Sunday, 19 April 2009

Una domenica reale, a Venaria

Piove. Va bene, oggi non si corre, tanto ci sono già i maratoneti che ci pensano.
Piove ancora. Non importa, tanto non ho nessuna voglia di andare per prati a fare pic-nic.
Continua a piovere. E basta! Capito che devo tornare in Inghilterra, ma non ho alcun bisogno di riabituarmi al suo solito clima!
Che si fa? L'appuntamento oggi pomeriggio è con Paola ed Antonio: un giro alla Reggia di Venaria per vedere la mostra "Egitto Tesori Sommersi".
Mamma ha conservato un dossier de "La Stampa" dedicato alla mostra: c'è un articolo sull'allestimento, a cura di Bob Wilson e con musiche curate da Laurie Anderson. Leggere questo articolo è un po' come leggere una favola, dove nessuno vuole dire che il re è nudo.


Nella mia plateale e dichiarata ignoranza, ammetto che non so chi sia Wilson, ma ora sono curiosa di scoprirlo. Ancor di più, sono curiosa di scoprire chi sia il sadico psicopatico che gli ha affidato l'incarico.
A quanto pare mr. Wilson "punta la sua pila laser" e "l'opera si trova folgorata, trafitta".
Luce e ombra (chiaramente caravaggesca, chiaramente ogni nota sarcastica è puramente voluta) sono il contraltare inevitabile del suo procedimento allestitivo. Seguitemi, sprofondati nell'oscurità, a incontrare i miei dubbi, il primo sotto forma di didascalia. Ora, io non sono un'artista, né una regista e tanto meno un gran maestro della pila laser, ma so una cosa: o le cose le fai bene o vai a giocare a calcio balilla, vai va'. Quindi o le didascalia non le metti o, se proprio le vuoi e devi mettere, non le metti scritte a carattere microscopico, a un metro e mezzo di distanza, rasoterra e non illuminate. Che senso ha? C'è un qualche piacere perverso nel vedere la madamin ottantenne che si china giù giù ma che non si ritira più su, vittima di una strega e del suo colpo?
Proprio belli i monili! Certo, caro Bob, se non me li metti a due metri d'altezza, magari li vedo pure io e non solo Shaquille O'Neal! Come mi piacerebbe vedere meglio le statue drappeggiate da reti a maglia larga.
Le musiche dovrebbero aumentare la magia della mostra, solo che non funziona molto, almeno di domenica pomeriggio, quando i suoni vengono sommersi dalle voci del calcio minuto per minuto che provengono da qualche parte.
Vero, vero, sono una borbottona, ma avevo bisogno di sfogarmi, cosa che avrei fatto anche lì appena uscita dalla mostra. Una volta riabituati gli occhi alla luce, ho cercato una buca per i commenti, con un bel modulo su cui mettere le mie rimostranze, ma a parte un quadernone delle firme al guardaroba non ho visto nulla.
Un gran peccato, perché la mostra è bella e interessante, ma la scenografia distrae e disturba. I reperti messi negli oblò o sui pianali a esse sono scomodi da vedere, perché non c'è una direzione definita e finisce che ti scontri con la madamin di cui sopra, che si è appena raddrizzata la schiena.
Per quanto suggestiva sia la serie di sfingi, preferirei poterle vedere più chiaramente, senza rischiare di ritrovarsi con gli occhi che si incrociano.

La Reggia mi è piaciuta molto: un po' confusa in alcune parti, non ho capito bene tutta la parte "multimediale", o quell'ammasso di corna accumulate in un angolo delle cucine. In compenso la parte sulla storia e formazione dello stato sabaudo è molto interessante, come anche la Galleria Grande. Guardando fuori, si vedevano dei punti colorati ogni tanto, i coraggiosi che, muniti di ombrello, si sono avventurati per i giardini. Quelli me li conservo per la prossima visita alla Reggia, quando spero di poter vedere per bene anche le scuderie, completamente ricoperte da strutture di cartongesso per la mostra.

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