Tuesday, 24 February 2009

Se ti lascio, mi cancelli?

Il
con Jim Carrey e Kate Winslet mi è piaciuto molto, meno la traduzione del titolo. "Eternal sunshine of a spotless mind" suona alle mie orecchie come un titolo più intrigante, decisamente più in sincronia con il film.
E' di questi giorni la notizia che alcuni ricercatori olandesi sono riusciti a "cancellare" un ricordo doloroso, grazie all'utilizzo di un farmaco usato per la pressione. Un primo elementare esperimento che potrebbe un giorno portare alla creazione di un medicinale in grado di cancellare ricordi dolorosi e traumi.
La domanda che una persona si pone è ovviamente una sola: se davvero esistesse una pillola magica, un Mastro Lindo per le crepe del cuore, un cancellino per lavagne emozionali, chi la prenderebbe?
Il fatto è che seduta davanti al pc, al caldo con regolmentare tazza di tè e latte al mio fianco, io mi sento sicura della mia scelta. Non la prenderei mai e poi mai. Perché dal male che ho subito ho imparato e guadagnato, molte scelte che si sono rivelate esatte e dense di felicità sono arrivate dal dolore. Perché dall'infelicità che altri mi hanno inflitto, ho ricavato quel cucchiaino di miele dell'anima che rende più dolce ciò che la vita oggi mi offre. Ma se penso ai momenti in cui stavo veramente male, quando mi dicevo "ah, non l'avessi mai fatto/incontrato/lasciato", ecco, in quei momenti credo che un pensierino a quel poco di zucchero che serve a far mandare giù la pillola l'avrei fatto.
Ciò che alla fine mi fa restare convinta del mio no, è un'altra considerazione: cosa siamo senza memoria?
Durante le scorse settimane ho visto un documentario molto interessante su BBC2, "Terry Pratchett: Living with Alzheimer's".
Nel 2007 Terry Pratchett ha annunciato di essere affetto da una forma rara del morbo di alzheime che colpisce principalmente le zone del cervello dedicate alla vista.
Il documentario inizia con una frase che colpisce e incolla alla sedia.
"
My name is Terry Pratchett. At least I think it is
". Nel corso delle due puntate, le telecamere seguono lo scrittore per un certo numero di mesi, diviso fra lavoro, viaggi per promuovere i suoi libri e visite a vari specialisti. Il sentimento che più traspare è rabbia. Non è un documentario che punta a sentimenti di compassione facili e immediati, l'immagine che si ha di Terry è molto più reale e veritiera.
Terry Pratchett è un uomo intelligente, divertente, appassionato, innamorato della vita. Ha un caratterino che levati e la battuta pronta e a volte cattiva. Ed è anche sufficientemente incazzato, perché sa che su di lui pende una condanna inevitabile: tutti quei fili che uniscono fatti, persone e ricordi nella sua mente sono destinati a scomparire. Presto o tardi, non si tratterà di non riuscire a non riconoscere le lettere sulla tastiera del suo computer, ma di non riconoscere i volti delle persone vicine a lui e l'amore che è unito a quegli occhi e a quei sorrisi.
Rabbia, voglia di non mollare, di non arrendersi ma anche tanta, tanta paura emergono dal documentario. Per esperienza personale purtroppo so cosa si prova a non essere riconosciuta, il dolore di sapere che una persona che ami ti guarda ma non riesce a vederti e mi ha commosso vedere il documentario su Terry, perché è esattamente come guardare attraverso uno specchio. Sa che questa malattia lo ucciderà, e che lui non saprà mai quando accadrà, perché la sua mente sarà già avvolta dalle nebbie dell'oblio. Vederlo aggrappato alla sua coscienza, cercare di rimanere vigile e presente, anche quando la malattia lo tradisce, magari in un auditiorium pieno di fans che si sono riuniti per sentirlo parlare, ha lasciato in me un'impronta profonda eppure leggera: non ho smesso di pensare a tutto il resto per concentrarmi solo su questo argomento, ma i suoi discorsi hanno continuato a frullarmi in testa per lungo tempo.
Noi siamo il nostro passato e se decidiamo che non lo vogliamo, cosa rimane di noi?

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