Sunday, 15 March 2009

's never easy

Tramite un post su Diecicento ho letto un articolo di Andrea Romano.
In realtà l'ho dovuto leggere due volte, perché al primo giro non l'avevo capito. Non è scritto male, intendiamoci; il titolo, "Leaving Torino", ha però dirottato la mia mente in una girandola di pensieri con gli R.E.M. in sottofondo a cantare "Leaving New York".
Il post e alcuni dei commenti mi sono rimasti appiccicati addosso, incollati dal basso di Mike Mills. Fra un po' quando avrò radunato per bene le idee (e scoperto cosa diavolo è lo "zoning etnico"), proverò pure a lasciare un commento. Al momento però mi è quasi impossibile perché ormai sono due giorni che canticchio il ritornello, cambiando la città da NY a Torino.


A Torino ci sono arrivata a 6 anni, dalla provincia, quella provincia che, anche se sulla cartina è a poco meno di 20 km, è a 3 ore di pullman e anni luce di vita. Torino si è infiltrata sotto la mia pelle con tutte le intenzioni di restarci. Amavo Torino da piccola, durante gli anni della Milano da bere e delle fabbriche che chiudevano, e ho continuato ad amarla anche negli anni del "non puoi passare ho questo quartiere senza che ti accoltellino" (ma ammetto che in questo specifico caso ero di parte: vivevo in uno di quei quartieri, non sono mai stata accoltellata e il degrado era nulla se paragonato a quello morale degli speculatori edilizi che su certa cronaca nera ci marciavano).


Torino però l'ho apprezzata ancora di più da quando l'ho lasciata.
Fare l'emigrata senza valigia di cartone, offre di sicuro una prospettiva nuova per valutare la mia città. I lati positivi ma anche gli elementi negativi.


Ci ho messo un bel po' a capire: di tutte le città in cui ho vissuto, Torino è l'unica in cui desidero tornare. Senza sbandierare troppe emozioni al vento, pragmatismo piemontese docet, Torino è il luogo che fa battere il mio cuore in maniera più reale.
Quando sono tornata per Natale a Torino e ho visto la città illuminata dall'alto, l'ho sentito, quel battito, quel guizzo di incontenibile, inspiegabile, esilarante felicità. A riconoscere il centro, Corso Francia, oh guarda! quello è Corso Grosseto!
E' lo stesso sentimento che provo quando, seduta sul 15 direzione Sassi una domenica pomeriggio di marzo, mi accorgo delle foglie cresciute sugli alberi di Corso Re Umberto e del contrasto fra il loro verde intenso e il blu del cielo. E' il sorriso che provo al primo sorso di bicerin, mentre ascolto lo stridere lontano del tram. E' il phoen che scende dalle montagne e spazza via tutto.
Torino è una città che non proclama l'amore a parola, ma lo dimostra con i fatti. Non me ne sono mai resa conto, fino a quando non mi sono trasferita in una delle capitali mondiali dell'ipocrisia, dove oggi ci sei e domani la gente si è già scordata chi sei.


Non è facile lasciare Torino, e in un certo senso forse non l'ho mai lasciata. E lei, per fortuna non ha mai lasciato me.

It's easier to leave than to be left behind
Leaving was never my proud
Leaving Torino never easy
I saw the life fading out

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