Wednesday, 12 November 2008

What I like about U(K)

Ieri verso l'ora di pranzo Benny mi manda un link del Corriere della Sera. Vado a leggere, curiosa di capire il motivo dell'irritazione che traspariva dal titolo della mail.
Ah, siamo alle solite, ho pensato. Trattasi di
indirizzata a Italians, la rubrica di Beppe Severgnini, a proposito degli italiani esterofili, quelli che sognano l'estero, Londra in questo caso, come una specie di terra promessa.
Che dire? Mah, boh, non so, anzi no. Forse qualcosina la so pure io.

Abito in Inghilterra da quasi un anno e mezzo, ho avuto l'opportunità di vedere diverse realtà, condizioni sociali che convivono fianco a fianco in questo paese.

Non è tutto oro quel che luccica, se mi è permessa una banalità.

Come tutti i paesi di questo mondo, il Regno Unito ha i suoi pregi e i suoi difetti, i lati negativi coesistono accanto a quelli positivi.


Così come quelli che inseguono una terra promessa lontano dall'Italia, ci sono altre persone che trasformano l'Italia nel paradiso in terra, mentre loro sono costretti a vivere nell'inferno anglosassone, dove tutto fa schifo e tutto sta andando in rovina.




Quando ho iniziato a scrivere questo post, ho messo giù una lista di elementi negativi e positivi del vivere nel Regno Unito. Poi però ci ho ripensato. Ultimamente sono sempre più infastidita da una certa pigrizia nel voler considerare ciò che è diverso, il non voler riconoscere gli elementi interessanti che questo paese può offrire, questo testardo opporsi a ciò che è diverso dal nostro essere italiani.
Questa è casa mia, così come lo è Torino. Così come sono felice di tornare a Torino, vedere famiglia e amici, sono anche felice quando faccio ritorno a Londra, a dispetto degli sguardi stralunati con cui una simile affermazione viene ricevuta da molte persone con cui mi ritrovo a parlarne.


Ecco perché invece di un equilibrato paragone dei lati positivi e negativi, ho deciso di mettere giù una parzialissima lista di ciò che mi piace del vivere in Gran Bretagna.
Pronti?


Mi piace la sensazione di avere possibilità, di poter imparare e crescere, di non essere discriminata per il fatto di essere donna sul posto di lavoro (o comunque meno di quanto mi sia mai capitato in Italia).


Mi piace il cibo.
Ebbene sì, avete letto bene. Cestiniamo pure un po' di stereotipi sulla cucina inglese, sarebbe come usare come esempio della cucina italiana il mio amico Alberto, un uomo una scatoletta di tonno (pasta al tonno, tonno e piselli, cereali e tonno...)!
Mi piace il roast beef, il salmone come lo cucinano in Scozia, la cottage pie e la shepard pie, per non parlare del fish & chips e il parsnip! Il parsnip è una delle verdure migliori di questo pianeta.
Poi anche in una cittadina minuscola, si possono trovare ristoranti di cucina straniera di ottimo livello. Thai, cinese (e non parlo di quella schifezza che ci propinano in Italia: parlo di cucina pechinese, sichuanese, taiwanese con una buona varietà di piatti), malese, vietnamita, libanese, turca, eritrea ed etiope, caraibica, praticamente ogni tipo di cucina europea.


Mi piace il tè con il latte la domenica mattino. Mi piace bere il pimm's d'estate e il vin brulè d'inverno. Mi piace scoprire piccoli cafè che fanno del caffè che è un capolavoro.


Mi piacciono le code ordinate alla fermata del 71, le code veloci alla posta e in banca. Mi piace dire "thank you" all'autista del bus ogni volta che arriva la mia fermata. Mi piace poter conoscere persone da ogni angolo del pianeta, ampliare la mia visione del mondo.


Mi piacciono le librerie, sia le catene stile Waterstone's che le piccole librerie indipendenti, i negozi di dischi e i mercatini, i negozi che vendono parsnip chips e wasabi peanuts e i charity shop.


Mi piace la colazione all'inglese la domenica mattina, dopo aver bevuto un po' troppo la sera prima, e poi andare alla National Gallery a perdermi nei campi di grano di Vincent. Mi piace fare figuracce alla Tate Modern.
Mi piace quando fa bello, perché sembra che il sole splenda più luminoso e ci sia più luce. Mi piace tornare a piedi verso Waterloo, cappello rosso calato sulla zucca, attraversare il Tamigi sul Jubilee Bridge. Mi fermo a metà del ponte a guardare i bus a due piani che sfrecciano sul Waterloo Bridge e la city illuminata. E in quel preciso momento penso che tutto è possibile, basta solamente che io lo voglia. Un sentimento che raramente mi capitava di provare in Italia.

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