Friday, 5 September 2008

Power of a smile e pane secco

Ieri sera sono uscita dalla mia "comfort zone": invece della solita routine lavoro-casa, sono salita sul treno e, invece che a Surbiton, sono scesa a Londra.
Il motivo? Un invito per l'anteprima della mostra "
" di Artful Dodger, ovvero sia il mio amico
. Innanzitutto non potevo rifiutare il primo invito da quando sono a Londra per una mostra personale, specie quando l'artista in questione mi manda un invito personale e non la solita mail collettiva.
In più c'è il fatto che A. Dee è finora l'unica persona che ho conosciuto per caso a Londra.
Londra, internazionale e multiculturale come forse nessun'altra metropoli sa essere, è allo stesso tempo una città fredda e solitaria, dove l'impresa più difficile per una persona è trovare e mantenere delle amicizie.
Un sabato di qualche mese fa avevo letto su Flickr che tale Artful Dodger, in occasione del Sci-Fi Film Festival, avrebbe creato delle tele ispirate a Guerre Stellare in vetrina a Forbidden Planet. Mi era sembrata una buona occasione per fare delle foto e così, in un assolato sabato pomeriggio, mi sono ritrovata a fare foto a carpentieri e agenti immobiliari che nel loro tempo libero si infilano in un uniforme da stormtrooper e vanno in giro per convention di Guerre Stellari o a raccogliere soldi per beneficenza.
A. Dee era in vetrina che dipingeva: gli ho scattato una foto proprio nel momento in cui si voltava a guardare fuori. Gli ho sorriso e probabilmente non se l'aspettava. Più tardi, quando è uscito per una pausa, ho attaccato bottone, e probabilmente questo se l'aspettava ancora di meno. Siamo rimasti in contatto, un caso quasi unico, e, in questa città, questa nuova amicizia ha assunto un significato speciale, perché mi ricorda e prova sempre e comunque che un'amicizia può nascere ovunque e comunque, basta solo un sorriso alla fine.


Così, ieri sera, ho fatto un respiro profondo e sono entrata in un altro mondo: PR, media publisher (che fanno?), publicist, photojournalist e photoreporter (non so quale sia la differenza, ma non ho avuto il coraggio di chiedere spiegazioni), council advisors, graffiti artist e chi più ne ha più ne metta.
Ho fatto un giro per la mostra e, mentre aspettavo che A. Dee finisse di parlare con il photo journalist (o un photoreporter?), mi sono versata un bicchiere di succo di mela e mi sono messa a osservare la fauna che mi circondava.
So che a questo punto la domanda che frulla nelle vostre menti è una sola:" Ma come?!? Vai a un'inaugurazione, cibo e bevande a ufo, e invece del vino bevi succo di mela? Ma sei scema!?!"
In molti altri frangenti e momenti, la risposta sarebbe "sì", ma qui più che idiozia, c'entra il fatto che devo ancora superare l'idea di bere vino imbottigliato in bottiglie con il tappo svita-avvita delle bottiglie Coca Cola.
Fra ragazze super-tirate con tre strati di fard, avvocatesse con la mia rata del mutuo ai piedi sotto forma di scarpe su misura e ragazzi con tatuato un codice a barre sulle nocche della mano, c'era davvero l'imbarazzo della scelta!
C'era una signora con una giacca leopardata ecologica e risvolto di pelliccia ecologica color fucsia che ha cercato di convincermi che è possibile vivere bene e felici, cibandosi di germogli di soia e uvetta. C'era un pastore della Chiesa del Mostro di Spaghetti Volante (devo controllare sull'indirizzo che c'è sul biglietto da visita).
Ho corso anche il pericolo di creare scene imbarazzanti: la ragazza con i piercing su tutta la faccia ad esempio mi faceva venire foglia di prendere un Uniposca e unire i vari piercing per vedere cosa si celava dietro la pista cifrata... e sono arrivata vicinissima al chiedere ad A.Dee uno dei suoi pennarelli.


Quando sono tornata a casa, sarà stato il brutto tempo, sarà stato il fatto che mi sentivo un po' fuori posto alla mostra, ma quando sono tornata a casa sentivo forte il bisogno di tranquillità e di serenità: avevo bisogno di una cena dolce! Un po' di comfort food era giusto quello che ci voleva per rassicurare me stessa di ciò che sono e quello che valgo. Torte di mele o risotti, stroganoff o muffins, ognuno ha il suo comfort food preferito. Il mio è qualcosa che mi ricorda le sere di inverno a Torino da bambina: quelle sere in cui io o mia sorella avevamo trasmesso il raffreddore a tutta la famiglia e tutti quanti noi
barlavamo gome tze abezzimo una molletta zul nazo
; quelle sere in cui gli aRissogatti (come io e Adri avevamo ribattezzato il nostro nucleo familiare) non avevano nemmeno la forza di spedire il capofamiglia a prendere 4 pizze a quel fantastico covo granata della pizzeria Sospello. In sere simili la nostra cena era semplicissima: caffellatte e pane. Non biscotti, ma del pane secco fatto a pezzetti e messo a mollo nella tazza; un cucchiaio abbondante di zucchero e la cena era pronta.
Dopo la cena di caffellatte mi sembrava che il raffreddore fosse in via di guarigione. Mi sembrava di stare meglio. E la cosa magica è che è ancora così.

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