Thursday, 6 August 2009

Parigi, pane per i nostri denti.

Dicono che, subito dopo quella italiana, la cucina francese sia la prima al mondo.
Quale modo migliore di assodare se è vero e meno, se non portando avanti una serie di test sul territorio?
A Parigi di sicuro c'è il rischio di mangiare male e a caro prezzo: una metropoli con un tale flusso di turisti è statisticamente condannata a ospitare ristoranti degni solo di chiusura immediata, con cuochi da privare dell'accesso alle cucine e camerieri da esiliare in Antartide.
Per la legge dei grandi numeri, una metropoli è pero anche destinata a cullare fra le sue vie dei capolavori assoluti della gastronomia.
Ora, non so se sia un caso o meno, non ho voglia di fare battutine ironiche sui cugini d'oltralpe, ma l'unica volta che io e Diego abbiamo cannato in pieno la scelta del ristorante, tale scelta era caduta su un ristorante "francese". Ok, il solo vederlo avrebbe dovuto scattare l'allarme "trappola per turisti". Ma avevamo fame, era tardi e nei ristoranti degni di tale nome c'era troppa fila.
In cinque giorni è stata l'unica volta in cui non abbiamo lasciato alcuna mancia, bensì abbiamo lanciato una macumba, sperando che natura e chiusura definitiva del locale seguano il loro corso.

A parte questo piccolo incidente, il percorso gastronomico parigino è stato molto soddisfacente.
Certo anche Torino ci ha messo del suo. Una parola sola, GROM, che non è solo una parola però, è molto di più. E' bontà superlativa, granita paradisiaca, sostanza oltre l'apparenza, forse pure una mia personale ossessione. Una delle cose che ho sempre dato per scontate, come il caffè del bar sotto caso, che uno scopre di amare e idolatrare appena se ne trova sprovvisto.
Quante volte a Torino sono passata davanti a Grom e non mi sono fermata, nonostante la voglia di gelato, solo perché mi era sembrato ci fosse troppo da attendere in coda? Quante coppette, quanti coni biscotto ho lasciato passare e non recupererò mai più? Ora questo sbaglio non lo commetterei per tutto l'oro del mondo. Dopo aver assaggiato i vari pseudo-gelati locali, apprezzo ogni centimetro di coda, perché so che ogni passo in avanti non mi avvicina solo alla cassa ma anche a qualcosa che, oltre a riempire la pancia, infonde dolcezza ai ricordi.
Il gusto di questo agosto è il mirtillo e un tempo era dentro questa coppetta:

grom loves world

Altro gelato strepitoso è quello che accompagnava il crumble alla mela e rabarbaro che mi sono gustata alla "Victoire Supreme du Coeur". Già solo il nome che ti scivola via dolce dalle labbra, ti fa venir voglia di mangiare in questo ristorante vegetariano. Anche il carnivoro più sfegatato e ortodosso sarebbe rimasto affascinato e soddisfatto dai piatti che questo ristorante offre... le insalatone, gli spaghetti di verdura con una salsina alla mostarda che crea dipendenza, sformati e terrine varie ai funghi, il capolavoro (supremo, potrei dire) delle lasagne alle verdure, che hanno richiesto e ottenuto la scarpetta d'ordinanza.
Cucina vegetariana, vegana, molte portate adatte a chi soffre di celiachia (ViVi!!!), potevamo dire di no a un approfondito esame del sidro biologico e dei dolci? Che domande! Hic e burp!
Il cuore però è rimasto vittoriosamente concentrato sulle lasagne. Ora il primo che mi dice che le lasagne vere devono avere la carne, lo prendo e lo metto fra mia zia Lucia e Rosetta, la suocera di mia sorella, che intavoleranno la conferenza: "Epistomelogia della lasagna: teoria dell'uovo sodo, prosciutto cotto applicato e correnti di tritata purista". Quelle della V.S.C. sono fra le lasagne più meglio buone che abbia mangiato da un po' di tempo a questa parte: le lasagne speziate, la ratatouille e poca besciamella, giusto un filo... certamente da sperimentare nei mesi freddi, quando il forno è utile a scaldare la casa un po' di pi... a guardare fuori dalla finestra, credo che potrei provare già domani!
V.S.C. è nel Marais, la zona di Parigi dove siamo stati più a lungo. L'atmosfera, la gente, le vie... tutto sembrava dirci di non andarcene, ma rimanere lì a guardare il tempo passare.
Al Marais abbiamo fatto colazione; tutti i giorni, anche se significava 2 cambi di metropolitana.
Ma dopo il primo assaggio di paradiso alla panetteria "Florence Kahn"...

Marais breakfast
Rotolo ai semi di papavero, solo a vederli dalla vetrina ed eravamo già in trappola!

the breakfast of the champions
Abbiamo dovuto replicare, cercando di provare il maggior numero di dolci possibili.

a bite of paradise
Cosa non facile, vista la varietà di dolci in vendita in questa boulangerie.

Suona male dire che voglio tornare a Parigi, solo per fare di nuovo colazione da Florence?
Ah sì?! Ok, non c'è problema. Riformulo il mio desiderio allora: voglio tornare a Parigi,non solo per fare di nuovo colazione da Florence, ma anche per mangiare il falafel di Chez Hannah.

falafel delle mie brame

Un falafel che crea dipendenza, come fanno a fare le polpettine così buone? E le melanzane fritte così bene?
Studio e sperimentazione mi attendono e magari anche un altro biglietto A/R per il Marais.

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