Saturday, 28 March 2009

Come l'acqua per la torta al cioccolato

Sono stanca. E' stata una settimana lunga e stancante, una di quelle settimane che sembrano non finire mai.
Per fortuna oggi è sabato e, complice il tempo piovosamente britannico ("
Britain hasn't got a climate, it just has a weather
", a rainy one I might add), mi sono potuta rilassare almeno un po'. A un certo punto, purtroppo, la mente è tornata alla mia scrivania e al caos che si è lentamente impadronito dei suoi cassetti. Da lì a pensare agli ultimi giorni il passo è stato breve e non ho avuto scampo: è risalita in superficie una rabbia sommessa ma dalle dimensioni del debito pubblico italiano e, non solo ho iniziato a digrignare i denti per il nervoso, ma anche i neuroni sembravano digrignare uno contro l'altro.
Ultimamente mi sono ritrovata a riflettere sul lavoro, a chiedermi se sono davvero soddisfatta di quel che faccio, se è la strada giusta o forse è il momento di cambiare. Ecco allora che giorni come giovedì e venerdì sono un banco di prova: per cercare di capire cosa voglio e per testare la mia pazienza.
Per la prima volta ho organizzato un test camp: prendi un gruppo di tester, li rinchiudi in una stanza e via! che si testa! Cosa c'è di difficile? Una volta che prenoti una sala riunioni e mandi una mail con tutti i dettagli, organizzi il catering e fai un giro fra tutti gli invitati al test camp per assicurarsi che hanno capito quello che si deve fare, insomma, una volta fatte tutto ciò, che cosa può andare storto?
Tutto. Assolutamente tutto, in particolare, nessuno mi aveva informato in anticipo che organizzare delle sessioni di test simili equivale a fare da babysitter. Ho imparato a caro prezzo che quando un collega mi dice che sì, ha letto la mia mail, quello che vuol dire è che ne ha letto il titolo e se si è spinto fino al contenuto, non è dato per certo che l'abbia compreso. Così come è chiedere troppo a certa gente di portare un cellulare con batteria e SIM con sé, ma si sa, certa gente è così superiore al resto del mondo, che riesce a fare test con la sola forza della mente.
Il problema principale è che, lavorando in una ditta politicamente corretta in un paese dove il politicamente corretto imperversa incontrastato, non è possibile dire veramente alla gente ciò che si pensa di loro: non solo sarebbe uno shock da cui non si riprenderebbero, ma si rischia una bella denuncia per lesioni psicologiche o simili.
A due ore dall'inizio del test camp ero ridotta in queste condizioni:

Test camp day 1: AAAARRRGGGHHH




Mi sembrava che il cervello stesse esplodendo per non implodere e iniziavo a sentire le tempie pulsare in maniera preoccupantemente aritmica ogni volta che qualcuno mi faceva una domanda. Dopo non sono migliorata molto, ma sono sopravvissuta, senza troppi danni. A voler dar voce alla Pollyanna che si nasconde fra le pieghe della mia personalità, ci sono anche dei lati positivi in questi due giorni d'inferno. Ad esempio, è un fatto positivo che siano passati. Inoltre, ho scoperto una torta fantastica. Cosa c'entra con il test camp? Semplice. Dati i tagli ai vari costi dovuti alla crisi, quando ho chiesto se si poteva avere qualcosa da mangiare, qualche biscotto o simile, più un po' di tè e caffè, mi è stato risposto di no. Al che abbiamo deciso di usare parte del nostro budget di gruppo per finanziare il catering. Così ho fatto la spesa e sfornato un po' di torte: una torta alle nocciole e mandorle (che doveva essere solo di nocciole, ma mi sono accorta troppo tardi di non averne abbastanza e allora ho compensato con le mandorle) e soprattutto una torta al cioccolato che da sola valeva tutti i travasi di bile causati dai miei colleghi tanto era buona.


la scoperta dell'acqua calda



La ricetta l'ho trovata su un blog di cucina che seguo da un po' di tempo,
 di Luciana, e per una volta ho seguito quasi tutta la ricetta passo a passo, un risultato notevole per me (sto migliorando in effetti: ho scoperto che se non decido all'ultimo nanosecondo che cosa cucinare ma mi do un po' di tempo, almeno per andare a fare la spesa, alla fine sono molto più severa nel seguire le ricette). L'elemento chiave è l'acqua calda, che le permette di crescere e rimanere soffice e alveolata. L'unica differenza è che invece di cospargerla con zucchero a velo, io ci ho versato sopra una bella dose di glassa: la speranza era che, sparando alle stelle gli zuccheri, i miei colleghi diventassero più "svici".
Vorrei poter mentire e dire che così è stato. Purtroppo non ho notato cambiamenti, ma il fatto che oggi pomeriggio io sia seduta nella mia cucina a scrivere al laptop, e non sia in prigione per aver strangolato uno dei miei colleghi con un cavo USB, è la prova che alla fine o la mia pazienza ha raggiunto nuovi spettacolari traguardi oppure che la cioccolata è sempre e comunque la risposta.

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