Wednesday, 8 April 2009

Willie Wonka Revolution

Willie Harcourt-Cooze is back. Giusto giusto in tempo per Pasqua oltretutto.
Se vi state chiedendo chi sia, beh, è un produttore di cioccolato.
Alcuni lo trovano irritante, per via del background privilegiato e il modo di porsi, per la vita priva di ostacoli, sua e di sua moglie, una discendente del poeta Coleridge, attrice e modella.

Probabilmente c'è un fondo di verità, ma io sono rimasta affascinata l'anno scorso dal documentario "Willie's Wonky Chocolate Factory", che seguiva il suo tentativo di produrre il miglior cioccolato al mondo.
Aveva toccato un tasto dolente: di mio non sono una persona molto schizzinosa e mi adeguo facilmente al cibo del posto in cui mi trovo a essere.
Ci sono però delle eccezioni: la marmite (vade retro, Satana!), il pane dei supermercati inglesi (crampi a volontà) e il cioccolato.
Il cioccolato in questo paese è per la maggior parte prodotto da Cadbury ed è al latte. Con varianti, certo: al latte e nocciola, al latte e marshmellow, al latte e fragola, con ogni tipo di noce, nocciola e nocciolina, con l'uvetta, ma pur sempre latte. Troppo latte per i miei gusti e per le mie papille.

Trovare un cioccolato extra dark, con un minimo del 70%, senza grassi vegetali aggiunti, uno di quei cioccolati che ti basta un quadratino minuscolo minuscolo è un'impresa difficile. E costosa.
E non è solo quando si tratta di cioccolata in tavoletta. La prima volta che ho avuto voglia di una bella cioccolata calda, non sapevo che cosa mi aspettava nella tazza. Io, illusa!, pensavo a una qualche versione stile ciobar, magari con più latte, ma mi immaginavo una crema densa, poco zuccherata (e per questo motivo che c'è bisogno della panna, giusto? Per compensare). No, avevo pensato male: nella tazza c'era del Nesquick, dolce al punto di diventare nauseabondo.
Ho pensato che fosse un problema del barista, che non sapeva preparare una cioccolata come si deve e che sarebbe bastato comprare il cacao al supermercato per fare una cioccolata calda degna di tale nome. Per l'ennesima volta ho provato a me stessa che so pensare, ma male, visto che ho scoperto che il cacao in polvere in vendita nei supermercati è cacao dolce, più dolce di quello italiano.

Il cioccolato che Willie ha creato si è rivelato un best seller a Londra e quest'anno eccolo che torna, non solo per promuovere l'immancabile libro di ricette, ma anche per il documentario "Willie's Chocolate Revolution - Raising the bar", che lo segue nel tentativo di commercializzare una barretta di cioccolato che possa fare concorrenza a quelle vendute in tutto il paese.

Ecco cosa scordavo, le barrette! Le barrette al cioccolato che vendono qua, beh, non sono cioccolato. Non parlo solo di barrette stile kitkat o bounty, ma anche delle barrette stile Cadbury. Sono latte, emulsionanti, zucchero, grassi vegetali, il tutto coperto da un sottile strato di cioccolato.
Il che va benissimo se sai cosa sono e se sei informato di cosa stai per ingerire.

L'idea che possa creare qualcosa che faccia concorrenza a ciò che si trova in vendita alle casse di Sainsbury's è affascinante e ghiotta, per me: di barrette non ne mangio molte, ma ci fosse qualcosa di simile, farei più attenzione al bancone.
L'idea deve essere molto più rivoluzionaria per l'inglese medio, per il quale la parola "cioccolato" si traduce mentalmente in un'immagine di una barretta di Mars.

Mi è venuto da ridere quando cercava di dimostrare che il suo cioccolato poteva far dimagrire, ma in generale la trasmissione era bella, perché era animata dalla passione, al confine con l'ossessione, per il cioccolato.
Qualcosa che posso capire, e senza sforzarmi troppo per giunta.

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