Tuesday, 6 January 2009

binari, porte e destino

So che quello che sto per scrivere, potrebbe suscitare commenti sagaci da parte degli amici e battutine dementi dalle persone che conosco.
Tuttavia, se voglio un anno differente e migliore per davvero, allora devo sforzarmi di essere onesta e sopportare le conseguenze della mia confessione: per buona parte del tempo, posso essere considerata a tutti gli effetti un'idiota. Ci sono momenti, però, in cui non sono un'idiota. No, no, sono la regina degli idioti, una deficiente di proporzioni intergalattiche.
Un po' come ieri sera. Sono rientrata a Gatwick in serata e saltata su un treno verso casa.
Ehm, no, forse "saltata" non è il verbo più corretto: dato il peso della valigia che mi trascinavo dietro, è più giusto dire che mi sono dolorosamente issata su un treno verso Clapham Junction.
Ero sulla banchina, al freddo e al gelo, che aspettavo la coincidenza verso Surbiton; mentre mi rannicchiavo ulteriormente nel bavero della giacca mi sono resa conto che non solo ero al freddo e al gelo, senza nessuna voglia di ricominciare a lavorare, ma ero pure stanca e affamata. Lo stomaco brontolava, i piedi si stavano lentamente congelando e una fastidiosa corrente artica aveva trovato il modo di attraversare la sciarpa per andare a riporsarsi sulle mie spalle.
Ho sporto di poco il collo, per controllare sul display quanto mancava all'arrivo del treno, quando il destino ha deciso di fare il suo ingresso. Lì, al binario 11.
Giro la testa e i miei occhi incrociano un altro sguardo: un paio di occhi tranquilli e pacifici, uno di quegli sguardi che ti fa dimenticare che fa freddo, che c'è la crisi, che c'è tutto un mondo impegnato ad andare a rotoli.
Uno sguardo così è un dono. Un dono che mi tiene compagnia lì, al binario 11, e pure sul treno. Un continuo scambiarsi di sguardi, un balletto di occhi che si alzano e abbassano quando si pensa che l'altro non stia guardando.
Uno sguardo che scende con me alla fermata di Surbiton. Lo sguardo di un ragazzo che mi chiede se voglio una mano a portare la valigia su per le scale della stazione.
Quale momento migliore posso scegliere per trasformarmi in un'imbecille completa?!?
"Oh no, grazie, tanto prendo l'ascensore!" rispondo, e via! mi avvio verso l'ascensore.
Mi rendo conto della c@$$@t@ commessa solo quando premo il pulsante "up". Rimango ferma come un baccalà, a guardarmi nello specchio sporco dell'ascensore e mi auto-cazzio. Che altro posso fare?!?!
Beh inizio a ridere.
Cosa sarebbe potuto succedere non lo so; che cosa mi avrebbe riservato il destino se le porte dell'ascensore non si fossero richiuse. Non lo saprò mai.
In compenso, so di aver appena preso a valigiate il destino, lì al binario 1.

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