Monday, 20 October 2008

TH.2058

Se siete degli aficionados di queste pagine informatiche, altresì note come il mio blog, di sicuro ve lo sarete chiesto: ma come mai la zia non ci racconta più di figure tapine in gallerie d'arte? Da quanto tempo non entra in un museo e fa ridere almeno una guardia e una scolaresca in gita?


La visita a Oulu potrebbe, sotto alcuni punti di vista, ricadere sotto le mentite spoglie di una simile visita: c'era il senso di vuoto, di alienazione e incomprensione, il silenzio assordante che fischiava fra le foreste di betulle e molti altri temi, apparentemente cari a molti artisti post-moderni.


Ma non potevo certo limitarmi alla sola Finlandia! No, se devo proprio rendermi ridicola, allora tanto vale farlo per bene. Per questo motivo, in un ventoso pomeriggio di luce autunnale, la vostra eroina, con regolamentare macchina fotografica, penna (la cui importanza sarà rivelata più tardi) e tanta pazienza si è trovata davanti all'entrata della Tate Modern. Pronta a tutto.


Un piccolo cenno del capo a salutare la cicatrice lasciata l'anno scorso da
(non dico che siamo amiche, ma c'è un certo mut(u)o riconoscimento dell'altra, un rispettarsi e non darsi fastidio) e poi mi sono diretta al 4° piano a prendere un tè per ammazzare un po' il tempo mentre aspettavo un francese, perso lungo la strada fra Elephant & Castle e la Tate. Ah, duplice gioia: ho trovato finalmente qualcuno con un senso dell'orientamento peggiore del mio! Chi l'avrebbe mai detto? Inoltre questa volta non ho affrontato le sfide dell'arte moderna in solitaria. Anche se alla fine rimaniamo soli nella nostra ignoranza, per una volta non ho dovuto fingere di comprendere e le boiate che sono riuscita a mettere insieme in meno di tre quarti d'ora non mi sono sembrate così gravi.
Così, dopo aver finito il tè e recuperato Pierre all'ingresso (nel frattempo era pure riuscito a perdersi dentro la Tate, quindi io mi sentivo Indiana Jones al confronto), ho fatto un respiro profondo e mi sono gettata nella mischia.

"TH.2058" di Dominique Gonzalez-Foerster.
Prima tampa: non so perché, ma ero sicura, convinta che fosse un uomo. Apparentemente no. A quanto pare Dominique Gonzalez-Foerster è un'artista che richiede l'apostrofo. Nulla di tremendo, ma già potete vedere che ero in piena forma e allenata per questa nuova stagione di figure tapine. 1 a 0 per Virginia contro l'arte contemporanea e palla al centro.


Secondo problema, che ha iniziato a soggiornare nella mia testa una volta uscita dalla Tate: ma che beep vuol dire il titolo??? Ci sono arrivata solo a sera tardi, mentre sul treno leggevo l'opuscolo informativo recuperato all'ingresso. 2058 è l'anno in cui tutto si svolge, ma TH? Pronta a passare qualche ora su Google alla ricerca di qualche oscuro e labile motivo per queste due lettere: elemento chimico? Compagnia aerea o sigla di un paese? Qualche collegamento con David Byrne o forse Dominique voleva chiamare il tutto "The 2058" ma ha sbagliato a battere a macchina il titolo?
Ero già lanciata in una storia in cui immaginavo la povera Dominique che cerca disperatamente di ristabilire l'ordine naturale degli eventi, di ridare alla sua mostra l'identità perduta, quando mi sono accorta di essere la solita demente.
Secondo il volantino TH.2058 è una visione della Londra del futuro, quando i suoi cittadini si rifugeranno nella Turbine Hall per difendersi da una pioggia incessante... Turbine Hall?!? Turbine Hall, Turbine Hall... TH! (per mia fortuna il treno era vuoto e nessuno ha potuto testimoniare i 5 minuti di imprecazioni che si sono susseguiti alla rivelazione! Così semplice che quasi spaventa).
Sempre a leggere il volantino, non si tratta di un semplice lavoro di fantascienza, ma di (e qui dovete impostare mentalmente la voce alla Carmelo Bene) "
un'esplorazione di alcune idee artistiche [...] La nozione di rifugio, ad esempio, è parzialmente ispirata dall'idea di Gonzalez-Foerster di Londra come città sotto attacco nella realtà e in innumerevoli libri e film: inondata, bombardata e invasa
". Non credo di aver capito bene, anche perchè, dal mio punto di vista, si tratta di un puro e semplice lavoro di fantascienza: vivi in una città invasa, bombardata e inondata, ti rifugi nella Turbine Hall, e che film ti guardi? Qualcosa di divertente? Di poco impegnativo che ti distragga dalla dura e triste realtà? No! I londinesi del futuro passeranno il loro tempo a fare zapping fra "Zabriskie Point" e "The Last Wave", passando per "Teorema" di Pasolini (che lo sanno tutti è secondo solo ai film dei fratelli Marx come livello di risate). E fra tutti i film di De Palma, secondo voi scelgono "Scarface" o "Gli Intoccabili"? No! Loro puntano decisi a "Missione su Marte".


Sono acida, vero? Sarà che non ho accumulato abbastanza figuracce su cui poter ridere, ma questa installazione, mi ha lasciato, se possibile, molto perplessa. Ah, non l'avevo detto! TH.2058 non è mica mica una semplice opera d'arte, un termine così riduttivo! E' un'installazione. Il che vuol dire, in soldoni, che hanno riciclato pezzi di vecchie mostre.
C'è una riproduzione del ragnone-mamma della Bourgeois, una riproduzione di un torsolo di mela, una scultura di Henry Moore che secondo Pierre era evidentemente un elefante (si intitola "Sheep piece", un "coso" rosso di Calder e "Felix" di Cattelan.
Ecco, Felix: io pensavo fosse lo scheletro di uno scoiattolo (il termine con cui noi critici d'arte del villaggio globale amiamo chiamare i ratti dalla lunga coda pelosa) e invece è un gatto, un gatto che ha mangiato troppe scatolette dell'omonima marca a giudicare dalle dimensioni dello scheletro. Probabilmente le troppe scatolette e poco movimento (comprensibile se si è fatti di resina polivinilica e lana di vetro) sono le ragioni per cui Felix ora è uno scheletro.


La cosa che mi ha lasciato però più confusa sono i letti: una distesa di letti a castello di colore giallo e blu, che mi sembrava di essere all'Ikea. Solo che all'Ikea ci sono i materassi! Vuol dire che fra 50 anni avremo schiene completamente insensibili o ci dovremo portare il materasso da casa? E c'è qualche motivo sullo schema secondo il quale il giallo e il blu sono alternati fra loro? O sono andati semplicemente a casaccio!?
Comunque mentre uscivamo dal rifugio, ho notato che qualcuno aveva lasciato un pezzo di carta su uno dei letti a castello. Ho letto ciò che c'era scritto e ho pensato: "Mica scemo il ragazzo!"
Sarà anche una semplice installazione, ma metti caso che nel 2058 tutto ciò si avveri! Avrò 80 anni, meglio essere prudenti: ho prenotato pure io il mio letto e guai a chi prova a fare il furbo e fregarmi il posto!!!
booked in

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