Monday, 30 June 2008

come capire se è ora di andare in ferie

A volte la vita di tutti i giorni mi risucchia in tutta la sua quotidianità e mi resta difficile capire come mi sento veramente. Sono stanca? Felice? Nervosa?
In questi ultimi giorni ho trovato alcuni punti fermi, alcuni minuscoli episodi che mi hanno fatto capire che sì, sono stanca e sì, ho bisogno di ferie.
Ho bisogno di ferie quando verso il caffè nella tazza del muesli al mattino.
Ho bisogno di ferie quando esco di casa per andare in ufficio con le pantofole dell'Ikea. Rosa shocking.
Ho bisogno di ferie quando mi rendo conto di aver guardato ben mezz'ora di trasmissione tv sul cricket, e averla trovata quasi interessante (e sottolineo quasi).
Ho bisogno di ferie quando il sabato mi trovo in queste condizioni:




Sabato sono andata a Londra. Il piano era semplice: andare da Benny, lasciare la borsa e uscire per un po' di sano shopping. Tutto è filato liscio, siamo tornate a casa, bevuto un sidro mentre guardavamo "Doctor Who" e quando stavamo per uscire, una domanda mi è balenata in mente: "Dove sono le chiavi di casa?!?"
Erano esattamente dove le avevo lasciate al mattino... nella toppa della porta del mio appartamento, a Surbiton. Ovviamente ne ho avuto la conferma solo dopo che siamo arrivate a Surbiton, certo che so come vivere la vita notturna di Londra!

Thursday, 26 June 2008

Fallen from the sky

Stamattina mi sono svegliata con gli occhi pesanti: le borse sotto gli occhi se ne sono andate per lasciare spazio a due trolley sovraccarichi di stanchezza e il peso trascinava inevitabilmente verso il basso anche le palpebre a mezz'asta, in lutto per l'improvvisa dipartita della mia vitalità.
Motivo di questo stato di catatonia? Un'overdose di emozioni e l'essere andata a dormire tardissimo, pur sapendo che mi aspettava una'alzataccia.
Non mi lamento però, anzi. Ieri sera è trascorsa in modo magnifico e mi considererei felice e soddisfatta se una simile serata fosse assicurata almeno una volta al mese.
Serata cinema all'insegna della qualità. Ho visto due film molto diversi fra loro per genere, approccio alla regia e alla recitazione, ma ognuno a suo modo interessante, unico, un piccolo tesoro da custodire e godersi. Uno l'ho visto perché ero genuinamente interessata e, non avendo fatto in tempo a vederlo al cinema, ho noleggiato il dvd, all'altro ci sono arrivata per caso, facendo zapping fra i canali alla ricerca di un notiziario: l'irlandese "Once" di John Carney e "Open Hearts" di susanne Bier.
"Once" si potrebbe quasi definire un musical: nessuno si mette a ballare canticchiando sotto la pioggia, ma la storia è basata e portata avanti anche e soprattutto tramite la musica.
Racconta dell'incontro fra un busker che canta le sue canzoni dedicate all'ex-ragazza per le strade di Dublino, e una ragazza ceca, pianista immigrata in Irlanda che fa diversi lavori per mantenere la propria figlia. Nell'arco della settimana in cui si dipana il film, la loro storia si sviluppa e cresce, cementata e accompagnata dalle canzoni che i due scrivono e cantano insieme. Nessun lieto fine scontato, nessuna conclusione rassicurante ma banale.
E' un film semplice, malinconico e divertente sulla passione e sui sogni. E' una storia d'amore, un amore che non si materializza, un bacio non dato che non per questo ha meno valore...
Incantevole ma non stucchevole. La sincerità e la poesia della regia, degli attori e della sceneggiatura mi hanno incollato allo schermo e le immagini si sono cementate e fuse nel mio cuore con la musica e le canzoni del film (scritte dagli attori stessi). Sono andata a dormire con le note che si inseguivano nella mia mente e i testi che cullavano il mio cuore, cosa desiderare di più da un film?
Dopo aver visto un film simile, non avevo molta voglia di vedere un secondo film, volevo solo controllare le ultime notizie e andare a dormire. Invece, per pure caso, alla ricerca di qualche notiziario della tarda sera, sono capitata su BBC4 che trasmetteva in lingua originale e senza pubblicità alcuna (amo la BBC) "Open Hearts".
Il titolo originale è "Elsker dig for evigt" (Ti amerò per sempre) ed è un film di Dogme 95. Ora, non so quanti di voi siano al corrente di cosa sia Dogme 95, quindi eccovi una breve spiegazione.
[Dal nulla si materializza il grillo parlante che è in me con tutta la sua saccenza]
Trattasi di movimento artistico che si rifà a un manifesto ideato da Lars Von Triers che prescrive una serie di punti da seguire nella realizzazione di un film, come ad esempio, girare in set naturali e non realizzati ad hoc, nessun utilizzo di luci artificiali, macchina da presa in spalla e ripresa audio in tempo reale, niente colonna sonora, il tutto per assicurare al film girato il maggior livello di purezza della pellicola.
[Virginia schiaccia con una ciabatta il grillo e ritorna a scrivere]
Dopo questa bella spiegazione da accademia e un poco accademico ma ippopotamico sbadiglio, posso affermare senza alcuna remora che, mai l'umanità dovesse trovarsi davanti a un film che batta la Corazzata Kotiomkin in quanto a livello di cagata pazzesca, beh, questo film probabilmente sarebbe un film del movimento Dogma.
Sarà la mia antipatia per Von Triers (non nutro sentimenti positivi verso qualcuno che ha inflitto ai suoi consimili "Dancers in the Dark", "Dogville" o ancora peggio "Manderley"), sarà che più che film mi sembrano puri esercizi di stile, ma ho sempre avuto seri problemi a vedere un intero film di Dogma senza provare fastidio o senza cadere vittima di un attacco fulminante di narcolessia.
Mi ci è voluto ben poco per identificare "Open Hearts" come parte della corrente soporifera e quindi ero prontissima a girare canale infastidita entro breve e invece sorpresa delle sorprese, non solo non mi sono addormentata, ma mi è addirittura piaciuto!
"Open Hearts" parla di come le vite di quattro persone, due coppie innamorate, vengano sconvolte in un attimo, a causa di un incidente, e come questa tragedia cambi in maniera radicale le loro vite per sempre, senza possibilità di tornare a come le cose erano prima.
La trama sembra più adatta a una telenovela che a un film "impegnato" (quanto fastidio mi da questo aggettivo, ma in mancanza di meglio): Joachim rimane paralizzato dal collo in giù in un incidente automobilistico e sprofonda in un dolore rancoroso; una rabbia infinita, rivolta anche verso la sua ragazza, Cecilie che si avvicina sempre più e si innamora di Niels, un dottore dell'ospedale dove Joachim è ricoverato, marito della donna che ha provocato l'incidente. Il film rimane lontano da qualsiasi clichè, intenso e reale; drammatico ma non melodrammatico, è un film sul dolore, la rabbia e la disperazione, su come la vita possa essere crudele.

Thursday, 19 June 2008

dey dontspik inglisc

Sono reduce da una rilassante serata fra torinesi di Londra: dopo una settimana di lavoro intenso, con il raffreddore che non vuole saperne di passare, ho passato qualche ora tranquilla.
Un bicchiere di porto al Crusty Pipe, seguito da una cena equilibrata: fish and chips.
C'è qualcosa di meglio di un bel trancio di merluzzo, chips con un'abbondante spruzzata di sale e aceto e contorno di mushy peas per fornire un sano apporto di calorie, vitamine e fibre?
Ma soprattutto c'è qualcosa di più squisitamente britannico?
Beh, il cream tea non è male, e anche il full fry dopo una serata di bevute si difende bene.
Sono andata a Waterloo a piedi e, mentre attraversavo il Jubilee Bridge ho guardato il sole al tramonto illuminare il London Eye, ho pensato a tutte le cose belle che questo paese è in grado di offrire.
Fra le cose che amo di più, la lingua: la sua musicalità, gli accenti, il modo in cui le parole che leggo prendono forma nella mia testa, la sensazione che sia sempre più mia ogni giorno che passa.
Non so quanto, anzi cosa, abbiano deciso di prendere della lingua inglese al ministero della Pubblica Istruzione quando hanno preparato la prova della maturità. Di sicuro non la grammatica, la sintassi o l'ortografia. Che
.

Wednesday, 18 June 2008

Ciao Cyd, so long Mario

Mario Rigoni Stern e Cyd Charisse.
Cos'avevano in comune lo scrittore di Asiago e la ballerina di Amarillo? Beh, erano tutti e due nati nel 1921.
Sono scomparsi fra lunedì e ieri e, merito gli europei di calcio, le notizie sono state relegate in fondo alle homepage dei principali quotidiani italiani.
Beh, c'è anche il fatto che sono stati parte integrante della mia vita a partire dai dieci anni.
Ricordi in technicolor di una donna stupenda, con due gambe da urlo fasciate da un vestito verde e due occhi da gatta, ricordi di una donna che recitava in punta di piedi, sublime.
Ricordi di foto sbiadite sull'antologia delle medie, foto di un uomo con una barba folto e gli occhi che ti guardano dritti in viso. Pomeriggi d'estate passati a leggere sul dondolo in giardino, l'afa soffocante mi circonda, ma nel cuore il ghiaccio e il freddo del Don.
Non so se sia giusto dire che mi mancheranno, è un'espressione un po' "falsa" che mi infastidisce usare. In mancanza di un'espressione che ora non mi viene in mente, posso dire che rimarranno sempre con me; le emozioni che mi hanno regalato non scompaiono con loro, rimangono nel mio cuore.

Monday, 16 June 2008

camille e clementina

Ieri sera cercavo di decidere come festeggiare il mio primo anno di permanenza in terra britannica: darmi malata? Assaltare il pub alle 5 di pomeriggio appena uscita dal lavoro?
Darmi malata? Magari, ma ultimamente sto diventando responsabile. La cosa per ora non mi preoccupa più di tanto, ma il livello di allerta è alto.
L'idea del pub non mi sembrava malvagia, ma visto e considerato che vado già domani al pub per vedere la partita dell'Italia, ho pensato che forse era meglio moderarmi (non so cosa mi stia succedendo: sto diventando responsabile! Brrrr!).
All'improvviso, non so il perché, mi sono posta una domanda. Una domanda importante, che coinvolge più di uno dei grandi sistemi di pensiero: ma cos'è successo al piccolo mugnaio e Clementina!?!?


No, no, davvero! Non sono mica impazzita! Smettete di alzare gli occhi al cielo: scommetto che non sono l'unica ad avere questo dubbio! Qualcuno ha mai visto l'ultima pubblicità? Sempre assumendo che ci sia stata un ultima puntata della pubblicità.
Oltre alle pubblicità, più delle pubblicità, come tutti i bambini, adoravo le sorpresine: mi piaceva la scatola da cerini e non vedevo l'ora di aggiungere una nuova gomma a forma di fagottino o galletto (mi pare si chiamassero cancellini allegri) o un gioco di carte, o il forza4!
Amavo "sniffare" le scatole, con quell'odore di gomma e additivi (per i dolci, non per la scatola) che ti assaliva appena aprivi la confezione.
Il problema era che a parte alcune eccezioni, le merendine dell'impianto per la macinatura del grano, caratterizzato da una pigmentatura bianca non mi piacevano.
Dico davvero: le trovavo troppo stucchevoli e nauseanti.
Ovviamente c'erano delle eccezioni: le crostatine alla marmellata; i tegolini quando erano più cubici, perché da quando sono bislunghi anche il sapore è cambiato e non mi piacciono più come una volta; e soprattutto le camille.


Molte cose sono cambiate da allora e non girano più molte merendine per casa: non solo perché è difficile trovare quella marca a prezzi umani in questo paese, ma sopra ogni cosa non ci sono più le sorpresine, una delle poche cose degli anni Ottanta a mancarmi veramente!


Mentre pensavo alle sorpresine che non ci sono più, al piccolo mugnaio bianco e a Clementina, desaparecidos pure loro (davvero: com'è finita?), ho deciso come festeggiare: mi sono preparata le camille!
Una candelina, un fiammifero e un desiderio che spero si avveri: tanti auguri a me!


wishing upon a camilla


P.S. se interessati, ecco la ricetta:
Ingredienti:


2 uova
180 gr di zucchero
80 gr di mandorle pelate e tritate
200 gr di carote passate nel tritatutto
50 ml di olio di oliva
70 ml di latte
10-15 gr di lievito per dolci
150 gr di farina
80 gr di amido di mais
qualche goccia di estratto di vaniglia e/o maraschino

Preparazione:
Preriscaldare il forno a 170°C
Sbattere le uova con lo zucchero.
Aggiungere le mandorle e le carote tritate, l'estratto di vaniglia e /o il maraschino (io lo metto in quasi tutti i dolci che preparo: l'adoro!=, l'olio ed il latte.
Alla fine aggiungere la farina, l'amido di mais e il lievito setacciati insieme.
Versare fino a metà negli stampini da muffin.
Infornare per 20-25 minuti.
Enjoy!


P.S. ma davvero nessuno sa dirmi com'è finita per il piccolo mugnaio?

Saturday, 14 June 2008

363

Quattro anni fa, un lunedì mattina di marzo, misi piede per la prima volta in una ex-conceria, riconvertita a ufficio per una multinazionale statunitense. Il piano era semplice: lavorarci per tre mesi e nel frattempo rimettere in carreggiata la mia vita.
Non ero al massimo della forma: ogni giorno mi alzavo, esistevo e andavo a dormire, ma non vivevo, perché ero completamente prosciugata nell’animo. Avevo bisogno di tempo per ricaricare le batterie e i tre mesi in MammaMoto facevano giusto al caso mio.
Tre mesi dopo, la mia vita era nuovamente in carreggiata in effetti: solo che per una serie di piccoli errori di calcolo, ero finita in una carreggiata completamente diversa da quella su cui volevo ritornare. Capita a tutti ogni tanto, no?
Non una carreggiata facile. In certi momenti, mi è sembrato di essere sulla Salerno-Reggio in agosto, con un cantiere chiuso ma ingombrante dell’Anas, pazzi al volante e tante buche.
La cosa bella però è che una volta superati i cantieri, la carreggiata si è allargata, l’asfalto è migliorato e non ho trovato caselli davanti a me.
A volte mi capita di giocare a “e se”. E se non avessi accettato la borsa di studio per la Cina? E se fossi finita alla Beida invece che alla Tsinghua?
E se non avessi accettato quell’invito per il cinema? E se non avessi cercato un nuovo lavoro?
Potrei continuare così per righe e righe, le mie dita e i miei pensieri sono alimentati dal sidro (faccio i 100 "se" alla pinta, e di pinte ne ho fatte fuori due stasera), ma non lo farò: penso invece che metterò su un LP di James Taylor, mi farò un tè con il latte e penserò a questo mio primo anno in Inghilterra.
Ebbene sì! Ho quasi fatto un anno di permanenza in questo paese. Spegnerò la mia prima candelina lunedì prossimo, il 16 giugno.

Tempo di bilanci, dunque.
Sì, lo so, lo so: sarebbe meglio fare un bel post di bilancio annuale lunedì, ma “
i know my chicken”
e so già che lunedì me ne dimenticherò, quindi tanto vale portarmi avanti nel lavoro.
E' passato un anno? Di già? Ma com'è possibile?!? Mi sembra ieri che arrivavo a Gatwick e venivo accolta dalla pioggia.
E invece no, non era ieri ma trecentosessantatrè giorni fa.
Controllo brevemente fuori dalla finestra e indovinate un po'?! Piove! Toh, che novità! :-D
Strano ma mi sono abituata alla pioggia: ormai viaggio con l'ombrello in borsa, ma il più delle volte non lo uso, perché mi sembra non piova "abbastanza".
Mi sono abituata all'ufficio, ai suoi ritmi e alla sua filosofia. Non mi sembra più assurdo che il mio capo non mi urli in testa e/o insulti: la prima volta che mi ha ringraziato mi è venuto un colpo, la prima volta in cui si è scusato per non avermi dato abbastanza tempo per finire un lavoro ho temuto di essere finita in un universo parallelo.
Se prima mi sembrava normale che il treno fosse in ritardo, ora vado in crisi, se per qualche oscuro motivo il treno arriva due minuti più tardi.
Due settimane fa, a Torino, sono stata quasi colta da una crisi di nervi in banca: ho dovuto fare la fila! Argh! Un solo sportello aperto, ma stiamo scherzando!?!
Non vi starò a ripetere quanto sia buono il tè con il latte, ma ricordatevi che sta bene con tutto, pure il kebab... Parlo per esperienza. Non l’ho ancora provato con il fish & chips, ma magari la prossima volta che mi fermo al Rock’n’Soile Plaice, un pensierino ce lo faccio.
Sopra ogni cosa sono felice perché in questo anno sono cresciuta, forse sono pure migliorata; ho visto tanti posti stupendi e conosciuto tante persone fantastiche: nuove storie da scoprire, nuove facce a cui affezionarmi.
Però questa sera, oltre che alle belle cose che ho trovato qua, penso a tutte le cose che ho lasciato alle spalle.
Mi manca il gelato di Grom e il nero d'Avola.
Mi manca vedere crescere mia nipote, fotografa in erba; mi mancano le cene a casa dei miei, con mia mamma che proclama che sì, quest'anno la talpa maledetta che occupa il nostro orto verrà definitamente sterminata e non ci mangerà tutte le verdure; e con mio padre che ride sotto i baffi, perché già sa che quando arriverà il momento di raccogliere le carote saranno mezze mangiate dall'intera famiglia della talpa maledetta.
Mi manca leggere l'oroscopo di City alla pausa caffè del mattino e mi mancano gli aperitivi al Quadrilatero.

Mi mancano gli amici, mi mancate voi.