Monday, 31 March 2008

Mettiamoci una croce sopra

E’ arrivato sabato, in una busta bianca del consolato.
Parlo del plico elettorale: certificato elettorale e schede per le elezioni politiche.
Ho aperto la busta mentre ero sul treno diretta all’Ikea di Croydon e ho passato buona parte del viaggio a sghignazzare insieme a Benny, mentre leggevamo i nomi delle liste. Tante domande. La prima domanda: qual è l’altra Sicilia? Ce ne sono due? Perché non me l’ha mai detto nessuno? O è solo un trucco per riscrivere tutti i libri di geografia della scuola italiana?
Quali sono i valori (e il futuro) della lista di Emanuela Filiberto? Sono per caso in qualche caveau svizzero? O in Liechtenstein? Mi posso fidare di uno che sulla lista elettorale dopo nome e cognome fa seguire il soprannome? E non solo "
Di Savoia Emanuele Filiberto detto Emanuele Filiberto
", ma anche tutta un'altra schiera di "detto Gill", "detta Ketty de Spirito", "detto zio Frank"?!?! Perché la sinistra ecologista non è pure arcobaleno?
Ma soprattutto: da quando sono diventata così tollerante da non scrivere righe e righe di profanità per questi simpatici personaggi? Non ho risposte se non per l'ultima domanda, ragazzi miei: ringraziate la miracolosa proprietà del tasto cancella della tastiera.
Dieci liste per la camera e nove per il senato: certo non sono nulla in confronto al totale di centocinquantotto (158!!!) simboli di liste accreditati presso il Ministero degli Interni per queste elezioni. Ma sono più che sufficienti per deprimermi.
Ieri sera ho tentato di fare i compiti e documentarmi sui vari candidati, ma dopo poco più di venti minuti ero già vittima di un attacco di nervi e stavo leggendo gli articoli di Toronews.
Ora il plico giace abbandonato sul tavolo della cucina, fra il dvd di Lovefilm da rispedire e la tazzina, ehm vuota, del Sansimone.
Non ho ancora deciso che fare: voto, non voto, scrivo profanità sulla scheda e la rispedisco indietro? Il panorama e le prospettive che intravedo all’orizzonte delle liste europee non sono consolanti, né tranquillizzanti. Non ho fiducia nei partiti e in quanto alle persone, beh, sto cercando di scrivere qualcosa da dieci minuti buoni ma ogni volta devo ricorrere al tasto cancella.
Mi turo il naso? Non mi turo il naso ma almeno trattengo il respiro? Ce n'è abbastanza per altri due o tre giorni di riflessione, prima che si avvicini il limite massimo per rispedire la lettera, e per una cioccolata calda: in momenti come questi, con un occhio sulla tastiera e l'altro strabico sulla lettera del consolato, ho bisogno di un rilascio massiccio di endorfine.

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