Friday, 18 July 2008

Aerei e more del terzo millennio

La sveglia ha ricominciato a suonare lunedì scorso. Per la prima volta in mesi, tuttavia, non ho dovuto lottare più di tanto per tirarmi su dal letto, non ho dovuto nemmeno far suonare la seconda sveglia!
Le vacanze in Italia devono avermi fatto molto bene! Ecco cosa pensavo mentre aspettavo il treno in stazione lo scorso lunedì. Quando il treno è arrivato, ho iniziato a sospettare di non essere così sveglia e fresca come supponevo: sta a vedere che, mezza addormentata, sono salita sul treno verso Londra e non su quello per Farnborough!
Non mi sembrava potesse esserci altra spiegazione allo spettacolo davanti ai miei occhi: il treno era quasi completamente pieno! Ho quasi rischiato, per la prima volta da quando lavoro in Inghilterra, di rimanere in piedi!
Ma cosa sta succedendo?! Hanno cancellato due o tre treni? La spiegazione era molto semplice: il Farnborough International Air Show. E' una fiera dell'aeronautica che si tiene ogni due anni a Farnborough: durante questo weekend sarà aperta al pubblico, ma per tutta la settimana era riservata unicamente agli addetti al settore, che sono convenuti tutti nella gloriosa e noiosa F'borough per vendere e comprare aerei di linea, jet militari e tutto l'annesso e connesso del settore aeronautico.
Per tutta la settimana all'una e mezzo di pomeriggio, puntuali come orologi svizzeri, iniziavano le esibizioni dei vari stand. Ah che cosa piacevole e rilassante! Jet supersonici che sfrecciano a rasoterra, facendo venire un infarto a ogni povera papera della riserva naturale di Fleet e trasformando i parcheggi di tutte le ditte della zona in un piacevole sala concerti per sirene ululanti.
Per una settimana ogni due anni, Farnborough diventa Londra e il treno della Southwest Trains una linea della metropolitana, che ovviamente trasporta i tipici pendolari londinesi della City.
Ho provato la stessa sensazione di estraneamento che provo ogni volta che mi tocca andare a Londra durante l'ore di punta. I pendolondinesi non mi piacciono per nulla. Perché? Semplice, basta guardarne uno.


Buonasera.
Questa sera, per Virgieducational, trasmettiamo ora un documentario sulla specie dei pendolondinesi. Seguirà l'ennesimo documentario sul deserto del Kalahari. Buon divertimento. Restate con noi.
(Musica di Quark in sottofondo)
"
Eccolo qua, questo suberbo esemplare della specie "commutans londiniensis", il temuto pendolondinese, mentre cerca di raggiungere il suo territorio, il sedile lato finestrino.
Osserviamolo ora, mentre entra a forza dentro il vagone senza lasciare il tempo alla gente che c'è sopra di scendere prima. E con che destrezza e precisione di movimenti, mena fendenti e gomitate e caccia via la vecchietta che pensava di potersi sedere al suo posto.
Questa è la dura legge della giungla.
Il pendolondinese è rinomato per le sue innate capacità di camuffamento. Gli esemplari maschi si mimetizzano nell'ambiente circostante grazie a un completo blu scuro o nero, con camicia bianca; notate come tutti portino la cravatta.
Ecco che scarta uno snack al cioccolato prodotto da una nota marca svizzera: ammiriamo incantati, il veloce movimento di polso con cui fa cadere noncurante la cartaccia per terra.
Una pendolondinese si siede accanto al nostro esemplare. Le femmine si distinguono per il tailleur accompagnato da strategiche scarpe da ginnastica per facilitare gli spostamenti. Gli scienziati ancora non sono riusciti ad arrivare a una spiegazione sulla loro abilità di dedicarsi al trucco-e-parrucco su mezzi pubblici in movimento.
Si guardano in cagnesco: il pendolondinese non ama avere altre forme di vita sedute accanto a lui, per timore che occupino parte del suo spazio vitale, sbircino il suo London Lite o ancora peggio il Blackberry
".


Ah, ecco cosa dimenticavo, il Blackberry! C'è qualcosa di spaventoso ed estraniante a salire su un treno, essere circondata da simili forme di vita che, tutte insieme, all'unisono, appena il treno parte, tirano fuori dal taschino un Blackberry e ne vengono assorbiti: tutti lì con lo sguardo fisso sul display, e intenti a scrivere mail su mail, vedi le dita che sfrecciano veloci sulla tastiera, senza dare nessun segno di cedimento.
Sarà che io, a forza di lavorare con i cellulari, ho una reazione di rigetto appena esco dall'ufficio, quindi sono vaccinata contro qualsiasi moda del settore dall'iPhone al Blackberry. Al momento attuale non possiedo nessun telefono, uso quelli che mi da la società per lavoro o test e, quando si è trattato di scegliere l'ultimo telefono, ho basato la mia decisione su un dato tecnico fondamentale: il colore (ho scelto l'unico cellulare che veniva fornito in rosso, il mio colore preferito).
Tuttavia, per i Blackberry in particolare provo un'avversione senza pari.
Non mi piace il design in primo luogo e soprattutto detesto il push to mail. E il fatto che sia il cellulare preferito dai pendolari non fa che aumentare il fastidio che provo quando ne vedo uno. Per non parlare di quando ne spuntano fuori una trentina in meno di dieci metri quadrati. Tutta queste persone accanto a me che controllano la posta dell'ufficio e aggiornano il loro profilo di facebook mi innervosiscono: tu che guardi in cagnesco il tuo vicino di casa, ammesso che tu lo veda ogni tanto, mi spieghi per quale motivo vai ad aggiungere alla tua lista amici di facebook i compagni dell'asilo? Ma fammi il piacere!
E' una mia impressione, poi, o tutto questo continuo inviare e controllare mail altro non è se non un modo per cercare di "darsi un tono". Sembrano urlare: "Guardatemi! Sono giovane, abito a Londra e sono un manager in carriera!"
Sarà anche giovane, ma la pancetta da birra è già in bella mostra, e, se per abitare a Londra bisogna condividere casa con altre cinque persone, grazie mille ma preferisco abitare fuori. Se sono tutti manager, chi c'è ancora che lavora, nel senso di lavorare per davvero?
Poi ci sono anche quelli che controllano la posta dell'ufficio perché lavorano davvero e loro, forse, più che inquietudine, mi mettono tristezza. Davvero sono c'è niente di meglio da fare per loro, una volta usciti dal lavoro? Nemmeno un sudoku?

No comments:

Post a Comment