nella foto sopra). Mi ha fatto vedere un vecchio giornale risalente al giorno della morte di Coppi che un suo cliente inglese gli ha regalato. Dieci minuti soltanto, poi lui è dovuto tornare al lavoro e io mi sono diretta verso la metro, ma sono stati minuti importantissimi.
Mi hanno rimesso a nuovo, calmato, rassicurato, perché, per ogni dieci persone che spintonano, c'è un Germano che vuole parlarti di Coppi e che vale mille volte tanto uno di questi campioni dello shopping.

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