Tuesday, 27 May 2008

Cartoline e souvenir

Senza rendermene veramente conto, ho passato gli ultimi due fine settimane in viaggio.
Non c'è due senza tre, o almeno così dicono i saggi popolare; a volte hanno ragione, perché il prossimo fine settimana mi vedrà lontana di nuovo dall'Inghilterra e dal cumulo sempre più imponente di vestiti da stirare, che ormai sta prendendo prepotentemente il controllo del mio divano.


Prima Parigi in una notte, dopo tre giorni fra Cardiff e Mumbles in Galles: potrei tediarvi con lunghissime descrizione dei posti che ho visto, delle cose che ho fatto. Non voglio farvi sentire come pezze da piè, quindi non vi descriverò pure il bidet, anche perché a pensarci bene, è difficile trovarne uno in Francia o in Galles!


Due paesi, due esperienze differenti: meno di cinque giorni in totale, ore e ore in viaggio in treno, ancora più ore passate a macinare chilometri su strade e spiagge mi hanno lasciato con le suole consumate e tanti ricordi. Tante fotografie scattate e immaginate, conchiglie e mappe di città, una quantità impressionante di biglietti ferroviari e ricevute, risate, chiacchiere, birre e tè con il latte.


In realtà è passato troppo poco tempo, perché io possa riuscire a scriverne per esteso, raccontare tutto ciò che è successo; quando torno da un viaggio devo sempre lasciar passare un po' di tempo, per far decantare i ricordi nel mio cuore e poterli guardare senza che siano troppo velati dalla nostalgia del ritorno.


Sono tornata da questi viaggi sempre più convinta che ciò che rende speciale un viaggio non sono solo i chilometri percorsi, né i luoghi che si visitano, ma soprattutto le persone: le persone che ci accompagnano nel viaggio e quelle che conosciamo durante il viaggio.
Parigi rimarrà collegata ai sorrisi di Dean e Rachele e a tutti gli altri matti di Flickr che hanno diviso con me le strade deserte della capitale francese.
So che anche fra tanti anni, ripensando a Swansea, mi tornerà in mente Leonardo, il romano proprietario del b&b, e la coppia di turisti canadesi che hanno fatto colazione con noi una mattina.
Il barista del "The Goat Major" non si ricorderà di sicuro di me. Come potrebbe? Sono solo una delle mille e mille facce che gli passano davanti durante l'anno, ma io ricorderò per sempre il suo sorriso sconvolto alle due di pomeriggio, quando in mezzo a gallesi che ordinavano pinte su pinte di Brains, si è ritrovato davanti una testa rossa che come prima cosa ha ordinato una bottiglia di acqua minerale.

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