giovedì 27 agosto 2009

Rugelach e il crollo dei buoni propositi

Qualche settimana fa, mentre riordinavo casa, ho scoperto:
1. un bel gruzzolo di monetine da uno, due e cinque penny incastrate al fondo del divano, lasciate sui mobili e sui davanzali; gruzzolo che verrà probabilmente re-investito durante questo weekend alla nordic bakery.


2. una pletora di buoni sconti di Boots per cosmetici, tutti scaduti da minimo tre mesi.


3. un numero elevato di libri.


Ecco, questo è un problema. O meglio, non è un problema di per sé. E' bello avere dei libri, sono degli ottimi oggetti da compagnia per me: li abbraccio quando tento di leggerli a letto e finisco per scivolare nel sonno, mi proteggono dalla noiosa realtà della pendolare ferroviaria ogni giorno, ci salto sopra quando li trovo particolarmente irritanti (altro che wii fit!); sono anche degli ottimi oggetti di difesa: forse non vi siete mai trovati su un bus con qualcuno che allunga troppo le mani verso il vostro posteriore, ma se vi capitasse, allora vi assicuro che non c'è niente di più efficace che colpirlo (involontariamente, ovvio) con la borsa con dentro "Delitto e Castigo".
Il problema si pone però se bisogna organizzare un trasloco internazionale e si ha tanta roba da portare indietro e non si ha voglia di finanziare il suddetto trasloco con un proprio rene.


Guardavo i miei libri e mi domandavo: ma cosa pensavo quando ho riportato su dall'Italia "The Art of Photography"?!? Pensa 3 chili minimo!
E perché la parte psicolabile di me ritiene imprescindibile avere 2 versioni inglesi e 2 traduzioni di "Pride & Prejudice"?
Sta di fatto che quando dovrò impacchettare tutto, questo volume di libri andrà a sommarsi a tutto il resto, cd, dvd, foto, cazzabubbole e vari ciapapuer (o ciapapóer? Che termine intraducibile e dalla grafia dubbia!) e allora ho deciso: basta, non compro più libri. Ho la tessera della biblioteca, tanto vale usarla per bene.


Così ho fatto. Ho preso in prestito dei libri, li ho letti, restituiti, per alcuni ho rinnovato il prestito. Sembrava facile quando ho avuto una ricaduta.
Alla ricerca della ricerca della torta con i semi di papavero che ho provato da Florence a Parigi (sì, sì, sono fin troppo ossessiva quando voglio) ho preso in prestito "The Book of Jewish Food" di Claudia Roden.
Era fra i libri di cucina, ma è più di un libro di cucina. E' un libro di storia, personale e mondiale, narrata attraverso i piatti che si sono sviluppati nei vari paesi, a seconda delle varie tradizioni.
Non ci sono le foto patinate dei piatti preparati che compaiono in tutti i libri di cucina dei giorni nostri: niente photoshop, ma tante foto di altri tempi e altri luoghi. Foto di gruppo, di famiglia, di vita di tutti i giorni di comunità troppo spesso spazzate via dalla ferocia degli uomini.
Poi ho preso in prestito "The Jewish Kitchen" di Clarissa Hyman, anche qui storie di persone che si mescolano a storie di cucina con la grande storia come sfondo.


Guardavo le versioni con le copertine rigide incellofanate della libreria di Woking e sentivo il bancomat tentare di uscire dal portafoglio. "Non lo fare, Virgi! Tu sei più forte di qualsiasi tentazione!".
Mi sono ripetuta queste frasi come un mantra: un buon proposito è un buon proposito, insomma! E poi devo pensare al trasloco (e al fatto che questa volta me lo devo pagare io): infatti sono riuscita a resistere.


No, non è vero, figurarsi se un budino molle come me riesce a resistere. Infatti ho comprato il libro della Roden alla prima occasione e credo che a breve restituirò il secondo libro in biblioteca per comprarne una copia tutta mia.
Domenica sera, per occupare il tempo prima di andare di nuovo a dormire dopo la festa di Jaime, ho provato la prima ricetta tratta da uno di questi libri.
rugelach 


I rugelach! Questi li avevamo visti a Parigi, ma non avevamo fatto in tempo a provarli (una ragione in più per tornare in Francia), quindi non ho termini di paragone, ma sono piaciuti ai miei amici. 
Come i precedenti esperimenti con la pasticceria ebraica, ciò che mi piace davvero tanto è che più che mettere tanto, troppo zucchero, preferiscono giocare con spezie e sapori. Così in questo caso, la quantità di zucchero è relativamente bassa, ma ci sono le nocciole, le noci, la cannella e il cacao a compensare. Ovviamente questo non vuol dire che siano poveri in altri elementi, come ad esempio i grassi, quelli abbondano! La ricetta l'ho presa dal libro di Clarissa Hyman e per una volta sono stata abbastanza fedele alle istruzioni.


Ingredienti:
Per l'impasto
200 gr burro ammorbidito
200 gr formaggio stile philadelphia (ma non il philadelphia alle erbe, come mi ha proposto una mia collega!!! Inglesi...)
2 cucchiaini di zucchero.
150 gr farina
1 pizzico di sale


Per il ripieno
100 gr nocciole tritate (io ho fatto 50 gr di noci e 50 gr di nocciole)
50 gr zucchero di canna
4 cucchiai cacao amaro
2 cucchiai di cannella
25 gr di burro fuso
1 uovo


Preparazione:
Mescolare il burro e il formaggio fino a ottenere una crema omogenea e aggiungere lo zucchero, la farina e il sale. Formare una palla, ricoprirla con la pellicola e far riposare in frigo per una notte. [nel mio caso, prepararla appena tornata a casa, mettere in frigo, andare a dormire e recuperarla verso le 7 di sera]


Accendere il forno a 180°C.


Mescolare le noci e le nocciole, con il cacao, la cannella e lo zucchero.
Stendere metà dell'impasto in un cerchio di 25 cm di diametro. Tagliare il cerchio in 16 parti.


Spalmare il burro fuso sull'impasto e versarci sopra metà del ripieno. Arrotolare ogni triangolino partendo dalla base, facendo aderire per bene l'impasto al ripieno.


Spennellare con l'uovo leggermente sbattuto e mettere in forno fino a quando i dolcetti sono dorati (circa 20 minuti per me). Una volta raffreddati si conservano... boh, in ufficio sono durati 2 giorni.

2 commenti:

  1. Intrigante e speziata, è una ricetta da provare subito!!!
    Ciao e buona serata!!!

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  2. Li ho rifatti qualche giorno fa e ho aggiunto una punta di chiodi di garofano e secondo me ci hanno guadagnato.

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