Thursday, 10 April 2008

Carote, occhiali e torte

Da bambina la mia verdura preferita in assoluto erano le carote, mia nonna mi diceva sempre: "E' un bene che ti piacciano le carote: se mangi le carote, ti vengono gli occhi belli".
Quando, a otto anni, ho inforcato per la prima volta un paio di occhiali, ho chiesto a mia nonna come mai dovevo metterli, visto che comunque mangiavo le carote. E nonna Ida: "Ti vengono gli occhi belli con le carote, mica sani". Pragmatismo piemontese, suppongo.
Gli anni sono passati e sento la mancanza di nonna Ida ogni giorno; gli occhiali sono rimasti, ma sono decisamente più belli di quell'obbrobrio in plastica color verde acqua che portavo a otto anni; anche gli occhi sono diventati belli (tranne nelle mattine dopo una bevuta un po' troppo, ehm, corposa).
E le carote? Ebbene sì, anche l'amore per le carote è immutato: il modo migliore per gustarle per me rimane sgranocchiarle rumorosamente alla Bugs Bunny. Specie se lei hai tirate su dall'orto dieci minuti prima, pulite e passate sotto l'acqua gelida del ruscello in montagna... una pacchia!
Al momento vivo in un posto senza orto e senza ruscello montano, quindi il massimo che posso fare è comprarle al mercato e passarle sotto l'acqua del rubinetto. Il giorno in cui mi scoprirò intenta a comprare quelle già pulite e tagliate, capirò che è giunto il momento di prendere e andare vai Purtroppo ogni tanto mi capitano fra le mani delle carote che non sono carote. Come quelle che ho comprato qualche settimana fa da Sainsbury's. Belle, bellissime, con ancora il verde attaccato, "so organic" come recitava l'etichetta, ché da queste parti l'organico è di moda. Gonza come non poche, sono cascata nel tranello e, quando ho azzannato la carota a casa a cena, mi è sembrato che mi avessero tappezzato il palato di cartone.
Così ho ripiegato su un utilizzo diverso per queste carote. Questo qua:


Sunday morning, I baked my own breakfast
Torta di carote!
Ho recuperato quella specie di vaso di pandora che è il mio ricettario, pomposa definizione per un raccoglitore ad anelli dove pagine di vecchie agende e ritagli di giornale sono stati abbandonati in attesa del giorno in cui mi deciderò a ordinare il tutto. Fra le varie ricette, mi ricordavo di avere una ricetta per la torta di carote e dopo un po' sono riuscita a trovarla. Ovviamente, fra il caos di fogli e foglietti e la mia calligrafia a zampe di gallina, mi sono accorta solo dopo aver iniziato di aver solo la prima parte della ricetta, perché nella seconda pagina c'era la ricetta dei peperoni ripieni al tofu. In più la glassa non è esattamente una glassa: è la crema al cioccolato che nonna Ida preparava da mettere in mezzo al ciambellone, quando si accorgeva, anche lei all'ultimo minuto, che mio nonno aveva spazzolato tutta la nutella e aveva rimesso il barattolo vuoto nella credenza.
E visto che mi è stata richiesta, ecco la ricetta:


Ingredienti:
Per la torta:


400 gr carote
300 gr farina
280 gr zucchero di canna
4 uova
1 cucchiaio di olio evo
1 bustina di lievito per dolci
5 cucchiai di semi di papavero (a occhio)
sale

Per la crema-glassa:


100 gr zucchero semolato
50 gr cacao amaro in polvere
50 gr burro a temperatura ambiente
10 cl latte

Preparazione:


Preriscaldo il forno a 180°.
Frullo nel mixer le carote, le uova, l'olio e un pizzico di sale. Verso il composto in una terrina e aggiungo lo zucchero.
Aggiungo un po' alla volta la farina setacciata col lievito e i semi di papavero.
Verso il composto una tortiera da 24 cm dai bordi alti (niente burro o carta forno da quando ho scoperto gli stampi in silicone) e ci verso dentro l'impasto. Faccio cuocere per circa 40 minuti (prova stecchino docet).
Faccio cuocere a fuoco bassissimo tutti gli ingredienti per la glassa, mescolando bene. Quando la crema è bella corposa la tolgo dal fuoco e la spalmo sopra la torta.
Il mattino dopo taglio e mangio.

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