Saturday, 6 December 2008

Saudade in brown sauce

Novembre è passato, anche se mentre mi ci trovavo immersa sembrava infinito. E' un mese diverso dagli altri, ma non per qualcosa che lo faccia spiccare, quanto piuttosto il senso di anonimato che mi sembra lo pervada ogni anno.
Sarà l'autunno che se ne va per lasciare posto all'inverno, oppure l'attesa per il Natale e le vacanze?
Rimane il fatto che non ho mai molto da fare a Novembre e raramente succede qualcosa di straordinario o memorabile.
Con l'Immacolata si avvicina e nessun ponte da trascorrere, cerco di spremere le mie atrofiche meningi alla ricerca di una smentita, ma no, novembre è passato senza troppi cambiamenti. A voler guardare il lato positivo, anche senza nessuna catastrofe.
Una cosa però accomuna la fine del mese scorso e l'inizio di questo. Un po' come l'anno scorso in questo periodo provo spesso nostalgia.
Non dell'Italia di per sé, quanto piuttosto di Torino e delle persone che ho lasciato lì.
Mi mancano Grom e l'aria del mattino in Via Po. Mi mancano il birrificio e il barettaio (il vinaio di Via Baretti con l'alfabeto arrotondato).
Mi manca l'entrare in un bar e ordinare un caffè senza dover stare a specificare, mocha, tall, regular, single, double e così via, sperando, pregando che il ragazzotto dietro al bancone sappia quesl che si sta facendo.
Mi mancano gli amici, i miei genitori e la famiglia, quella che non ho scelto e quella adottata.
Eppure già so che una volta tornata a Torino mi verrà la smania di scappare. Mi verrà il nervoso a fare la coda in banca, ad aspettare il bus che non arriva entro i tempi scritti sulla palina o che smette di girare a una certa ora della notte... e io come ci torno a casa? La GTT non ha il servizio minicab di zona!
A breve tornerò a Torino per le ferie e già mi immagino quel momento in cui realizzerò che voglio tornare da questo lato della Manica: l'anno scorso è capitato uscendo da un negozio di Via Garibaldi, mentre mi domandavo se la commessa avesse fatto il pieno di pane e cortesia a colazione.
Ecco, riuscissi a trasportare le cose di Torino e le persone che amo a Londra, sarei completamente felice. Ma sarebbe una sensazione irreale, e probabilmente dopo un po' ne avrei noia.
La cosa che più amo di questa nostalgia è sapere che torna sempre, è l'attesa del momento in cui riabbraccerò mio papà pur sapendo che arriverà anche il momento in cui mi domanderò com'è stato possibile aver vissuto tanti anni sotto lo stesso tetto senza strangolarci.

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