Friday, 22 May 2009

poltrone, cri cri e torcetti

Quante cose dò per scontate? Troppe, con ogni probabilità.
Altre più che scontate, le dimentico. Non è del tutto un male, perché a volte non c'è nulla di più magico che riscoprire un oggetto, un sapore, una sensazione. E' come innamorarsi di nuovo di qualcosa o di qualcuno.
Ad esempio, quando a febbraio ho rivisto Antonio al Murrayfield il cuore si è espanso nella gabbia toracica, e ha rischiato di tracimare, nel vedere il dono che l'azzurro-vestito tifoso aveva fra le mani: cri-cri!


Making my world sweeter, one cri cri at a time


Io adoro i cri-cri e non mi ero resa conto di quanto mi mancassero, finché non ho visto quelle praline ricoperte di carta colorata argentata fra le mani di Antonio.


Ieri sera mi sono ricordata di perché mi piacevano le poltrone di nonno Anselmo. Nonno aveva due poltrone in soggiorno: io e Adri adoravamo sprofondarci dentro da bambine, erano super comode, il posto migliore per guardare i film di Asterix e quello dei Puffi a Natale (ve lo ricordate pure voi? Quello in cui i Puffi conoscono John e Solfamì, e no, non ho controllato su internet i loro nomi, me li ricordo, come mi ricordo che da qualche parte in cantina c'è ancora il 45 giri della sigla cantata da Cristina d'Avena). A casa dei miei invece abbiamo sempre e solo avuto il divano (e cara grazia che ne avevamo uno!) e con il tempo mi sono scordata di quella sensazione di guscio protettivo che certe poltrone sanno offrirti.
L'ho ricordata ieri, mentre riguardavo per l'ennesima volta "Il y a longtemps que je t'aime", un film di Philippe Claudel con Kirstin Scott Thomas. Credo che il titolo italiano sia "Ti amerò sempre" ma, pur non parlando francese, c'è qualcosa di magico e speciale nel titolo originale.
L'ho affittato due settimane fa e mi sono decisa a restituirlo solo oggi, con la ferma intenzione di comprare il dvd questa settimana. Mi ha colpito, mi ha stregato, mi ha fatto commuovere e cementato i miei pensieri intorno ai suoi protagonisti. Un film sul dolore, sulle prigioni fisiche e sentimentali in cui ci troviamo rinchiusi. Un film sull'amore e sulla vita.
Mi sono ricordata delle poltrone di nonno mentre, avvolta nel pleid, con le lacrime che si seccavano sul viso, guardavo i titoli di coda scorrere sullo schermo. Pensavo che Kirstin Scott Thomas dovrebbe essere premiata con un Oscar per ogni singolo gesto, sguardo o parola di questo film.


Come a voler chiudere un cerchio poi, questo film sarà per sempre associato nel mio cuore al profumo dei torcetti.
Chi se li ricordava più i torcetti!?! Guardate che è ben strano, sono tornata a casa ad Aprile eppure non mi è nemmeno lontanamente passato per l'anticamera del cervello il pensiero di mangiare un torcetto. Poi la scorsa settimana passo davanti a un Carluccio e li vedo: i torcetti di Lanzo! Costano un rene e mezzo in proporzione, quindi rinuncio.
Ma il tarlo rimane e cresce, cresce, cresce... così ieri sera ho tentato la sorte. La forma lascia ancora un po' a desiderare e il mio nuovo forno cuoce sbilenco (la parte sinistra più di quella destra, ho il forno comunista!), ma il profumo e il sapore ci sono.


Sprofondata nella poltrona, come facevo da bambina, guardavo il film finire, mentre tutto intorno a me, il profumo dei torcetti freschi di forno si stendeva come una coperta dolce.


Il y a longtemps que je t'aime, mon torcetto.





P.S. i colleghi hanno apprezzato. La lenta rieducazione delle menti attraverso i lievitati dolci prosegue.

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