Tuesday, 20 January 2009

Chef di varia statura... Jamie, Gordon e compagnia bella

I cartelloni alla stazione di Woking, sugli autobus, in giro per la città prometteva bene: in uno stadio, schierati come all'inizio di una partita di rugby, guardandosi un po' di traverso, ecco spuntare le faccione di Jamie Oliver, Hugh Fearnley-Whittingstall, Gordon Ramsay e Heston Blumenthal per promuovere "The Great British Food Fight".
Visto che Channel4 aveva già fatto un'edizione nel 2008, mi ricordavo abbastanza bene cos'era. Si tratta di una serie di trasmissioni concentrate su cibo e alimentazione, e i problemi che riguardano il cibo che questo paese (ma non solo) si trova in tavola.
Così, ha iniziato Heston, occupandosi del rinnovamento del menù "Little Chef" (una catena di ristoranti distribuiti lungo tutta la rete autostradale, leggermente in crisi in questo periodo; un po' come se Gualtiero Marchesi riscrivesse il menù di Autogrill); Jamie Oliver farà cadere nuovamente gli spettatori inglesi dalle nuvole quando farà vedere i moderni allevamenti di suini, mentre la battaglia di Fearnley-Whittingstall contro i polli in batteria prosegue e si incentra su Tesco. Gordon Ramsay invece cercherà di battere il record mondiale di imprecazioni al minuto (di cui è tuttora detentore) e allo stesso tempo cercherà di mostrare come far sopravvivere un ristorante a questi tempi di recessione economica.
Sarà, quel che sarà, ma quella foto mi aveva fatto pensare a qualcosa di diverso, una specie di "Mai Dire Banzai" all'aceto balsamico. Già mi immaginavo Gordon prendere a botte Oliver con un cotton-fioc gigante, sospesi su una passerella, con sotto un pozza fangosa.
Ecco Heston correre con un tacchino ripieno, solo per essere placcato a pochi metri dalla meta da Hugh all'urlo di "molla quel tacchino da batteria". Purtroppo la sua gioia è di poca durata, visto che viene abbattuto a fucilate di muffin da Marco Pierre White, che non c'entra nulla con Channel4 e "Food Fight", ma tant'è.


Alla fine resta il fatto che finirò per guardare quasi tutte le trasmissioni: nonostante tutto, amo i programmi di cucina in Inghilterra, in parte perché non ci sono canzoncine idiote incentrate su tagliatelle e fantomatiche nonne Pi(g)ne. Forse il motivo principale è però che in questi programmi, l'immagine della gastronomia locale è drammaticamente differente dalla realtà di tutti i giorni, i cibi precotti di M&S, i surgelati di Iceland, il sushi alla maionese e le patatine di cotenna.

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