Wednesday, 27 May 2009

A long weekend

Martedì pomeriggio ero a casa: mentre il sole entrava prepotente dalla finestra, un pensiero mi ha attraversato la mente.
"Quasi quasi faccio il cambio di stagione nell'armadio"


Pazza! In questo paese il cambio di stagione non si fa. Al massimo si usano due ripiani diversi, uno per le maglie più pesanti, l'altro per quelle un po' più leggere per l'estate.
Il fatto è che ero reduce da ben 4 giorni di sole! Un evento più unico che raro da queste parti.
Come ogni abitante di quest'isola, appena vedo un raggio di sole sono pronta: sandali, occhiali da sole, top scollato e crema solare, sembra che stia andando in spiaggia con le infradito ai piedi e l'asciugamano in spiaggia.
Invece no, niente spiaggia, ma tanti giri visto che il week end passato era un week end lungo. Lunedì era bank holiday, quindi tre giorni di dolce far niente.
Dopo sabato passato a non fare nulla a Richmond Park, domenica è volata via nel nulla per planare dolcemente in un lunedì alla Tate.
Adoro la Tate Modern, nonostante non capisca molto di arte moderna o forse proprio per questo: lunedì ci ho rifatto un salto, per l'ultimo giorno di "
Do it yourself". Mi sono persa Pistoletto che spingeva una palla lungo il Millenium Bridge, ma lunedì non mi ha deluso.
Una specie di festa fuori e dentro la Tate, con un po' di tutto.
C'era un albero dei desideri:

liquorice shoestrings
I bambini potevano scrivere i loro desideri e appenderli all'albero.
A osservarlo meglio l'albero, si capiva che più che i bambini, erano gli adulti a lasciare dei desideri...



AAA Cercasi (astenersi perditempo)


L'atmosfera di festa anni Sessanta era evidente: tutti rilassati, sdraiati sui prati dell'ingresso, alcuni sembravano venire fuori dagli anni Sessanta. Tante famiglie, bambini con le facce dipinte e ragazzini che scorazzano.


Nella Turbine Hall poi c'era "Bodyspacemotionthings" di Robert Morris, la riproposizione di una mostra del 1971, la prima in Inghilterra che chiedeva ai visitatori di diventarne parte attiva.
L'installazione era decisamente originale, ma non ci ho giocato.
Avrei voluto arrampicarmi con le corde, scivolare giù o perdere l'equilibrio. Ero un po' meno interessata a spingere la palla (l'installazione dello stercoraria, così l'ha ribattezzata Luca), ma alla fine non abbiamo nemmeno provato. E' che c'era la fila! Non la fila a triangolo tipica di noi italiani, ma quella davvero a forma di fila che qui amano tanto, dove non si passa davanti a nessuno e nessuno ti passa davanti.
Così mi sono limitata a guardarla dall'alto e poi da vicino, a sorridere nel vedere i bambini che giocavano con piglio da adulti e i loro genitori ritornare piccoli.

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