Tuesday, 18 December 2007

Homeward bound


Biglietto dell'aereo: c'è. Controllato tre volte.
Biglietto del bus: c'è. Controllato tre volte.
Portafoglio: c'è. Controllato dieci volte.
Cellulare: c'è. Controllato dieci volte.
Macchina fotografica: c'è. Controllato venti volte.
Batteria, carica batteria e scheda memoria della macchina fotografica: ci sono. Controllato una quarantina buona di volte.


Come forse potete intuire, come molti di voi già sanno, amo avere tutto sotto controllo e sto per tornare in Italia. Questa volta mi aspettano ben due settimane e mezza di ferie! A ottobre cause di forza maggiore e natura odontotecnica, mi hanno impedito di godermi le ferie e adesso non vedo l'ora di staccare. Ho voglia di vedere gli amici, di viziare la nipotina e a farmi viziare dalla mamma. Già mi pregusto questo periodo di espresso al bar e "curry-free" (apro una piccola parentesi. Il curry mi piace ma inizio a esserne un po' stufa. E' ovunque, anche al pub! E' strano prendersi una pinta di Strongbow e poi poter scegliere fra patatine gusto aceto e cipolla -la morte sua- o il curry verde alla tailandese o i curry chicken satay... comunque il mio fegato sta bene, ringrazia e mi invita a chiudere la parentesi).
I regali sono pronti e impacchettati (e sì, sono in valigia) e ho aggiunto Gesù bambino al presepe.
Ho svuotato il frigo di tutti i cibi deperibili e che potrebbero imparare a danzare la milonga in mia assenza, congelato il congelabile, ricontrollato di aver preso la macchina fotografica... Si può dire che sono pronta!


In questo periodo anche il blog sarà in vacanza: a casa dei miei genitori è già un miracolo ci sia il telefono, figurarsi bande larghe o strette! Controllerò ogni tanto flickr e la posta, ma credo che per la maggior parte del tempo mi terrò ben alla larga dal computer (ammesso che quella ciofeca che mio padre definisce "computer" non sia già passato a miglior vita, nel qual caso non controllerò proprio nulla).


Quindi vi faccio già ora gli auguri di Natale e di buon anno nuovo. E metto giù la lista dei miei buoni propositi per il 2008 alla Bridget Jones, così posso iniziare a non mantenerli già da adesso:
1. non lascerò che la roba da stirare si accumuli nel corso delle settimane fino a creare un Nanga Parbat sul divano: stirerò con costanza tutte le settimane.
2. ovviamente perderò dieci chili (quelli che sembro così ben disposta a mettere su nelle prossime due settimane).
3. sarò paziente, anche e soprattutto con le persone che prenderei volentieri a randellate in testa.
4. ridurrò il numero di unità alcoliche settimanali.
(mi sento nel mezzo di un deja-vu, ho come l'impressione che questi siano propositi buoni ma vecchi)
5. non rimarrò indietro con le mail, le lettere e le discussioni su flickr.
6. ridurrò il numero di battute acide e cattivelle e cercherò di rivolgerle solo a persone che sono in grado di comprenderle.


Buon anno e se non ci vediamo prima a Torino, ci rileggiamo qua nel 2008.

Monday, 10 December 2007

Da piccolina, quando mi voleva spaventare, mio nonno Eugenio non mi raccontava mai storie di mostri, orchi o fantasmi.
Mi raccontava di quando lavorava agli alti forni.
Mi raccontava dei pericoli e degli incidenti.
Mi raccontava di quando un suo lontano cugino era stato passato da parte a parte dall'acciaio incandescente.
Quando ero vicinissima alle lacrime e ormai completamente spaventata, sorrideva e mi diceva che era un tempo passato, che ora era tutto diverso perché c'erano delle nuove regole.
Mio nonno è mancato qualche anno fa e non ho mai avuto l'occasione per chiedergli se stesse mentendo. O chissà, magari ci credeva davvero in quel che mi diceva.
Come diceva il sommo poeta Rokko Smitherson, "non ci servono nuove regole, ci basta non applicare quelle che abbiamo già": a leggere i quotidiani di oggi nulla è cambiato. E volendo essere realisticamente pessimista, non credo cambierà molto: dopo le manifestazioni, gli articoli di giornale, la vibrante protesta, rimarrà ancora spazio per la giustizia?

Saturday, 8 December 2007

My Tea Shop


Sono le 3 di pomeriggio.
Sono in giro per Londra da almeno 4 ore, la missione è una sola: trovare gli ultimi regali e pensierini natalizi. Non sono nemmeno molti: ho imparato ad apprezzare la praticità degli acquisti on-line, specie dopo alcune scene viste in negozi in diverse zone di Londra (ma possono due sessantenni litigarsi un capo della collezione cavalli di H&M?!? Possono, oh se possono!). Poi io preferisco i regali "pensati e creati", quelli che creo o mi ingegno per trovare, quelli che hanno un significato per me e le persone che li riceveranno. Quindi ho potuto evitare i centri commerciali, le vie dello shopping e concentrarmi su alcuni negozi in maniera mirata. Peccato fossero tutti in zone diverse.
La giornata promette bene: da stamattina soffia un vento forte e freddo che ha spazzato via le nuvole e lo smog, lasciando solo una stranamente respirabile aria frizzantina. Ho già trovato due dei regali, quindi si può dire che è proseguita anche meglio.
Però c'è qualcosa che non va. Tutta questa gente intorno a me che mi spinge, mi urta, mi sorpassa di corsa. I ragazzi che stanno per iniziare il loro turno da EAT o KFC, gli impiegati in pausa pranzo, i turisti italiani e spagnoli, le ragazze in missione shopping: la frenesia, il correre, non fermarsi mai, non sedersi mai... mi sento un alieno e non riesco a fare parte di questo stile di vita.
L'insofferenza cresce, direttamente proporzionale al numero di gomitate e spintoni che ricevo. Vorrei fermarli, tutti, uno per volta, prenderli da parte, farli sedere e fargli qualche domanda: dove stai andando? Perché ci stai andando? Cosa farai quando sarai arrivato? C'è qualcuno che ti aspetta? O qualcuno da cui stai fuggendo?
Ho bisogno di un caffè. Subito.
Mi dirigo verso la stazione della Tube, sicura di trovare un Caffe Nero o almeno un Costa Cafè. A fine giornata sono tornata a Surbiton senza prendere nessun caffè. Ho trovato di meglio. Ho trovato questo:




"My Tea Shop" è il tipico caffè inglese, dove ti servono la colazione all'inglese, ti preparano il caffè e il tè, ma non hanno organic brownies o low-fat frappuccino. Tutto è spartano: è piccolissimo, solo 4 tavoli, il menù è stampato direttamente da excel e non ci sono fronzoli o decorazioni. Appena entrata, sono stata accolta dall'aroma del bacon che soffriggeva in cucina (a vista!) e alla fine ho deciso di prendere un tè, quando mi sono accorta che il tè che servivano non era fatto con le bustine ma con le foglie sfuse.
Vista da dentro il My Tea Shop, il mondo fuori sembrava essere avanti di trent'anni buoni e si fosse portato con sé tutti i rumori.






Non sono entrata per caso nel My Tea Shop. Sono entrata perché qualcosa mi ha colpito. Questo:





Questa fotografia la conosciamo tutti, appassionati di ciclismo o meno. Ma gli inglesi? Sono veramente pochi gli inglesi che sanno qualcosa di ciclismo. Sono entrata senza pensarci e dopo aver ordinato il tè, ho detto che a mio nonno piaceva più Coppi che Bartali. E' stato l'inizio di una piacevole conversazione con Germano, emigrato da Mondovì, appassionato di ciclismo e tifoso di Coppi (lo vedete girato di spalle nella foto sopra). Mi ha fatto vedere un vecchio giornale risalente al giorno della morte di Coppi che un suo cliente inglese gli ha regalato. Dieci minuti soltanto, poi lui è dovuto tornare al lavoro e io mi sono diretta verso la metro, ma sono stati minuti importantissimi.
Mi hanno rimesso a nuovo, calmato, rassicurato, perché, per ogni dieci persone che spintonano, c'è un Germano che vuole parlarti di Coppi e che vale mille volte tanto uno di questi campioni dello shopping.

Tuesday, 4 December 2007

Sufganiot, ovvero perché bisogna comprare prima gli ingredienti e poi cucinare

Cosa sono le sufganiot?
Dicesi sufganiot il dolce tradizionale della festa di Hanukkah. Sono simili ai bomboloni, fatte con un impasto simile a quello delle ciambelle americane, sono fritte nell'olio, hanno il ripieno di marmellata e una bella spolverata di zucchero a velo. Mi piacciono davvero tanto, così il commento di Mont mi ha fatto venire voglia di mangiare sufganiot: quindi perché non prepararne un po'?
Magari state pensando che il blog stia per trasformarsi in un blog culinario. Nessuna paura: per quanto mi piacciano i blog di cucina, quelli che prendono spunto dalle ricette per parlare di cibo, ma non solo cibo, sono anche cosciente del fatto che non sono assolutamente portata per questo tipo di scrittuta. Richiede metodo, attenzione e un livello di cura per i dettagli che non sempre possiedo.
La prova (semmai ne avessi avuto bisogno) l'ho avuta stasera: sono arrivata a casa, ho preso una terrina, aperto l'anta del mobile della cucina e... mi sono accorta di non avere abbastanza farina. E pochissimo lievito. E come faccio a friggere le sufganiot se sono agli sgoccioli dell'olio???
Scommetto che i blogger culinari seri questi problemi non ce li hanno! Comunque, lungi dal tirarmi indietro, mi sono ugualmente dedicata alla cucina ebraica. Questo sarebbe il punto perfetto per una foto. Peccato che il numero totale di sufganiot fosse molto singolo e l'unica ciambellina me la sia mangiata a fine cena: era molto buona finché è durata.