Friday, 7 August 2009

Semi di papavero

Me maledetta quando ieri mattina mi sono detta "mah sì! Mettiamo i sandali!!!".
Si può sapere a cosa stavo pensando in quel preciso momento? E' assai probabile non stessi pensando proprio a nulla, visto che ho dato per scontato che il bel tempo sarebbe continuato per tutto il giorno.
Dopo essermi arrabattata a forza di tè e anche solo semplice acqua calda, ho scoperto di aver dimenticato l'ombrello a casa. Naturalmente l'ho scoperto quando, arrivata a metà strada fra la stazione e casa, ha iniziato (a dire il vero, ricominciato) a piovere.
Ora, avrei potuto reagire alla maniera tradizionale, una serie di imprecazioni da far tremare il peggior scaricatore di porto. O darmi al tè e rhum, che scalda e fa passare i dolori.
Avrei potuto decidere di riscaldare la casa con il vapore del ferro da stiro, ma anche no! Già il tempo mi deprime, mi metto pure a stirare??? Mica ho tendenze suicide. No, grazie.
Mi sono lasciata alle spalle simili pensieri tetri e mi sono bevuta un martini bianco: alla TV passava l'ennesima replica della signora Fletcher; avete presente quell'episodio in cui la signora Fletcher si trova per caso di passaggio in un posto insieme a un amico di lunga data mentre sta andando al matrimonio dell'ennnesimo cugino e qualcuno viene assassinato e lei interviene dando una mano al solito ispettore di polizia a trovare il vero colpevole a cinque minuti dalla fine dell'episodio? Ecco, c'era proprio quell'episodio ieri sera.
E io me lo sono visto un po' distrattamente mentre sperimentavo di nuovo con la pasticceria ebraica.
Da quando ho fatto colazione per la prima volta da Florence Kahn, sapevo che non c'era nulla da fare. I neuroni hanno fatto corto circuito e sento di volere, dovere, aver bisogno di mangiare di nuovo quei dolci! Sono dolci che profumano di casa, di ricette della nonna o della mamma che non si riescono mai a fare bene quanto loro ma non per questo si smette di provare.
Visto che comprare un biglietto dell'Eurostar solo per colazione mi sembra un po' eccessivo, non mi rimane che provare a ricrearle nella mia cucina di Woking.
Il primo tentativo la scorsa settimana mi ha vista impegnata nel tentativo di emulare la sua Linzertorte.
Il tentativo di emulare questa paradisiaca visione:

a bite of paradise

mi ha portato a questo:

Vv_7879

Ho preso la ricetta tradizionale della Linzertorte e l'ho modificata "a memoria", cercando di ricordarmi tutti i sapori che io e Diego avevamo captato nella prova assaggio.
La torta è piaciuta ai miei colleghi, ma è migliorabile, specie nella pasta frolla: secondo me ce ne vogliono due: una standard per il sopra e una "speziata" per la base, il che significa un secondo esperimento nel prossimo futuro. Avessi poi un forno con distribuzione del calore in maniera uniforme! Al momento, sono in una casa dotata di forno "a muzzo", molto fine anni '70 a giudicare dal design (ma credo non sia una semplice constatazione estetica ma un dato anagrafico di fatto): all'inizio pensavo che la lampadina interna si fosse fulminata, poi mi sono accorta che non poteva essersi fulminata visto che non c'è. Senza contare che la spia della temperatura non funziona, quindi non so mai se ha raggiunto per davvero la temperatura che voglio o mi sta solo pigliando per i fondelli.

Comunque, la scorsa settimana ho fatto scorta di semi di papavero e mi sono preparata al secondo assalto alla pasticceria ebraica. Volevo provare il pavè ai semi di papavero che ho visto in vetrina, ma non sono riuscita a trovare nessuna ricetta su internet abbastanza simile da poter manipolare, quindi ho deciso di provare a seguire una ricetta presa dal
libro di Claudia Roden. Ovviamente non l'ho seguita alla lettera perché mi sono accorta di essere alla fine di uno degli ingredienti del ripieno. Il barattolo di miele mi guardava triste e sconsolato dalla mensola della dispensa, ammesso che un barattolo di miele sia in grado di guardarmi.

Il risultato non è stato ovviamente la torta che volevo io, ma è un'ottima torta, non eccessivamente dolce e stucchevole

Mohntorte

La ricerca per la ricetta del pavè che mi ha rubato il cuore continua, ma nel frattempo questa è un sostituto degno di nota e i miei colleghi hanno già fatto fuori pure le briciole

briciole

Intanto ecco la ricetta riveduta e corretta per l'occasione:

Ingredienti:
Per la pasta:
250 gr farina
2 cucchiai di farina
175 gr burro
1 uovo
un po' di latte
un rosso d'uovo sbattuto per spennellare

Per il ripieno:
150 gr semi di papavero
175 ml latte
50 gr miele (150 gr nella ricetta originale)
50 gr zucchero (non c'era nella ricetta originale)
75 gr uvetta
1 uovo
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
2 cucchiai di cannella
qualche goccia di estratto di vaniglia

Per la pasta mescolare la farina e lo zucchero e poi impastare con il burro a temperatura ambiente. Aggiungere l'uovo e qualche goccia di latte se l'impasto non si compatta bene. Avvolgere nella pellicola e mettere a riposare in frigo per almeno mezzora.
Mettere sul fuoco un pentolino con i semi di papavero e il latte. Appena inizia a bollire toglierlo dal fuoco, e lasciare i semi a mollo per 30 minuti circa. Aggiungere gli altri ingredienti.
Preriscaldare il forno a 180°C.
Dividere l'impasto a metà e stendere la prima metà in una tortiera (la mia è un quadrato di 25 cm di lato). Aggiungere il ripieno e ricoprirlo con l'altra metà di pasta. Chiudere sui lati, spennellare con il rosso d'uovo con due cucchiai d'acqua e infornare per 35 minuti circa.

sprinkle sugar around

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