Wednesday, 5 March 2008

Die Fälscher

Alle superiori il tedesco era una croce per me: ogni volta che Fraulein Calcagnile attaccava su tutti i lati con i suoi tank armati dativo, accusativo e genitivo, la sensazione era una sola. Il nulla. Non capivo un benemerito nulla. Ogni anno, ogni settembre, per cinque lunghissimi anni, ripassavo le stesse pagine di grammatica, cercando di, non dico capire, ma per lo meno memorizzare quello che serviva per portare a casa un bel voto.

Finite le superiori ero felicissima di lasciarmi il tedesco alle spalle; tuttavia, per qualche inspiegabile scherzo del destino, ho iniziato a capire il tedesco! Intendiamoci, Goethe non riesco (ancora) a leggerlo, ma tutte le parole, regole, espressioni che ho meccanicamente memorizzato, una volta allentata la tensione, si sono sedimentate tranquille e placide nel mio cervello: tutte le volte che sono stata in Germania, non ho mai dovuto ricorrere all'inglese nella vita di tutti i giorni e incredibile ma vero, con la giusta calma, e attenzione, riesco pure a guardare i film in tedesco.

Il destino, probabilmente come ricompensa per cinque anni di inferno ragioneristico, ha voluto ricompensarmi, mettendo sulla mia strada tutta una serie di film in lingua tedesca di tutto rispetto: da "Lola rennt" a "Das leben der Anderen" passando per "Goodbye, Lenin!".
Ieri sera ha voluto farmi un altro regalo: "Die Fälscher", il film austriaco di Stefan Ruzowitzky che ha vinto l'Oscar come migliore film straniero.

Non so se il film sia già uscito in Italia, ma vale il biglietto d'ingresso, anche un secondo.
Un film stupendo, ogni altro aggettivo è superfluo; un film onesto asciutto e appassionato, girato e interpretato con passione e il risultato è un'ora e mezza inchiodata davanti allo schermo. Le immagini, i colori, le musiche, i dialoghi e i silenzi rendono al meglio il dramma della storia. Il perno intorno al quale ruota tutto il film sono le scelte, scelte morali difficili ma inevitabili; fare una scelta è quello che tormenta tutti i prigionieri che si trovano coinvolti nell'Operazione Bernhard. Collaborare con i nazisti o sabotarli? Giocare a ping pong mentre oltre il muro della loro baracca i loro compagni vengono trucidati?
Cercare di salvarsi o ribellarsi?
Noi, che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, possiamo pensare a questa come una decisione che probabilmente non dovremo mai prendere e che è relegata nella storia passata. Ma "Die Fälscher" mostra come questa sia stata ed è una scelta quotidiana per chi viene perseguitato.
Decidere non è facile, ma è ciò che ci rende profondamente umani. Per mia grande fortuna, non devo prendere decisioni tremende per ora (e spero di non doverlo mai fare!); per ora ho solo deciso di chiudere qui quest'articolo del post e guardare per una seconda volta il film.

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