Wednesday, 26 November 2008

Pensavo fosse amore, invece era un bokeh

Premetto che è dal lontano 1992 che sogno di scrivere qualcosa con un titolo che giochi sul titolo del film di Troisi. E' una frase stupenda e magica, mi ricorda sabati pomeriggi sui potenti mezzi dell'allora atm, oggi gtt, domani chi lo sa (uno a caso, mi piaceva salire su un bus a caso e fare tutto il tragitto, da capolinea a capolinea, tanto per vedere Torino) a riflettere sul suono delle parole che rimbalzavano felici da un lato all'altro della mia testa.
Purtroppo non mi è mai capitata fra le lettere della tastiera la parola giusta per poter esauudire questo mio desiderio.
Beh, fino a qualche tempo fa per lo meno, quando per la prima volta ho sentito l'espressione bokeh.
Mi ci è voluto un po' per captare il termine. Mi capitava sotto gli occhi ogni tanto, fra un commento su flickr, un articolo di qualche rivista o un post di qualche forum fotografico. Ma dato che la mia memoria a breve termine archivia buona parte delle informazioni accumulate in meno di mezz'ora, mi ci è voluto un po' di tempo per rendermi conto di avere a che fare con una parola nuova.
Riguardando alcuni commenti lasciati sulle mie foto, ho scoperto di avere una o due foto bokeh'ttate.
A questo punto il termine era inevitabile e alla fine ho fatto l'unica cosa che potessi umanamente fare: ho cercato su wikipedia! Ed ecco la
, che mi fa solamente domandare perché abbiamo avuto il bisogno di usare il termine giapponese invece che il corrispettivo italiano.
Insomma, a me "resa dello sfuocato" sembra decisamente più romantico.
"Resa" evoca qualcosa di concreto e tangibile, mentre con lo sfuocato si balla nel territorio dell'indefinito. Bokeh, suona bene, ma non solletica la mia fantasia. Al contrario, dell'espressione italiana mi piace come la combinazione di possibilità e differenze fra i due termini, finisca per dar vita a qualcosa che ho ben chiaro nella mia mente, che riesco a vedere tramite l'obiettivo.

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