Monday, 18 August 2008

Vento e memoria

La memoria mi ha sempre incuriosito: cos’è esattamente? Come funziona?
Me lo chiedo da una vita. Da bambina lo chiedevo agli adulti, convinta che avessero risposte per tutto: beata ingenuità!
Perché ogni tanto vecchi ricordi e conoscenze riemergono da angoli remoti e polverosi della mia memoria? Perché non mi ricordo cos’ho mangiato stamattina a colazione, ma riesco a ricordarmi esattamente cosa ci servivano all’asilo? Beh, in questo caso forse si tratta più di un trauma infantile, visto che il solo pensiero della mensa dell’asilo Michelin mi provoca attacchi di nausea.
Perché certi episodi li ricordo con una preoccupante dovizia di particolari, mentre ci sono interi periodi della mia vita ricoperti da una coltre nebbiosa di dubbi?
Insomma, cosa rende un ricordo indelebile? Non credo esista una spiegazione logica per una buona parte dei ricordi che ho, ma mi consola il fatto che esistono anche ricordi "logici", per i quali conosco la ragione d'essere.
Uno di questi ricordi è affiorato in questi giorni. Mentre sceglievo quale DVD noleggiare, qualche giorno fa, un a serie di click fortunati mi ha portato su "Nausicaa della Valle del Vento" di Hayao Miyazaki. Fino a ieri avevo visto questo film una sola volta e mi ricordo ancora perfettamente del giorno in cui l'ho visto. Una sera fredda, alla fine delle ferie di Natale. Eravamo a casa di nonno Anselmo, tutta la famiglia raccola. La casa di Leumann era il (mal celato) motivo d'orgoglio di nonno Anselmo: l'aveva costruita lui, 3 piani, 4 appartamenti per tre generazioni. Nonna Maddalena, che poi era la mia bisnonna, sfornava tortellini e paste di meliga a ritmo industriale al terzo piano, ma quella sera era a casa di nonno... con una burnia enorme di paste, ovviamente.
Ora, la casa era stata arredata nel pieno degli anni Settanta con una parte di mobilia che risaliva agli anni Sessanta; di certo non si poteva dire che fosse ai passi con i tempi. Non che mi importasse granché a essere sincera, visto che la casa aveva tutto ciò che potevo volere: nello studio c'era il vecchio tecnigrafo di mio padre, che io e mia sorella usavamo per i nostri capolavori e una serie di vecchi libri, collezioni di monete, conchiglie e francobolli, ciascuno con una storia che aspettava solo di essere ascoltata.
In cucina c'era sempre un budino ad aspettarci ogni sabato, ma il punto forte era il salotto. In salotto mio nonno aveva messo la sua nuova televisione a colori: noi a casa avevamo una televisione in bianco e nero, la prima tv a colori i miei genitori l'hanno comprata quando ero in terza media, quindi non fosse stato per mio nonno, i Puffi non sarebbero mai stati degli strani ometti blu, quanto grigio scuro.
Ma sopra ogni cosa, il salotto ospitava le due poltrone più comode note alla storia universale delle poltrone: erano belle profonde, ci si poteva sprofondare in due tranquillamente, ronfarci diverse ore e rialzarsi senza il minimo accenno di mal di schiena. Paradisiache. Ed ero rannicchiata su una di queste poltrone, quando ho visto "Nausicaa": era sera tardi, fuori era buio pesto, ma le luci della strada lanciavano sui mucchi di neve spalata riflessi arancione.
Il film mi aveva colpito tanto, e anche se l'intenzione era probabilmente di girare per vedere qualcos'altro, avevo finito per vederlo tutto. Come ho già detto, non l'avevo più visto fino a ieri sera: avevo dimenticato molte delle scene e dei protagonisti del film, ma mi erano rimaste impresse alcune scene e soprattutto le emozioni che mi aveva regalato.
Non ero sicura di volerlo noleggiare, perché avevo paura di vedere i miei ricordi infrangersi contro una realtà che non era come me la ricordavo. Per mia fortuna così non è stato: "Nausicaa della Valle del Vento" è un film incantevole e poetico. Nonostante siano passati più di vent'anni dalla sua realizzazione (è uscito nel 1984, mi pare) e l'animazione abbia fatto passi da gigante nel frattempo, il film rimane affascinante, dolce e semplice.
Sdraiata sul mio divano, l'ho rivisto con un po' di nostalgia, perché molte cose sono cambiate da quella sera nel soggiorno di mio nonno. Mi sono ricordata che, a un certo punto, mia mamma era venuta a sedersi con me sulla poltrona. Mi è venuta voglia di chiamarla e chiederle se anche lei si ricordava ancora di Nausicaa: non esattamente l'idea più furba che abbia avuto da un po' di tempo a questa parte, tenuto conto del fuso orario e dell'irritabilità di mia mamma quando viene svegliata in piena notte, quindi terrò la curiosità tutta per me e per i prossimi giorni. Così come il DVD: ho aspettato quasi vent'anni per rivederlo, mi pare il minimo concedermi una seconda visione e magari pure una terza.

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