Tuesday, 1 July 2008

impronte demenziali

Lo confesso piano piano, a bassa voce. Non credo comunque nessuno di voi si scandalizzerà più di tanto a sapere che
è un mese che non leggo un quotidiano italiano
Ah, ora l'ho detto e mi sento meglio!
Fino a qualche mese fa ho seriamente tentato di tenermi completamente aggiornata su cosa succedeva in Italia in generale, e a Torino in particolare; un po' alla volta però ho iniziato a lasciare indietro articoli e giornali; ho iniziato a rimandare la lettura dei siti di alcuni quotidiani e a leggere distrattamente il resto, a parte dei punti fondamentali, come il "Buongiorno" di Gramellini, unica ragione per visitare ancora il sito della busiarda.
C'è una ragione collegata ai tempi ovviamente: non ho abbastanza tempo per leggere 4-5 quotidiani italiani e altrettanti inglesi. Non ho materialmente il tempo per farlo, perché durante la settimana ho la brutta abitudine di andare al lavoro e lavorare per davvero e durante il fine settimana, mi basta comprare il Guardian o il Times il sabato per avere da leggere per 3 giorni buoni visto che si tratta del quotidiano standard più un corpo contundente di inserti e opuscoli vari.
C'è anche un altro motivo: il più delle volte leggere online la prima pagina dei principali quotidiani italiani suscita in me una reazione paragonabile a un violento attacco di orticaria. A parte il servilismo e la capacità di virare a seconda di dove tira il vento, il problema è che le notizie che provengono dall'Italia non sono mai il massimo e mi fanno innervosire, arrabbiare, disperare e vergognare mentre cerco di dare una spiegazione logica a un collega circa l'ultima notizia sull'Italia comparsa sulla stampa britannica.
Intendiamoci, non che l'Inghilterra sia un'isola felice e paradisiaca, tutt'altro, i problemi economici e le tensioni sociali sono reali e palpabili; e vivendo qua, con il prospetto di passarci ancora un certo numero di anni, la violenza delle baby-gang, la crisi dei mutui e lo stato non proprio roseo di alcuni servizi base mi preoccupano eccome. Ma non quanto leggere di provvedimenti blocca-processi, rifiuti per le strade di Napoli (come la spiegate voi agli inglesi una situazione simile e il perché la gente dava alle fiamme i rifiuti, una spiegazione logica, ovviamente) e ora anche la schedatura degli zingari.
Ovviamente, non avendo letto i giornali per un mese non ne sapevo nulla: ci ha pensato l'ungherese David ad aggiornarmi stamattina sul treno.
David è emigrato pure lui un anno fa e scende una fermata dopo la mia: ci vediamo tutti i giorni visto che prendiamo sempre lo stesso treno e ci sediamo nello stesso scompartimento; se non è addormentato, scambiamo qualche chiacchiera.
Stamattina era sveglio e, dopo qualche commento sulla partita di Andy Murray di ieri sera, mi ha chiesto cosa ne pensavo della proposta di Maroni. Davanti alla mia faccia stralunata, mi ha spiegato di cosa trattava e mi ha chiesto se non c'era da preoccuparsi per un brutto ritorno a vecchie abitudini italiani, dato il passato di persecuzioni razziali del mio paese e se per caso Maroni non pensasse pure a qualche numero tatuato sull'avambraccio per facilitare l'identificazione dei rom.
Come replico? Cosa dico? Hai ragione, David, il mio paese sta affogando, nemmeno troppo lentamente. Sta colando a picco come il Titanic in un mare di m***a e rifiuti, in cui tutti sembrano però sguazzare felici; perché, finché c'è un nuovo allenatore per la nazionale e si possono scaricare tutti i problemi sul diverso, sull'altro, allora chi se ne frega dei veri problemi, mettiamoci un doppio strato di Parmacotto sugli occhi e andiamo avanti verso il precipizio.
Hai ragione, David, ma io non so che farci e non so come risponderti. Avessi avuto una risposta, probabilmente non sarei emigrata in questo paese che, per quanto accogliente sia, è popolato pure da razzisti e idioti pure lui e dove ogni tanto devo sorbirmi la tradizionale idea degli italiani mafiosi, mangiatori di pizza, pigri e furbetti.
Ma risposta non ho e non mi rimane che guardare fuori dal finestrino, pensando a quanto il mio cuore sia vicino all'Italia, ma a quanto la strada della mia vita se ne stia allontanando.

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