Monday, 14 July 2008

Cuore a metà

(11 luglio 2008)

"Parting is such sweet sorrow" - W.S.


Mi è già capitato a volte di scrivere questo blog lontana da casa: in aeroporto, sul treno, nella sala d'attesa del mio dottore.
Questa volta sono a casa dei miei genitori, in quella che un tempo è stata la mia cameretta, regno assoluto delle mie paturgne adolescenziali.
I miei non sono mai stati una coppia di genitori in blue jeans, da telefilm americani, e, avessi mai avuto bisogno di un'ulteriore conferma, il modo in cui hanno trasformato la mia vecchia camera sarebbe più che sufficiente. Avete presente quei film americani, in cui l'eroe (o eroina in questo caso) torna alla casa natia e trova la camera da letto nelle esatte, precise condizioni in cui l'aveva lasciata una ventina d'anni prima? Sono passati ideologie e governi, mode e pettinature discutibili, guerre e trattati di pace fittizi, ma la cameretta è ancora lì, con i trofei, i fumetti e i poster.
A casa mia invece, non avevo ancora fatto in tempo a oltrepassare il portone con la valigia di cartone (ma sì, abbondiamo con una sana dose di pathos melodrammatico), che mia madre stava già smontando l'armadio, mentre ordinava a mio padre di spostare la libreria. Nessun attacco di nostalgia per la mia adolescenza mi coglie quando torno a trovare i miei: innanzi tutto perché l'adolescenza è stato un periodo orrendo e solo una masochista ne potrebbe provare nostalgia. In secondo luogo, sotto le amorevole cure dalla mia amata mamma, della camera dei miei ricordi è rimasto solo il parquet.
Comunque oggi sono un po' malinconica. In parte ha a che vedere con il fatto che sto scrivendo con la macchina per scrivere di mia madre e scrivere con una macchina manuale mi mette un po' di nostalgia: bisogna fare molta più attenzione quando si scrive. Non puoi tornare indietro e correggere quando commetti un errore, devi controllare la forza con cui batti sui tasti e centrarli pure, i tasti, per non finire con un dito incastrato dolorosamente fra due di loro.
Però, il motivo principale per cui mi sento un po' mogia è che oggi è il mio ultimo giorno di vacanze a Torino. Domani pomeriggio lascio casa per tornare a casa.
Già solo scrivere una frase simile mi procura un inizio di emicrania, figuriamoci quando lo metterò in pratica domani!
Questa settimana è corsa via veloce, più veloce di quanto mi aspettassi. Ho rivisto le cose che più mi infastidiscono del mio paese, ma anche tutto ciò che mi manca tantissimo una volta che sarò ritornata in Inghilterra.
La cosa più dolorosa è dover mantenere al meglio i rapporti con la famiglia e gli amici qui in Italia e sapere che non li vedrò per altri sei mesi. Fra sei mesi, Sara sarà completamente diversa e anche il piccolo Davide non sarà più così piccolo. Alcuni episodi poi mi hanno fatto capire per bene che, nonostante tutto l'impegno che una persona possa metterci, certi rapporti non sono destinati a rimanere vitali, una volta che ci si è allontanati l'uno dall'altra.
Mi sono bastate poche ore per ricordarmi quanto sia fastidioso girare per Torino: ma le frecce adesso le Fiat le monta solo come optional? O è una nuova forma di risparmio?
Non ci è voluto molto anche per capire quanto sia fastidioso andare a correre in un parco torinese in pieno giorno, e quanto poco sicura si possa sentire una donna sola: cosa da il diritto agli uomini di comportarsi da tali porci sbavatori? Ma soprattutto: se il suddetto porco decide di urlarmi dietro battute e frasi pesanti e offensive, perché si arrabbia se gli rispondo di andare a dire certe cose a sua madre? Che le madri dei porci sbavatori taurinensi siano tutte delle vergini illibate?!? O forse si è reso conto che come lui insulta me, c'è qualcuno esattamente come lui che fa lo stesso con le donne della sua famiglia?
Forse però si è offeso solo perchè gli ho corretto un condizionale (è stato l'istinto da maestrina che alberga in me, credo, che mi ha fatto smettere di correre, voltarmi e urlargli in faccia la giusta coniugazione dei suoi insulti). Non solo molestie, ma pure attentato all'italiano!
Il mio povero italiano! A casa si sono divertiti molto, nei primi giorni di ferie, a prendermi in giro: ogni tanto mi bloccavo a metà frase, perché non mi ricordavo certe parole e avevo bisogno di pensare un attimo alla traduzione. A volte poi usavo costruzioni grammaticali inglesi in italiano, con risultati a volte esilaranti. Il congiuntivo però lo tratto ancora bene: lo rispetto, lo uso, ogni tanto lo porto a prendere una boccata d'aria. Ma in questi giorni, un brivido gelato di terrore mi correva lungo la schiena appena sentivo una conversazione al supermercato o guardavo la TV.
Ogni volta che un tamarretto locale se ne esce con un "
Lo avrebbi fatto, se c'era stato tempo
", sappiate che un congiuntivo ha messo le ali ed è volato su su in alto, nel paradiso dei tempi perduti. (Tristemente captato alla Feltrinelli di piazzetta CNL).
"No, niente, perché cioè no, no-troppo-figo, no, cioè-minkia-oh"
, starei ore ed ore ad ascoltare Brufolo Kid, che parla al cellulare seduto sul 15 accanto a me. Non potrei farne a meno anche volendo: Brufolo sembra particolarmente smanioso di urlare al cellulare in modo che tutti sappiano i fatti suoi, ovvero sia che sì-cioè-no si è fatto una che è troppo figa (e, a guardare lui bene, pure molto cieca). Ho scoperto di non sopportare la gente parlare in questo modo; sarà che sto diventando snob, ma lontana dall'Italia, mi rendo più facilmente conto di quanto sia poetica e armoniosa la mia lingua madre, di quanto mi piaccia sentirla. Salvo poi tornare qui e trovarla abusata, forzata e rovinata.
Per quello che ho scritto finora non dovrebbe essere un problema prendere un aeroplano e via! tornare in Inghilterra contenta di lasciarmi alle spalle tutto questo e una pietosa situazione politico-economica. Ma non è così semplice, perché oltre ai lati negativi, ci sono tante cose belle a cui rinunciare.
Non ho bisogno di un grosso sforzo di fantasia, qui seduta a pigiare i tasti della Antares Compact 81 di mamma, per sapere che, mentre starò pigiando i tasti del mio Mac, sentirò la lontananza di Torino al mattino, quelle domeniche mattina lente ma frizzanti, scendere pigra a recuperare il giornale e fare un salto da Camisassi ché, al diavolo la dieta, ho proprio voglia di una brioches delle loro.
Mi mancherà vedere il tramonto in giro per il centro, vedere i riflessi che incendiano i mattoni del Guarini, la gente che passa in bicicletta per le zone pedonali; mi mancherà passeggiare senza mente, mangiando con calma ed immenso piacere una coppetta di Grom.
Tornerò in Inghilterra e mi domanderò perché non sono andata più spesso in zona Quadrilatero, anzi me lo sto già chiedendo ora.
Mi mancheranno anche cose forse un po' meno poetiche, ma sono le piccole cose di tutti i giorni che rendono la vita magica: la corsia degli yogurt del Carrefour, visto che gli yogurt inglesi sono così monotoni e noiosi, escluso quello al rabarbaro; i ramassin del mercato e il caffè del bar; dovrò ricominciare a prestare attenzione a chi è dall'altro lato del bancone del bar: è svicio a sufficienza per chiedergli un macchiato o è meglio puntare su un tè?
Probabilmente ci vorrà ancora un po' di tempo per trovare il giusto equilibrio fra il qua e il là, perché i due posti spesso e volentieri si confondono e sovrappongono. Inoltre, come tutti gli esseri umani, tendo a essere più severa verso il posto in cui vivo in un dato momento e, d'altro canto, più indulgente verso ciò che ho lasciato alle spalle. L'equilibrio è ancora abbastanza lontano per me: sempre più convinta di aver preso la decisione giusta, mi rendo anche conto di averla presa in un momento in cui non mi era data altra possibilità. Mi ci vorrà ancora un po' di tempo per vivere in maniera meno angosciata partenze e arrivi. Per questa volta cercherò di fare del mio meglio per non soffrire troppo nel rientro in Inghilterra.
Credo che il limoncino regalatomi da Paoletta e già in valigia potrà darmi una buona mano.


(13 luglio 2008)
Ho finito di copiare le pagine scritte a Torino e sì, i sentimenti contrastati della partenza si sono materializzati tutti, ma il limoncino per ora è rimasto chiuso.
Ci rileggiamo a breve, perché per un altro mese non farò ferie. Ci rivediamo a dicembre (e sì, porterò le vitali scorte di wasabi peanuts e marmite).

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