Monday, 24 August 2009

Jaime and a circle of friends

Un mese fa, seduti sui divanetti dell'atrio, mi sono quasi strozzata con il simil espresso del delibar. Davanti a me Jaime ha posato la tazza di té, preso un respiro e sparato ad altezza uomo (o donna, nel mio caso):
"I'm going back to Spain. I accepted a doctorate in Barcelona".

Allo stupore che non è proprio stupore, perché già lo sapevo che voleva andarsene, solo che non me l'aspettavo così presto, si sono aggiunti altri sentimenti, quelli che ho provato quando gli altri amici se ne sono andati, ma ai quali non mi abituo mai e ogni volta mi sembra siano nuovi.
Felicità, perché non posso non essere felice per lui.
Tristezza, perché non voglio che se ne vada, egoisticamente non voglio che gli amici se ne vadano.
Nostalgia anticipata, perché il saperlo in Spagna e non alla sua scrivania al terzo piano, mi fa sentire la sua mancanza in maniera acuta.

Jaime ha iniziato a lavorare poco dopo di me in Nokia. Una delle prime persone che ho conosciuto davvero, insieme a Robert abbiamo iniziato a trovarci abbastanza spesso: più o meno la stessa età, stesso periodo di sbarco, stessa fredda e piovosa estata scelta per inaugurare la nostra stagione inglese, stessi dubbi e perplessità sulla vita sociale a Londra.
Dopo due anni, innumerevoli pinte al pub, un elevato numero di caffè, serate, pic-nic e discussioni assurde, partite degli europei e finali di Champion's League, risate e scherzi Jaime ha deciso.
Fra stranieri è più facile fare amicizia, a differenza delle difficoltà quasi sempre insormontabili che si hanno con gli inglesi. Il fatto di essere stranieri già ci accomuna e nell'altro riconosciamo gli stessi sentimenti, stati d'animo, speranze e frustrazioni. Ognuno fa la sua vita, ma questo filo comune è lì a tenerci uniti, a farci preoccupare l'uno per l'altro.

Non mi piacciono gli addii, e reggo malissimo gli arrivederci. Non sono brava a dire le parole giuste al momento giusto e, come mio solito, ho vissuto l'ultimo mese con una parte di me stessa che negava ciò che stava accadendo.
Arrivato il momento però ho messo da parte buona parte della tristezza, sepolto in un angolo della mente la canzone di Edie Brickell (che comunque non ha ragione) e sorriso semplicemente, perché Jaime potesse passare le ore della sua festa di addio all'Inghilterra con un gruppo di amici felici e pronti a divertirsi.

Ovviamente queste cose non le dico mica ad alta voce a Jaime, anche se forse dovrei, tanto per vederlo più imbarazzato ed emozionato di quanto non l'abbia visto negli ultimi giorni.
Come regalo, mi sono organizzata con un'altra ventina di expat e abbiamo messo insieme uno scatolone con ciò che lui ama e quello che gli fa saltare i nervi della vita in Inghilterra:

before

I treni inglesi, Argos, i giornali gratuiti, il simil-Ciobar (abbandonate ogni speranza o voi che lo provate: non è cioccolata calda, è una brodaglia al gusto di cioccolata tiepida), le ricette di Sainsbury's (specie quelle pubblicizzate da Jamie Oliver), ma c'era anche un collage con foto di segnali di health and safety che abbiamo raccolto per Londra e un mega regalo Eurovision...
CD, DVD e gioco da tavola (con cui potrà passare molte ore a giocare con le povere e innocenti vittime in quel di Barcellona): era davvero felice quando li ha visti, visto che a lui piace davvero Eurovision, tanto che ha organizzato un party per la serata della finale, corredato da un documento di 4 pagine con un'analisi per ogni singola canzone partecipante e il pronostico esatto del vincitore... Quando abbiamo chiesto al DJ di mettere su la canzone vincitrice, Jaime si è scatenato e a vederlo fare il balengo in pista non ho potuto che unirmi, augurarmi ogni bene e sperare di rivederlo presto.

Per la cronaca: siamo andati a cena con Jaime alle 7 di sabato sera. Alle 11 di domenica mattina sono arrivata alla stazione di Woking. Dopo una serata al Lounge34, proseguita al solito locale italiano più discoteca, con colazione da Marina (formaggio, prosciutto, arachidi, rum e coca e crema di whisky) ero talmente distrutta da vedermi costretta a chiamare un taxi che mi depositasse a casa. Spero che non se ne vada ancora molta gente, non ho più l'età!

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