Sunday, 26 July 2009

Oink oink!

under swine (in)flu(ence)

Qualche giorno fa ho portato in ufficio questi shortbread a forma di porcellino.
Beth mi ha detto che sono gli shortbread più buoni che ha mangiato.
Il giorno dopo era a casa, ammalata. Influenza suina.

Ora, a parte negare qualsiasi connessione fra i miei biscotti e la malattia di Beth, mi domando perché la ragazza che mi siede accanto in ufficio deve ammalarsi giusto quando sto per partire per le ferie... non poteva aspettare ancora una settimana per fare l'untrice?!?
La swine flu, oltre che a popolare le pagine dei giornali, è un'ulteriore occasione per me per riflettere sul sistema sanitario britannico.
Il fatto è che sono cresciuta con quest'idea che tutti i sistemi sanitari fossero migliori di quello italiano.
Mentre ero in coda in qualche pulciosa USL, quando venivo rimbalzata da uno sportello all'altro con mia mamma che bofonchiava insulti a destra e manca, dopo che veniva pubblicato l'ennesimo articolo sulla malasanità, sentivo immancabilmente frasi del genere: "Solo da noi succedono questo cose", "Nel resto d'Europa è tutta un'altra cosa", "Volevo vedere se capitava una cosa simile in Gran Bretagna".
Da piccola mi immaginavo paradisi sanitari appena varcate le frontiere, mi si è radicata in testa una legge tutta mia che più a nord si va nell'emisfero, migliore è il livello del servizio sanitario.

Niente meglio di un impatto frontale con l'Inghilterra per frugare questi dubbi. Nelle prime settimane tutti i giornali parlavano del problema MRSA e del numero di persone che lo contraevano negli ospedali, a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie.
Poi è stata la volta delle mamme morte perché gli iniettavano l'epidurale in vena e mille altri casi di malasanità.
Nel frattempo ho scoperto sulla mia pelle che, se decido di ammalarmi durante il week-end, lo faccio a mio rischio e pericolo. Infatti non esiste una guardia medica, bensì il famigerato "NHS direct". La linea telefonica d'emergenza è in realtà un call center operato da centralinisti che non hanno molte conoscenze mediche, bensì una lista di domande.
Virgi: "Buonasera, ho un problema al ginocchio, è bloccato e gonfio"
Operatore: "Lei dunque è il paziente?"
Virgi: "Ehm, sì"
Operatore: "E' svenuta?"
Virgi: "No, ho male al ginocchio"
Operatore: "Quindi è cosciente. Ha la febbre?"
Virgi: "Nooooo. Ho un ginocchio grande come una palla da rugby"
Operatore: "Ha la nausea?"

A quel punto mi sono arresa e ho chiamato l'assicurazione privata. Poi ho scoperto che la prevenzione anti-cancro è a livelli primitivi rispetto all'Italia e ora è la volta dell'influenza.
Non si tratta solo l'allarmismo e come i mezzi d'informazione si stanno comportando, ancora non posso che sorprendermi di fronte a certe mancanze del sistema in generale. A parte la donna trasportata in Svezia dalla Scozia, perché a quanto pare non c'erano più unità di emergenza in tutto il paese, mi preoccupa la facilità con cui questa malattia viene diagnosticata e come viene affrontata.
Se si hanno dei sintomi, si può contattare questa linea diretta del NHS che provvede a prescrivere il medicinale previsto. Anche in questo caso, non ci sono medici dall'altro capo del filo, quindi si rischia (com'è già accaduto) di prescrivere il rimedio sbagliato e cercare di curare un'influenza, mentre il paziente ha un'infezione ai reni.
E allora perché non andare dal medico? Perché è sconsigliato, visto che si rischia di contagiare altre persone, perché molti medici non ti accettano nell'ambulatorio a loro volta. O semplicemente perché è sabato e hai voglia a cercare la guardia medica.

Ogni tanto ci ricado ancora nel miraggio della sanità ad alti livelli, ma ormai ho capito, in maniera triste e definitiva, che le differenze nella sanità, a qualunque latitudine, dipendono da un solo fattore, che non è il governo, il background sociale o il livello economico di un paese, bensì il livello di copertura della propria assicurazione privata.

1 comment:

  1. Quando mi trovavo in terra d'Albione pregavo di non ammalarmi mai, avendo visto - a breve distanza l'uno dall'altro - tre o quattro casi di malasanità tra conoscenti. Per rincuorarmi mi dicevo: è Manchester che proprio non regge. Poi altrove ho conosciuto connazionali che preferivano salire su un aereo e tornare a farsi curare in Italia, e mi sono resa conto che la malasanità era endemica e nazionale. Ho rivalutato la sanità italiana.

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