Monday, 27 October 2008

Io e Sisifo

Σίσυφος

Non ho mai amato particolarmente stirare.
Anzi. Ho sempre odiato stirare. L'unico momento in cui ho considerato lo stirare sotto una luce quasi positiva è stato quando stavo gelando a Pechino, perché l'università non aveva ancora acceso il riscaldamento.


In Italia non mi preoccupavo molto di stirare, era un'operazione abbastanza approssimativa, basata su un principio cardine indiscutibile: perché passare ore a stirare abiti che, tempo zero, si spiegazzeranno una volta indossati!?!
Rischio di sembrare sciatta? Non credo, visto che il mio precedente ufficio era popolato da gente che andava in giro con bermudoni e infradito, manco fossimo a Rimini.


In Inghilterra le cose sarebbero potute continuare allegramente in questa direzione, se non fosse per un piccolo elemento. Un piccolo elemento che ha rivoluzionato il tutto. Il piccolo elemento è il mio appartamento. Che è piccolo, per l'appunto. No, non è piccolo, è microscopico!
Ribattezzato "Shoebox#4", è sempre sul punto di esplodere per la marea di roba che sembro così incline ad accumularci dentro. Stirare a questo punto è un lavoro vitale, visto che è l'unico modo di appiattire e compattare vestiti, asciugamani e asciugapiatti e farli entrare nei vari cassetti.


Normalmente decido di stirare quando si verifica una di queste condizioni: non riesco più a muovermi per l'appartamento. Non riesco più a sdraiarmi sul divano, visto che ci ho ammassato sopra tutta la roba da stirare. Mi sono quasi uccisa, una mattina appena sveglia, quando senza occhiali sono inciampata nella cesta dei panni.
Stasera, mentre sbuffavo all'ennesima maglietta cercavo di contare mentalmente quante settimane erano passate dall'ultima serata passata così.
E' una fatica. Inutile. Roba che al confronto Sisifo mi fa un baffo.

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