Thursday, 27 March 2008

La vita all'angolo

Nota al lettore: TCC sta per Telefonista di Call Center.
Si identifica come Robert e parla con accento dell’Oxfordshire, ma è molto più probabile si chiami Prasad e viva a Bangalore.
La conversazione che state per leggere si è svolta solo e unicamente nella mia testa. Per ora.
OCC: Canon Service Centre. Sono Robert. Come posso esserLe d’aiuto oggi?
ZiaVirgi: Ciao Robert. Ho un problema con la mia Canon 350D. Ho notato che negli ultimi giorni ci sono dei problemi al momento dello scatto delle foto. Tengo a precisare che ho esteso la garanzia per cinque anni, quindi sono ancora sotto copertura completa.
OCC Robert: Può descrivermi il problema più dettagliatamente?
ZiaVirgi: Certo! Quando scatto qualsiasi foto, sia in automatico che in manuale, la foto risulta storta. La linea dell’orizzonte è costantemente inclinata, di quindici gradi buoni, se non di più!!!
OCC Robert: Capisco! Ha sottoposto la macchina a stress particolari?
ZiaVirgi: No.
OCC Robert: OK. La macchina ha per caso preso umidità o si è eccessivamente impolverata?
ZiaVirgi: No.
OCC Robert: Mmmmh. Ha per caso lasciato la batteria nel corpo macchina per un periodo prolungato di tempo:
ZiaVirgi: No.
OCC Robert: Mumble mumble. Ha recentemente visitato la mostra dedicata ad Alexander Rodchenko alla Hayward Gallery?
ZiaVirgi: Sì.
OCC Robert: Ecco il problema. Mi spiace, ma Canon UK non è responsabile di alterazioni del campo visivo del fotografo esposto ad elevate radiazioni rodchenkeniane. Le consiglio di non preoccuparsi ulteriormente e/o di partecipare a un tradizionale corso di fotografia, dove le inculcheranno a forza di martellate critiche il concetto che l’orizzonte è dritto punto e basta.
ZiaVirgi delusa: Ah, capisco. Grazie mille.
OCC Robert: Grazie mille a lei per aver chiamato. Non esiti a contattarci per qualunque problema dovesse riscontrare in futuro. Arrivederci e buona serata!
ZiaVirgi: Buona serata a te, Prasad.


Non voglio fare la maestrina della penna rossa (Severgnini nel suo ultimo libro condanna l'uso eccessivo delle parentesi, ma io le adoro, quindi ne apro una: quando ho letto per la prima volta “Cuore” mi immaginavo la maestrina dalla penna rossa come la maestra della sezione D della Franchetti con una tiara di BIC rosse che le spuntavano sulla testa, come le piume della ruota sul sedere di un tacchino. Ancora oggi non riesco a separarmi da questa immagine mentale. Chiudo parentesi per la gioia vostra e di Severgnini), quindi non vi tedierò e vi lascio solo il
per sapere tutto su Alexander Rodchenko e quello della
.
E’ fra i miei fotografi e artisti preferiti, un rivoluzionario delle arti grafiche. Ogni tanto provo a immaginare cosa deve aver provato la gente la prima volta che ha avuto in mano un numero di “USSR in construction”, l’emozione di sfogliare le pagine, vedere i fotomontaggi, il paracadute che sbuca fuori da uno dei numeri più famosi. E quelle foto dalle inquadrature così uniche e sperimentali (quelle stesse che lo misero nei guai durante le purghe staliniste)! Tante cose che oggi noi diamo per scontate non lo sono, non solo in fotografia naturalmente, ma vedere così tante opere di Rodchenko, tutte insieme in uno spazio relativamente limitato è stata un’esperienza illuminante e che consiglierei a tutti gli appassionati di fotografia, specie se di passaggio in quel di Londra fino al 27 Aprile di quest'anno.

C’è un documentario, alcune informazioni biografiche e poi si parte: fotomontaggi, copertine di riviste, pubblicità, foto di vario tipo. che l’effetto su di me è stato pressoché immediato; ho fatto il giro della mostra per due volte, riguardano bene tutte le foto, stupendomi di quanti piccoli particolari avevo perso nel corso degli anni, guardando le stesse foto sui libri.
All’inizio della mostra c’è una frase di Rodchenko: “E’ nostro dovere sperimentare”. Inconsciamente devo avere adottato questa frase come mio motto: il giorno seguente, sono stata a Guilford per una mini-gita di un giorno e la macchina fotografica non voleva saperne di stare dritta. Perché i miei occhi si rifiutavano di avere una visione piana suppongo. Il dopo sbronza di simili foto e illustrazioni li ha resi ultrasensibili: ancora adesso, mentre scrivo, il mondo è leggermente obliquo.
C’è un mondo che vediamo tutti, tutti i giorni sempre lo stesso: la quotidianità lo appiattisce e la frenesia lo semplicizza. Non è questione di essere sensibili o meno: semplicemente dopo un po’ il nostro tran tran prende il sopravvento e ci impedisce di vedere le piccole meraviglie che rendono il nostro mondo stupendo.
Rodchenko aveva la dote di vedere oltre, di guardare le cose per quello che sono davvero e l’onestà traspare dalle sue foto. Non è un mondo nuovo o differente: è lo stesso identico mondo, il nostro, visto però da una prospettiva nuova,
Sarà anche che sono sul treno strapieno di pendolari del venerdì pomeriggio già leggermente brilli dopo la prima pinta del weekend, e anche io ho già una pinta di sidro in circolo, ma oggi mi sembra di vedere meglio; anche in questo preciso momento, in cui non sto facendo una foto, in realtà parte della mia testa continua a scattare: e probabilmente sta scattando una foto al rubicondo signore seduto alla mia destra che sgranocchia patatine salt & vinegar, con l’anulare talmente stretto dalla fede nuziale che sembra sia prossimo all’esplosione e che ogni tanto mi guarda con sospetto, perché proprio non capisce cosa diavolo ho da sorridere. E perché non tengo la testa dritta, ma la piego continuamente.

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