Monday, 24 March 2008

I dreamt of a white Easter

Pasqua è passata e mentre se ne andava mi ha fatto il favore di portarsi via pure Pasquetta.
Non mi piace granché, la Pasqua.
Se non si fosse capito, c'è solo una festività che sopporto ancora meno di Pasqua: Pasquetta.
Non ho mai provato nessun sentimento profondo per queste feste e il fatto che la gente si aspetti che io ne provi mi ha creato sempre più problemi nel corso del tempo.
Ogni anno, per più di metà della mia vita ormai, c'è stato un momento in cui qualcuno, una settimana o poco più prima di Pasqua, mi faceva la temuta domanda: "Allora, cosa fai per Pasquetta?"
Dopo due o tre anni, avrei dovuto capire che la risposta che mi ostinavo a dare era quella sbagliata.
Perché ogni volta che io rispondevo con molta calma "Nulla", apriti cielo! Non sia mai! Ecco che l'amica, il semplice conoscente, o fidanzato si sentiva investito del dovere di salvare la mia povera anima smarrita. Eserciti di Candy Candy si sono avvicendati nel corso degli anni nel tentativo vano di farmi divertire e passare una bella giornata a Pasquetta, perché questo è quello che la gente deve fare a Pasquetta.
Forza, Virginia, divertiti!
Ecco, il problema è sempre stato questo: il dovere di divertirsi! Non è una scelta, ma un obbligo. E quel lieve accenno di bastian contrario che è in me, ovviamente parte in quarta quando sente certe fesserie.
E non solo il bastian contrario. Sono convinta che il destino sia d'accordo con me, anche lui pensa che divertirsi sia una scelta, non un obbligo. Infatti ogni volta che ho ceduto alle pressioni, ogni volta che ho tentato di assimilarmi all'obbligo, il disastro incombeva e si abbatteva spettacolarmente su me e sui progetti missionari di redenzione pasqualina delle Florence Nightingale dell'anno: temporali, grandinate, intossicazioni alimentari, fidanzato che mi molla a casa all'ultimo minuto perché non gli piace il tono della mia voce quando parlo con la sua famiglia e i suoi amici, amici che fanno il doppio gioco, lesioni al ginocchio... Ogni anno mi sveglio il martedì dopo Pasquetta, sperando di essere in viaggio verso Lourdes, perché mi sembra l'unica soluzione possibile per la situazione sicuramente pietosa in cui mi trovo.
Sapevo che fossi tornata in Italia, appena messo piede in città, qualcuno mi avrebbe posto la fatidica domanda e io, invece che mentire, avrei detto la verità. "Nulla". E questo avrebbe fatto partire la missione "salviamo-Virginia-dal-suo-triste-e-pietoso-destino".
Mmmmh, fatemi riflettere per un minuto, ci penso su ancora un secondo... Ma anche no, sto bene anche qua, grazie per l'interessamento.
Decidere di stare qua quindi non è stata una scelta molto difficile o pesante da sopportare, anche perché nella mia mente un piano aveva iniziato a prendere forma. Insomma, è primavera, i ciliegi sono in fiore, quale momento migliore per fare la turista?
Avrei avuto ben quattro giorni per andare a zonzo; non a Londra, questa volta il piano prevedeva la campagna ingles, tanto per vedere cosa c'è sull'isola, oltre alla sua famosa (e talvolta fin troppo snob) capitale. Idee ne avevo molte: Kent, Devon, Cornovaglia.
Ovviamente l'incontrollabile mulinello di idee che ormai roteava senza controllo fra le mie sinapsi ha subito la più murphiana battuta d'arresto... il brutto tempo. Andare in giro per le campagne mentre la bassa pressione ci balla la macarena sopra non è esattamente una delle idee più furbe, quindi i piani hanno subito alcuni rimaneggiamenti dell'ultimo minuto.
Tutto sommato, ne sono contenta e per la prima volta in vita mia, ho visto la neve a Pasqua.
La cosa strana è che non l'ho sentita. Mi spiego meglio.
O meglio, provo a spiegarmi meglio.
Quando a Torino sta per nevicare, si respira aria di neve: non è solo l'aria (e lo smog che la contiene) ad avere un profumo particolare; c'è anche il fatto che la luce è diversa e te lo senti nelle ossa che la neve sta per cadere. Nemmeno Bernacca azzeccava con altrettanta precisione le previsioni meteo: l'aria di neve è sempre seguita da una nevicata.
A Londra, non si respira aria di neve: non ho capito se l'aria è semplicemente soffocata dallo smog oppure, più semplicemente, manca la magia necessaria per far partire la poesia. Le previsioni davano neve per Pasqua, ma sabato non c'era aria di neve. Quindi sono andata a dormire convinta che per una volta la BBC si fosse sbagliata.
Immaginatevi quindi la mia sorpresa quando, risvegliata dalle campane della chiesa in fondo alla via che suonavano per la messa, ho guardato fuori dalla finestra e ho visto che nevicava! Neve gelata, non si è fermata nemmeno un secondo per terra, quindi non sono riuscita nemmeno a fare un micro "bubaraciu" di neve. C'è qualcosa di strano nel vedere la neve che cade copiosa fuori dalla finestra mentre preparo una torta salata per il pranzo pasquale. E per mia fortuna, non sono tipo da leggere piani divini (alla Giacobbo e Voyager per intenderci) che uniscono questa neve al fatto che sabato sera alla television hanno trasmesso "The day after tomorrow".
Tant'è.
Le vacanze sono passate. Domani si ritorna al lavoro, con una serie di bei ricordi. Un piacevole album di souvenir. Ma questo è un altro post. O forse più di uno.

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