Monday, 13 July 2009

They have a word for it

Amo le parole intraducibili, quelle parole profondamente legate alla storia, alla cultura, alle peculiarità di un paese e della sua gente; le parole intraducibili mi hanno sempre affascinata: quella benedetta maledizione di Babele (o viceversa) che non ci permette di trovare una parola che restituisca nella lingua d'arrivo il senso pieno e completo di quella nella lingua di partenza, quel cercare la perfezione che si scontra con le nostre limitazioni in quanto uomini.
Quella zona arcobaleno, dove tutto dipende dal contesto, dove non esiste una corrispondenza 1:1, dove bisogna ricorrere a giri di parole, cambiamenti di vario grado. Dove si perde ma si guadagna allo stesso tempo.
"Fare ponte" ad esempio non esiste in inglese: a tradurlo letteralmente, chi mi ascolta potrebbe pensare a una mia riconversione lavorativa nel campo delle grandi opere. Ma se lo rendo con un banale "long week-end" è come se perdessi l'arco del ponte.
Avrei voluto scattare una foto, quando ho spiegato ai miei colleghi cosa intendevo con "proverbiale calcio nel sedere", occhi sbarrati a causa della mia fretta che mi ha semplicemente fatto tradurre a specchio l'espressione di cui sopra, utilizzando peraltro un inglese non propriamente di Oxford.
Nella direzione opposta potrei tradurre "to be hangovered" con "dopo sbronza", ma è limitante. Non è solo un sostantivo, è un verbo, uno stato; non è solo la summa di tutte le conseguenze fisiologiche di una nottata passata a bere troppo e male, ma è anche la letargia della testa, il senso di nausea del cervello e la promessa di non farlo mai più e di moderarsi la prossima volta, ben sapendo come andrà a finire.
Una delle mie parole intraducibili preferite è "drizzle". Ora, a cercare sul dizionario, la traduzione c'è, immediata e apparentemente univoca: pioggerella.
Ma basta vedere cosa si intende per "drizzle" da queste parti per capire che non è la stessa cosa della nostra pioggerella. Credo che l'espressione che più si avvicini: "quella schifosa pioggerellina del menga che cade talmente leggera, da riuscire a piovere pure dal basso all'alto e in orizzontale e che ti si infila nelle ossa e fa sembrare tutto ancora più miserabile di quanto non possa già essere; quella pioggia che non ti bagna ma ti inumidisce i vestiti e increspa i capelli alla Einstein". Oppure, a sentire gli inglesi, quel tipo di pioggia che non è davvero pioggia, infatti non vale la pena di aprire l'ombrello. Insomma, drizzle.

No comments:

Post a Comment