Monday, 8 December 2008

You better watch out...

E' di nuovo quel periodo dell'anno in cui essere felici, gioiosi e sprizzare spirito natalizio da tutti i pori, meglio ancora se mescolato in parti uguali con del vin brulè.
Ah sì, miei cyber-lettori. Ho controllato il calendario e non abbiamo scampo: Natale è di nuovo qua.
E, insieme a Natale, tutta una serie di cose più o meno belle. Le feste di Natale, in cui la birra e il vino scorrono come il fiume del presepe (perché c'è sempre un fiume nel presepe e normalmente conduce a un mulino con un mugnaio sproporzionatamente gigante per le dimensioni dell'edificio, tanto da far sospettare che Gesù Bambino sia nato a Chernobyl e non a Betlemme), la corsa agli acquisti natalizi, le vacanze in famiglia e la tragedia del dover decidere dove fare cosa a Capodanno.
L'effetto più reale e tangibile nel lungo periodo lo provocano panettoni e mince pies sul buco della cintura che si utilizza. Nel breve periodo, però, qualcosa di più temibile mi ricorda che non c'è scampo: il palinsesto televisivo muta e si adatta al periodo.
Capirò che è troppo tardi per cercare scampo nel momento in cui vedrò Simon Cowell vestito da Santa Claus, ma per ora ci sono altri segnali altrettanto preoccupanti.
Innanzitutto ieri su 4 canali musicali a disposizione, hanno mandato in onda un numero di trasmissioni dedicate alle canzoni di Natale, passibile di denuncia per violazione dei diritti umani, roba che se sento ancora anche solo una nota di "Last Christmas" di George Michael (senza nemmeno vedere il video), faccio fuori la mia tv a craniate. Potrei sopportare meglio questa situazione se fra un Bing Crosby e gli Abba, ci fosse un intermezzo allo zenzero di Elio e le storie tese, ma no, MTV punta al mio tracollo mentale bombardandomi con Mariah Carey.
A voler essere sinceri c'è di peggio. E no, non sto parlando della puntata natalizia di qualsiasi serie tv, da "House" a "Hero", e nemmeno dello speciale natalizio dei vari show (già mi immagino i titoli: "Strictly come Christmas", "Xmas Factor", "Most Christmas wanted"); no, a Natale arrivano puntuali i film tv natalizi. Più puntuali di loro ci sono solo i film catastrofici estivi.
A differenza del film catastrofico, il film tv natalizio ha vita molto più breve, 3 settimane e poi viene (fortunatamente) nascosto di nuovo. In comune hanno alcuni fattori: le trame si assomigliano tutte e pure gli attori.
Mentre in California sono alle prese con falde, vulcani, dighe e valanghe, lo spirito natalizio normalmente alberga fra le montagne del Nevada o le praterie del Montana. Non si tratta di salvarsi la pelle, ma di salvare lo spirito del Natale dal ciniscmo dell'era moderna. E chi meglio per cotanta impresa, se non i nostri protagonisti? Eccoli qua.


Il protagonista: John, occhi azzurri, capelli biondi e barba apparentemente trascurata, va in giro su un pick-up con sega elettrica sul retro (ché non sai mai quando ti può tornare utile), indossa camicie di flanella e bomber smanicato, ai piedi scarponi della Lumberjack, completo tipico del boscaiolo con animo artistico, arte che esprime nel capannone accanto alla sua baita, dove crea sculture di ferro battuto o costruisce panche e culle di legno.
Se ha una figlia, si tratta di Karen, biondina adolescente, carina ma insicura di sè. Tale insicurezza è dovuta al fatto che John è rimasto vedovo quando Karen era piccola e non si è mai risposato, quindi alla nostra adolescente è venuto a mancare un punto di riferimento femminile e bla bla bla.
Se ha un figlio, si chiama Josh, ha otto anni e ha scritto una lettera a Babbo Natale per chiedergli una nuova mamma e bla bla bla.
Hanno un cane, Billy, un bastardino bianco e nero o un husky con la propensione alla fuga.


La protagonista è Rachel, donna in carriera newyorkese, è una fotografa d'alta moda, una giornalista d'assalto o un avvocato squalo. Ha smesso di credere allo spirito del Natale qualche anno prima, quando ha perso il marito o uno dei genitori o è stata abbandonata all'altare dal futuro non-marito.
All'inizio del film è fidanzata di nuovo con un avvocato con l'espresività di un porfido e il calore umano dell'iceberg che ha affondato il Titanic. Stanno per sposarsi e ovviamente il matrimonio si svolgerà in qualche remoto angolo delle Montagne Rocciose.
I comprimari: i genitori di lui o lei, pensionati, la quintessenza del buon americano medio. Lui ripara il pick-up, lei sforna torte di mele alla Nonna Papera a ritmo industriale.
L'amica di lei, che ha un debole per l'avvocato e che si scoprirà alla fine essere il vero unico grande amore dell'avvocato stesso.
A volte compare anche un grasso e iracondo vecchio, pluricondannato per furto con scasso, noto alle forze dell'ordine con il nome d'arte di Babbo Natale.


John e Rachel si incontrano, non vanno d'accordo, ma tutta una serie di stratagemmi pietosamente messi insieme dagli sceneggiatori fa sì che si innamorino e che alla fine passino il giorno di Natale insieme dopo essersi scambiati un bacio sotto l'immancabile ramoscello di vischio, che è una fra le peggiori piante infestanti del piccolo schermo.


Ovviamente tutto il cast si ritrova nella scena finale che è disolito ambientata nella chiesetta del paese, tutta decorata a festa, piena di gente intenta a cantare inni natalizi, ignara del fatto che il suddetto ladro "Babbo Natale", nel frattempo sta passando in rassegna le loro case.


Mmmh, no, in realtà questo ce l'ho aggiunto io, mi pare sarebbe un modo diverso per concludere un film che, se ha l'ubriacone vestito di rosso fra i protagonisti, normalmente lo usa per compiere qualche miracolo alla fine del film. Normalmente qualcuno guarisce da qualche malattia o riacquista la parola. Ma dati i tempi di "credit crunch" quest'anno ci si accontenta dell'accensione di tradizionali lampadine natalizie fulminate dagli anni Cinquanta.

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