Sunday, 22 February 2009

Ringhio e Bugiafro

Per diversi anni consecutivi, poco dopo Ferragosto, si ripeteva un rituale sempre uguale a sé stesso in quel di La Cassa. Mia mamma si aggirava irrequieta per le stanze di casa, tirando fuori da una valigia dei costumi da bagno per metterli in un'altra, urlando alla ricerca del doposole fattore 15.
Mio padre tirava a lucido la Ritmo 60 Super Team grigio metallizzato con striscia rossa lungo tutta la carrozzeria "che-a-noi-la-GranTorino-di-Starsky&Hutch-ci-fa-'na-pippa".
Io e Adri giocavamo a bocce, scuotevamo gli alberi di susine per recuperare la merenda e scassinavamo case abbandonate alla ricerca di tesori nascosti (per quanto la storiografia ufficiale sia piuttosto reticente a riguardo, il livello di infiltrazione dei bucanieri caraibici nel tessuto sociale della provincia taurinense del XVI secolo era di tutto rispetto).
Una volta affidate Adri e Virgi alle cure dei nonni (mio padre aveva deciso di chiamare così le nostre due tartarughine, magari ne parlo un'altra volta), si partiva tutti insieme, sulla Ritmo 60 Super Team etc. etc. più lucida contro la quale i moscerini delle autostrade italiane potessero decidere di suicidarsi. Direzione una sola: giù giù verso sud, verso la Calabria.
Ai miei genitori è sempre piaciuta la Calabria, quindi si finiva sempre per andare in vacanza lì, nonostante le pile di depliant che mia mamma recuperava in varie agenzie di viaggio in primavera.
Una delle cose che amavo di più erano i pomeriggi girovaghi. Dopo il riposino post pranzo, prendevamo la Ritmo etc. etc, che ormai andava assumendo un bel colore giallo ocra (merito della sabbia e del fatto che mio padre si limitava a togliere i moscerini dai vetri) e via! si partiva alla ricerca di storia, archeologia e un buon gelato.
Non avevamo una guida turistica. Però avevamo lo stradario della De Agostini: copertina rossa, è ancora nella Seicento di papà. Sullo stradario c'erano anche indicazioni sui luoghi di "interesse storico-culturale". Non c'era scritto nulla di particolare, ma una semplice icona di una torre. Mamma sceglieva oculatamente due o tre punti a casaccio e si partiva.
Alcune volte andavamo a colpo sicuro: Le Castella, luogo dove fu girato il finale de "L'armata Brancaleone" e dove i miei, in viaggio di nozze, assistettero allo spettacolo di un allora sconosciuto Beppe Grillo. Capitava che i colpi sicuri celassero anche delle sorprese: e chi lo sapeva che capo Colonna ospitava anche un museo di archeologia marina con reperti recuperati da navi greche nei pressi del promontorio?
Capitava che cercassimo un monastero solo per finire in mezzo a un oliveto con scavi archeologici in corso e una mostra di statue della Magna Grecia in partenza per New York.
Ma non sempre le cose andavano così bene: un pomeriggio siamo quasi rimasti a secco dopo aver cercato come matti la strada di accesso per la Torre di Melissa (o era di Melassa). Non mi ricordo quanto tempo ci abbiamo impiegato per arrivare al Pollino, ma erano di sicuro 3 ore in più del dovuto.
E poi è arrivata la torre di Bugiafro e nulla è stato più come prima.
Un pomeriggio saliamo sulla etc. etc e, mentre ci allacciamo le cinture e mia sorella controlla di aver messo per davvero il rullino nella macchina fotografica questa volta, mia mamma studia la tavola dello stradario e annuncia: "Oggi visiteremo la torre di Bugiafro, siamo d'accordo?"
Ora, a parte il fatto che mi domando ancora se stesse chiedendo a noi o a qualche personalità multipla, rimane il fatto che nessun aveva voce in capitolo, e qualsiasi lamentela da parte mia o di Adri avrebbe ricevuto la risposta standard "Io vi ho fatte, io vi disfo". Mio padre, che certe cose le aveva assimilate nel momento in cui ha iniziato a uscire con mia mamma, si è limitato a mettere in moto e via! Non lo sapevamo in quel momento, ma eravamo partite per il Giro di Calabria.
Su e giù, a destra e sinistra, delle trottole impazzite alla ricerca di questa fantomatica torre.
C'erano i cartelli, seguivamo le indicazioni ma finivamo per girare intorno, salvo scoprire che le frecce indicavano la direzione da cui eravamo arrivati. A un certo punto, mio padre, preso da disperazione, ha addirittura vinto la genetica ritrosia a chiedere indicazioni!
Purtroppo il destino ha voluto che in quel momento sulla nostra strada si parasse davanti un agricoltore ultra-settantenne, senza dentiera d'ordinanza e con un calabrese così stretto che più stretto non si poteva.
Dopo aver captato che la torre sì sì esiste e che c'è pure un tesoro nascosto (ma non lo stesso dei bucanieri di La Cassa, questo era spagnolo, mi pare), il giro di Calabria si è trasformato in una mini Parigi-Dakar: seguendo le indicazioni del contadini siamo finiti in una strada che strada non era, con buche, fossi e dossi. Una ventina di minuti dopo mio padre si credeva sempre più Edi Orioli, ma Adri era più verde di E.T.!
Quando su un lato della strada è comparso un cumulo di massi, mia madre ha deciso: "Basta, sono straca, questa è la torre!".
Siamo scesi, Adri ha scattato una foto e ripreso colore, abbiamo scalato la torre e siamo ripartiti. La sera a cena pizza e dose doppia di gelato al cioccolato per tutti, sentivamo di dover recuperare un po' di energia.
Voi vi ricordate la prima ricerca che avete fatto su Internet? Io sì. Nel 1999 la prima parola che ho cercato è stata "Torre di Bugiafro". Nonostante fossero passati anni, la torre è rimasta con la famiglia, un ricordo, un aneddoto, una parte del nostro lessico familiare.
Nell'ultima settimana me ne sono ricordata spesso, della torre: sui taxi di Londra è apparso il faccione di Gattuso.
"Come to Calabria, the sunny heart of Italy"
Anche dalla fiancata del taxi vicino alla stazione di Surbiton, il Gattusone Nazionale mi esorta al prendere e partire:

Stasera non avevo nulla di meglio da fare, quindi ho controllato il
sito internet che compare sulla pubblicità. A parte il fatto che il sito è ancora in costruzione (errori grammaticali e di spelling nella versione inglese, links che non portano da nessuna parte e così via. Magari pagare un traduttore, invece del calciatore?), la cosa che mi ha colpito di più è la mancanza di mezzi termini. "Come to Calabria" è abbastanza perentorio, più un ordine che un invito. Sulla pagina principale del sito, poi, uno slogan che non ammette repliche: "Calabria. Niente da dire"
E c'è proprio bisogno di un calciatore per non dire nulla?!?

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