Sunday, 19 July 2009

Il giudizio universale, e chi se ne frega!

Ogni settimana, fino al novembre del 1996, la famiglia Risso ha compiuto il suo rituale di resistenza umana: mamma comprava Cuore e a spizzichi e mozzichi lo si leggeva tutti.
Con i propri tempi, fasi e manie.
Mamma aveva la precedenza, visto che era lei ad andare in edicola e anche perché aveva deciso così e nessuno si è mai sognato di darle torto; durante l'inverno (cioè quando io e Adri non eravamo fra i piedi al mattino) lo leggeva dopo pranzo, bevendo il caffè, come si poteva capire dal segno della tazzina che ogni tanto ornava qualche pagina. In più aveva l'abitudine di disegnare baffi, corna, verruche e quant'altro sulle caricature dei vari politici. Ogni tanto usava le nostre penne profumate, che aggiungevano quel certo non so che chimico alle pagine.
Papà dava una scorsa veloce durante la settimana, leggendo qua e là durante la settimana e poi se ne impossessava in maniera esclusiva la domenica mattina: si spalmava sul divano e leggeva Cuore dall'inizio alla fine, compresi i numeri delle pagine; quando aveva finito di leggere il divano era plasmato a sua immagine e somiglianza. Se solo provavi a chiedergli se lo potevi leggere, si trasformava in un licantropo: ringhiava, ululava alla luna in pieno giorno e ti cacciava via.
Io e Adri invece lo leggevamo lungo la settimana: un pezzo un pomeriggio, qualcos'altro la sera dopo aver apparecchiato la tavola. Non che capissimo tutto, anzi agli inizi non capivamo una benemerita acca il più delle volte, ma nel corso degli anni le cose cambiarono velocemente: si cresce, si matura, si impara e gli articoli che solo un mese prima ci facevano sbadigliare, diventavano divertenti, ironici, ci riempivano di curiosità, rabbia, sconcerto e meraviglia.
Con "Cuore" siamo cresciute e la nostra adolescenza è segnata da quelle pagine verdi: Adri andava a scuola con un porta-disegni tempestato di adesivi delle Brigate Molli ("Condirne uno per educarne cento") e si esercitava a disegnare copiando le vignette satiriche. Ancora oggi, a distanza di anni, ne conservo una che mi accompagna in una cartellina ovunque io vada. Penso si tratti della vignetta satirica con la più elevata percorrenza di miglie aeree, e va a braccetto con una di quelle pseudo-dichiarazioni dei redditi che Cuore pubblicava ogni anno.
Se il mio modo di vedere e capire Cuore è cambiato nel corso degli anni, non è mai cambiato il modo di leggerlo. Da buona ossessivo-compulsiva, leggevo sempre nello stesso ordine, partendo dalla fine, "Giudizio universale" e Donna Celeste più Disegni & Caviglia.
Dopo tornavo a monte e leggevo la prima pagina, poi passavo a tutte le vignette, controllavo se c'era il "Mai più senza", "E chi se ne frega", dopo ritornavo a pagina 2 e leggevo il resto, per finire di nuovo con il "Giudizio universale".
Ogni settimana iniziava e finiva con il controllo della classifica delle cinque cose per cui vale la pena vivere. Ne ero affascinata e lo sono ancora oggi quando ci ripenso.
Credo che quello che mi ha colpito da piccola fosse quel misto di serio e fuffa: l'amore era primo in classifica, ok, ma anche Ken il guerriero andava forte, c'era Fabrizio De André, come c'era dichiarare guerra alla Svizzera e rompere le palle.
Avessi avuto internet, non avrei impiegato tutto quel tempo a scoprire chi fosse tale "Enzo Catania detto turbominchia".
Credo che nella top ten ci fosse pure la fine di Andreotti.
Probabilmente a ristilarla oggi quella classifica non sarebbe molto diversa, Andreotti incluso.
La mia? Forse questa:
1. L'amore
2. Gli amici, ovvero sia la famiglia che ti scegli
3. Leggere sul treno
4. La marmellata di fragole di mamma
5. Fabrizio De Andrè

La prossima settimana, chissà...

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