Saturday, 22 August 2009

Barcellona: la luce e un bicchiere di orxata

café amb letts

Sarà che sono piemontese e per me la grande città di mare ha sempre voluto dire Genova e quando vado a Genova ho davvero quella faccia un po' così, con quell'espressione un po' così.

E' facile scordarsi che ogni città ha delle caratteristiche uniche, un proprio respiro e modo di essere, così, appena sbarcata a Barcellona, mi sono stupita.
Ma come, niente odore di salsedine? Non si respira aria di mare nemmeno in spiaggia!
Sembra una cosa da poco ma mi ci è voluto un po' per riprendermi dalla sorpresa.
Poi ho capito che fra essere sul mare ed essere una città di mare c'è una sottile ma comunque importante differenza.

Per Barcellona ho camminato e camminato, macinato chilometri sotto un sole cocente, al riparo nei vicoli del Barri Gòtic, cercando di non andare a sbattere contro la gente mentre col naso in su mi perdo per la facciata di Gaudì della Sagrada Familia o mi faccio seguire con lo sguardo dalle statue di Subirachs.

a testa in su

E' una città di luce e di ombra, strana, bizzarra. Eloi mi ha detto che le Ramblas sono nella classifica delle attrazioni turistiche più deludenti: ma essendo attrazioni, mi pare ovvio siano deludenti! Devo però ammettere che, in quanto attrazioni turistiche, svolgono un'importanza funzione sociale. Attraggono le persone, dandoti quindi la possibilità di scegliere: affrontare folla se te la senti, o vivere con calma se decidi di tuffarti nelle vie laterali, dove il ritmo rallenta e il tempo scorre lento
.

luci, ombre e bici

E' una città di parole. Non ero più abituata a trovarmi in una grande città dove la gente inizia una conversazione con uno sconosciuto per strada, in un ristorante o sull'autobus. Quel fiume di parole mi ha quasi stupito all'inizio, quel catalano che non è dialetto, ma è espressione di un'identità forte e sentita. Una lingua più dolce dello spagnolo, con una cadenza ritmata che ti abbraccia e scorre via dolce dalle labbra.
Al tramonto in particolar modo, quando con il sole che va giù e scompare dietro le montagne, ordinare un café amb letts sembra ancora più naturale e facile. Il brusio della gente che parla, le parole che sovrastano anche la musica a più alto volume, questo bisogno soddisfatto di comunicazione è stato un ritorno a uno stile di vita di cui sento sempre più la mancanza.

Ho riso, sorriso, versato qualche lacrima; mi sono persa e forse pure ritrovata. E ora ripenso alla città con un po' di dolce malinconia. Qui il tempo è di nuovo grigio, il mio tessuto di amicizie si sta sfaldando lentamente, con la gente che emigra verso nuovi e vecchi lidi e io che mi preparo. E rispolvero "L'arte del trasloco"

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