Tuesday, 4 August 2009

Parigiparigi!

Da dove inizio?
Ho un po' di sonno e sono in pieno effetto costacrociere.
Cinque giorni sembrano un'eternità e un battito di ciglia racchiusi nello stesso arco di tempo.
Mi sembra di essere partita e tornata un attimo fa, come pure una vita fa.
Parigi mi è sempre piaciuta, cosa strana assai, dato il mio rapporto conflittuale con la Francia e il francese. Poi si sa, i parigini li odiano pure i francesi, eppure non riesco a non amare Parigi.

Parigi è molte cose, in primo luogo la possibilità di godere di un tempo più continentale e normale, l'occasione di sfoggiare per più di due ore scarse i miei Birkenstock nuovi di pacca:

sandals

E con i Birkenstock ai piedi e un pass per la metropolitana in tasca, Parigi è davvero a portata di mano e di click.
Insieme a Diego, ho messo insieme una specie di mappa di punti di riferimento. Avevo voglia di rivedere certi luoghi, mentre altri ho preferito evitarli e saltarli a piè pari.
Al Louvre siamo andati per cercare una mappa, visto che la nostra l'avevamo lasciata in camera.

faccia da Louvre

facce da Louvre

Ovvio che un museo come questo sia sempre strapieno di gente, ma credo che l'afflusso sia aumentato e di molto per effetto di Dan Brown e del film con Tom Hanks. Di fronte alla folla di turisti abbiamo deciso che no, la mappa non ci serviva dopo tutto.

Anche Notre Dame era affollata. Alla mia ultima visita la coda non era così lunga e il sole non batteva così forte, il che ci ha fatto riconsiderare una visita all'interno. A onor del vero non c'erano nemmeno delle coste così lussureggianti nelle aiuole del giardino affianco! Ah, però questi parigini, che sanno coniugare colore e praticità! Altro che violette e calendule! Uno spicco d'aglio, un po' di rosmarino, burro, una spolverata abbondante di parmigiano ed ecco servita l'aiuola francese!

le coste di notre dame

(Roba che al solo guardarle ste coste, a mia mamma sale la carogna invidiosa in spalle).

Non solo non ci siamo fatti mancare del buon cibo (ma questo è un altro post), abbiamo anche passato molto tempo a cazzeggiare (non-attività che mi vedrebbe assoluta dominatrice fosse mai aggiunta alle specialità olimpiche, e non vedo perché non dovrebbe, visto che vogliono aggiungere pure il bridge a Londra 2012... meglio scala quaranta a sto punto). E in giro per mostre.

foto nella foto

Partiti con l'idea di vedere solo quella dedicata a Kandinsky al Centre Pompidou, abbiamo aggiunto strada facendo altri pezzetti importanti. Come Steve Martin in "Pazzi a Beverly Hills", ci siamo fatti guidare da un cartellone parlante verso una mostra su Henri Cartier-Bresson. Per caso ne abbiamo incontrata un'altra per strada e insieme a quest'ultima pure una raccolta di fotografie relative al Teatro Carignano.

Così, prima di potercene accorgere, senza aver nemmeno passato tutto il tempo che avremmo voluto ai giardini Luxembourg o in Places des Vosges, ecco che cinque giorni sono passati e mi sono ritrovata a Gare du Nord a salire su un treno affollato di famiglie di ritorno da Eurodisney, uomini d'affari con blackberry saldato all'orecchio e testimoni di Geova (doveva esserci un convegno internazionale, perché la città era pervasa dalla loro presenza e dalla grazia di chi per esso). Mentre gli uomini mora parlavano di congetture e allineamenti strategici e i bambini strillavano e litigavano per la bambola di Buzz Lightyear, ho bloccato le voci e guardato fuori dal finestrino. Alcune nuvole grigie promettevano pioggia e spezzavano il monotono blu del cielo. Ho chiuso gli occhi e ho pensato a un altro blu, quello degli occhi di Vincent.
L'autoritratto al d'Orsay. Quel quadro mi ha sempre fatto piangere, senza motivo razionale, al di fuori di ogni logica: ogni volta che vado a Parigi devo passare al d'Orsay e impantalarmi di fronte ai turisti giapponesi che gli vogliono scattare delle foto (ma perché? Che senso ha andare in un museo per scattare solo foto senza guardare per davvero i quadri?!?).
Così è stato anche questa volta: di fronte a Vincent ho sentito il groppo formarsi in gola e le lacrime salire, senza oppormi, senza sapere il perché. Peccato non poterli abbracciare, i quadri.

E a Parigi mi aspettano ancora...

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