Thursday, 26 June 2008

Fallen from the sky

Stamattina mi sono svegliata con gli occhi pesanti: le borse sotto gli occhi se ne sono andate per lasciare spazio a due trolley sovraccarichi di stanchezza e il peso trascinava inevitabilmente verso il basso anche le palpebre a mezz'asta, in lutto per l'improvvisa dipartita della mia vitalità.
Motivo di questo stato di catatonia? Un'overdose di emozioni e l'essere andata a dormire tardissimo, pur sapendo che mi aspettava una'alzataccia.
Non mi lamento però, anzi. Ieri sera è trascorsa in modo magnifico e mi considererei felice e soddisfatta se una simile serata fosse assicurata almeno una volta al mese.
Serata cinema all'insegna della qualità. Ho visto due film molto diversi fra loro per genere, approccio alla regia e alla recitazione, ma ognuno a suo modo interessante, unico, un piccolo tesoro da custodire e godersi. Uno l'ho visto perché ero genuinamente interessata e, non avendo fatto in tempo a vederlo al cinema, ho noleggiato il dvd, all'altro ci sono arrivata per caso, facendo zapping fra i canali alla ricerca di un notiziario: l'irlandese "Once" di John Carney e "Open Hearts" di susanne Bier.
"Once" si potrebbe quasi definire un musical: nessuno si mette a ballare canticchiando sotto la pioggia, ma la storia è basata e portata avanti anche e soprattutto tramite la musica.
Racconta dell'incontro fra un busker che canta le sue canzoni dedicate all'ex-ragazza per le strade di Dublino, e una ragazza ceca, pianista immigrata in Irlanda che fa diversi lavori per mantenere la propria figlia. Nell'arco della settimana in cui si dipana il film, la loro storia si sviluppa e cresce, cementata e accompagnata dalle canzoni che i due scrivono e cantano insieme. Nessun lieto fine scontato, nessuna conclusione rassicurante ma banale.
E' un film semplice, malinconico e divertente sulla passione e sui sogni. E' una storia d'amore, un amore che non si materializza, un bacio non dato che non per questo ha meno valore...
Incantevole ma non stucchevole. La sincerità e la poesia della regia, degli attori e della sceneggiatura mi hanno incollato allo schermo e le immagini si sono cementate e fuse nel mio cuore con la musica e le canzoni del film (scritte dagli attori stessi). Sono andata a dormire con le note che si inseguivano nella mia mente e i testi che cullavano il mio cuore, cosa desiderare di più da un film?
Dopo aver visto un film simile, non avevo molta voglia di vedere un secondo film, volevo solo controllare le ultime notizie e andare a dormire. Invece, per pure caso, alla ricerca di qualche notiziario della tarda sera, sono capitata su BBC4 che trasmetteva in lingua originale e senza pubblicità alcuna (amo la BBC) "Open Hearts".
Il titolo originale è "Elsker dig for evigt" (Ti amerò per sempre) ed è un film di Dogme 95. Ora, non so quanti di voi siano al corrente di cosa sia Dogme 95, quindi eccovi una breve spiegazione.
[Dal nulla si materializza il grillo parlante che è in me con tutta la sua saccenza]
Trattasi di movimento artistico che si rifà a un manifesto ideato da Lars Von Triers che prescrive una serie di punti da seguire nella realizzazione di un film, come ad esempio, girare in set naturali e non realizzati ad hoc, nessun utilizzo di luci artificiali, macchina da presa in spalla e ripresa audio in tempo reale, niente colonna sonora, il tutto per assicurare al film girato il maggior livello di purezza della pellicola.
[Virginia schiaccia con una ciabatta il grillo e ritorna a scrivere]
Dopo questa bella spiegazione da accademia e un poco accademico ma ippopotamico sbadiglio, posso affermare senza alcuna remora che, mai l'umanità dovesse trovarsi davanti a un film che batta la Corazzata Kotiomkin in quanto a livello di cagata pazzesca, beh, questo film probabilmente sarebbe un film del movimento Dogma.
Sarà la mia antipatia per Von Triers (non nutro sentimenti positivi verso qualcuno che ha inflitto ai suoi consimili "Dancers in the Dark", "Dogville" o ancora peggio "Manderley"), sarà che più che film mi sembrano puri esercizi di stile, ma ho sempre avuto seri problemi a vedere un intero film di Dogma senza provare fastidio o senza cadere vittima di un attacco fulminante di narcolessia.
Mi ci è voluto ben poco per identificare "Open Hearts" come parte della corrente soporifera e quindi ero prontissima a girare canale infastidita entro breve e invece sorpresa delle sorprese, non solo non mi sono addormentata, ma mi è addirittura piaciuto!
"Open Hearts" parla di come le vite di quattro persone, due coppie innamorate, vengano sconvolte in un attimo, a causa di un incidente, e come questa tragedia cambi in maniera radicale le loro vite per sempre, senza possibilità di tornare a come le cose erano prima.
La trama sembra più adatta a una telenovela che a un film "impegnato" (quanto fastidio mi da questo aggettivo, ma in mancanza di meglio): Joachim rimane paralizzato dal collo in giù in un incidente automobilistico e sprofonda in un dolore rancoroso; una rabbia infinita, rivolta anche verso la sua ragazza, Cecilie che si avvicina sempre più e si innamora di Niels, un dottore dell'ospedale dove Joachim è ricoverato, marito della donna che ha provocato l'incidente. Il film rimane lontano da qualsiasi clichè, intenso e reale; drammatico ma non melodrammatico, è un film sul dolore, la rabbia e la disperazione, su come la vita possa essere crudele.

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