Thursday, 16 April 2009

Confessions of a chocolic

Io sono una cioccodipendente esigente e di base molto rompiscatole. Adoro il cioccolato, ma non in tutte le sue forme: ho degli standard, delle preferenze e delle fisse ossessivo-compulsive che non mi permettono di dipendere felicemente da qualsiasi forma di cioccolato, ma solo da alcune composizioni, tipologie e gusti.
Una fregatura a volte, perché mi tocca prestare molta attenzione a ciò che compro e non sempre posso soddisfare le mie crisi di astinenza.
Conoscendomi dovrei sapere che esistono dei momenti a rischio, momenti dai quali dipendono i miei stati d'animo futuri, momenti durante i quali dovrei prestare molta più attenzione.
Io non lo sapevo, o forse non comprendevo del tutto, ma un momento simile si è presentato la scorsa settimana e io non ho fatto nulla.
La colpa non è completamente mia, ma in parte è anche della fretta (cattiva consigliera!) che ha portato me e mia mamma ad afferrare la prima tavoletta di cioccolato per scampare al Carrefour in assetto pre-pasquale: famiglie alla ricerca dell'ultimo uovo Kinder, comitive d'amici che comprano casse di birra, bambini urlanti e adolescenti minkia-oh-cioè-no-niente, che al solo pensarci mi torna l'orticaria.

Avremmo dovuto rallentare, guardare con attenzione gli scaffali, riflettere e soprattutto leggere. Leggere con attenzione e farci delle domande.
L'avessimo fatto, le domande non me le sarei dovute fare dopo aver messo in bocca un quadratino di cioccolato. Gli ingredienti non gli avrei letti dopo, ma prima e ci avrei pensato un po' su prima di comprare un cioccolato diverso.

"Ma che è!?! Perché questo sapore strano? Ma sarà mica scaduto, sto cioccolato?"
Non era scaduto, ma ho come il sospetto che il sapore fosse correlato agli ingredienti del cioccolato.
Primo sbaglio: la percentuale di cacao è indicata come 50% minimo, quando in questa casa non si scende sotto il 74% se non in momenti di crisi d'astinenza severa.
Secondo sbaglio: lecitina di colza e poliricinoleato di poliglicerolo indicati come emulsionanti.
E che sono? Porcherie, mi verrebbe da rispondere. Vagando su internet ho scoperto che il poliricinoleato di poliglicerolo corrisponde alla sigla E476 e che secondo alcune delle pagine visitate non è così assicurato sia completamente vegetale (esistono pagine e pagine di dibattiti sul dubbio se l'E476 sia compatibile per i vegani e se sia o meno halal).
Una porcheria, insomma.

Non sono mai stata una persona molto paziente e tendo ad arrabbiarmi con una certa facilità: mischiare questi miei difetti alla mia dipendenza di cioccolata mi rende un soggetto a rischio in questi casi. Il cattivo cioccolato mi fa imbestialire. Mi sento truffata, perché una parte di me ha questa idea piuttosto utopica di trovare sempre e solo buon cioccolato a Torino: la patria dei gianduiotti non dovrebbe covare simili bisce nel proprio seno e nei propri supermercati (per quanto appartenenti a multinazionale francese)! L'umore precipita, le papille gustative si ribellano e la fronte si aggrotta autonomamente, il che non è un bene visto che le rughe iniziano a farsi vedere.

Se leggo cioccolato fondente sulla confezione mi aspetto qualcosa di ben diverso da ciò che ho poco elegantemente sputato in un foglio cucina.
Piuttosto che scrivere gli ingredienti in venti lingue diverse, avrei apprezzato di più una bella scritta, chiara, bianco su nero che dicesse: "Attenzione! Voi pensate di essere sul punto di comprare una tavoletta di cioccolato, invece state comprando qualcosa che ci assomiglia nella forma e nel colore ma non nel sapore. Una porcheria, insomma".

N.d.A. questo post non vuole promuovere in alcun modo, qualsiasi forma di dipendenza psicofisica dal cioccolato. L'autrice sa benissimo che un eccessivo consumo di cioccolato unito a uno stile di vita sedentario può portare a danni alla salute e che il mondo è pieno di salutisti estremisti che hanno le prove che il cioccolato, non solo non fa dimagrire, ma non è tutto sto granché. Così come sa che basta muoversi un po' ogni giorno per potersi permettere un quadratino, e che il cioccolato non è tutto sto granché, ma molto, molto di più.

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