Tuesday, 3 February 2009

Fenomenologia della neve

Ha nevicato!
Evviva! Uffa!
Che bello! Ma che schifo!
La neve esalta i miei lati bipolari.
Mi piace ma non la sopporto. La odio ma sono sempre contenta quando cade.
Tanto per non smentirmi, anche in questi ultimi due giorni ho mantenuto sentimenti contrastanti verso la neve.
L'avevano detto; lo si sapeva dalla scorsa settimana.
Nevicata intensa nella notte fra domenica e lunedì. La cosa bella delle previsioni in questo paese è che ci prendono. Sempre e comunque.
E infatti... lunedì mattina mi sveglio e penso ci sia qualcosa che non va, visto che la camera è arancione: è la luce dei lampioni che si riflette su tutta la neve che c'è nel giardino. E sui marciapiedi. E, molto più importante, su tutte le strade intorno.
Visto che sapevano che avrebbe nevicato, ho pensato che fossero preparati e non mi sono preoccupata più di tanto: ho preso i guanti più pesanti e via! Verso la stazione!
Primo problema: arrivare a Farnborough. I treni quasi tutti bloccati da e verso Londra, quello che prendo io va pianissimo e mi offre lo spettacolo delle scintille provocate dall'attrito del treno sui binari innevati.
Con un po' di fuochi pirotecnici e un po' di ritardo, arrivo a Farnborough e salgo al volo sulla navetta per l'ufficio: al posto dei canonici 10 minuti, mi aspetta un'ora di viaggio, con macchine e furgoncini che slittano per strada.
Il ritorno non è certamente migliore: due ore per tornare a casa, di cui mezz'ora buona passata a pattinare per le strade di Surbiton.
Perché non avrete mica pensato che questi furboni siano passati a pulire i marciapiedi?! Assolutamente no! La gente ha camminato per un giorno intero per strada e così il "paciocco" di neve si è trasformato in una bella lastra di ghiaccio.
Alla fine a me è andata ancora bene; nulla in confronto a quello che è capitato a Londra: tutto bloccato, niente bus, metropolitana, buona parte delle linee ferroviarie e non parliamo degli aeroporti!
Succedesse una cosa simile a Torino, lo troverei più normale; una parte del mio cervello ha ancora questa idea che Londra sia una metropoli organizzata, quando invece sono approssimativi e pasticcioni quanto -se non più- degli italiani.
Eppure non sono riuscita a mantenere il cattivo umore. La neve ha il potere di far sembrare tutto più bello, persino il cortile dell'ufficio, che normalmente è abbastanza deprimente.

No coffee break outside today...

Mi sono fatta una passeggiata intorno all'ufficio e fatto le cose che faccio sempre quando nevica: scritto il mio nome sulla neve, presa a palle di neve con i colleghi, costruito due pupazzi di neve.
Un pupazzo arrabbiato transgender, asessuato fino all'intervento di Ada:


io e il pupazzo arrabbiato


e un orsetto:

the snowbear




Oggi invece sono rimasta a casa: le lastre di cui sopra e un inizio di mal di gola (che, dato il mio passato, sembrava pronto a trasformarsi in tonsillite) mi hanno convinto a lavorare da casa.
In genere non amo lavorare da casa; oggi non è stato molto diverso, dicono che a lavorare da casa c'è sempre il rischio di avere troppe distrazioni, ma per me il problema è opposto: non riesco a staccare, non prendo pause. Se sono alla scrivania in ufficio, dopo un po' devo prendere qualche minuto per riposarmi e riprendere fiato. Al tavolo della cucina invece non riesco a fermarmi, e oggi mi sono praticamente obbligata a fare pausa all'ora di pranzo.
Ci sono comunque dei lati positivi con il telelavoro: non devo stare al freddo e al gelo in stazione ad aspettare il treno. Ma sopra ogni cosa...
Working from home

il caffè è caffè e non una brodaglia annacquata!

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