Saturday, 9 August 2008

Casa e lavoro

Avete mai tagliato un giorno di scuola? Io no, registro pulito dalle elementari alle superiori.
Questo non vuol dire che sia andata sempre a scuola.
Il fatto è che tagliare, bigiare, far sega o come preferite dire, presuppone il mentire ai propri genitori e non dire nulla dei propri piani. Vuol dire svegliarsi presto, uscire di casa e rimanere fuori fino all'ora in cui si dovrebbe rientrare comunque tornare a casa da scuola.
Ora, mi ci immaginate? Svegliarmi prima delle 7, trascinarmi per quasi un chilometro per Leumann per arrivare alla fermata del 36, stare al freddo e al gelo, o spostarmi per negozi del centro, sale giochi e bar fino all'una?
No, no, troppa fatica. Io mi limitavo a pronunciare una semplice frase la sera a cena: "Mamma, non ho voglia di andare a scuola domani. Rimango a casa a dormire". La risposta variava da un semplice "ah ah" a un più articolato "posso scrivere come giustificazione che hai preso un virus medievale e firmarmi la magnifica, splendida Maga Magò?", con finale in cantato come nel film (perché a casa siamo tutti un po' così, ecco, come dire, balenghi).
Il giorno dopo mi alzavo verso le otto o le nove, facevo colazione con calma, leggevo tutta "La Stampa", mi guardavo i cartoni e rimanevo in pigiama per tutta la mattina. Guardavo l'episodio de "La signora in giallo" dall'inizio e sonnecchiavo finchè non iniziavano "I Simpson".


Oggi uno dei miei colleghi ci ha tenuto a farmi notare che la differenza fra me e lui è che lui si ferma sempre oltre l'orario di chiusura, mentre io non faccio mai più delle ore stabilite e mi fermo raramente per fare straordinari. Lo diceva con un certo orgoglio, come se il suo far tardi alla scrivania gli desse una sensazion di superiorità nei miei confronti.
Agli inizi mi stupivo: cosa possono mai fare tutti questi solerti impiegati, che sono già in ufficio quando io arrivo al mattino (sì che io arrivo presto!) e sono ancora incollate al pc quando me ne fado?
Lo stupore è durato poco, il tempo di scoprire come le persone impegnate dell'ufficio passano realmente il tempo: pausa tè, pausa muffin, pausa facebook, pausa pausa, pausa sigaretta, pausa caffè, e finalmente arriva l'ora di pranzo. Due o tre riunioni al giorno e va da sé che poi devono rimanere in ufficio fino alle 7: alle 4 devono ancora iniziare a lavorare!


Le due cose possono sembrare non collegate, tagliare un giorno di scuola e fare "straordinari" per smaltire il lavoro quotidiano, ma in realtà sono simili: io sono una pigrona e, se sono stanca o voglio stare a casa, mi prendo un giorno di ferie e, se proprio non è possibile, faccio il possibile per finire il lavoro il prima possibile e scappare veloce. Il mio collega probabilmente era uno di quegli studenti che passava le mattinate in giro al freddo. Avrei voluto spiegargli che vivere vuol anche dire rigirarsi sotto un piumone un mercoledì di gennaio a diciasette anni, e arrivare al lavoro presto per uscire quando il sole è ancora in alto in cielo a trenta.

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