Tuesday, 15 September 2009

Fugitive emotions

"Sei proprio cotta di sto tizio"
Non è alla mia situazione sentimentale che Paoletta ci riferiva: non sono una portatrice (in)sana di occhiali rosa dell'ammmore e di sicuro la melassa non cola dai muri.
No, no, mi stava pigliando scherzosamente per i fondelli, dato che le avevo detto che dovevo scappare a Londra, perché c'era il concerto di David Gray ad attendermi.
Ebbene sì, sono di nuovo andata a sentire David Gray, due concerti in meno di due anni sono una bella media, che già so non riuscirò a mantenere una volta rientrata in Italia (e in effetti, la possibilità di andare a concerti di musicisti come David Gray o The Swell Season era nella lista dei motivi per restare in Inghilterra).

david gray at the roundhouse

Io proprio non mi capacito che David Gray non sia conosciuto in Italia!!! (Una rapida e superficiale occhiata alla classifica dei più venduti mi fa polemicamente pensare che ci meritiamo i parlamentari che abbiamo, vanno di pari passo ai gusti musicali)
Perché se dico che sono stata a un suo concerto, gli altri italiani mi rispondo con un "ah, interessante", ma capisco dai loro occhi che si stanno chiedendo di chi diavolo sto parlando!?!?

Ulteriore quesito senza risposta suppongo, sul quale d'altronde non ho passato molto tempo ieri.
Adesso però posso passarci un po' di tempo a riflettere: perché non è conosciuto? Forse perché il genere musicale che fa (folk-rock) non va per la maggiore? Non saprei. Forse perché non è rivendibile come bello e maledetto del rock? In effetti, bello bello proprio non è, è un "tipo" ecco, certo non sfascia camere d'albergo e provoca risse.
Di sicuro non si può pensare non sia conosciuto perché non è bravo dal vivo. Anche ieri sera concerto stupendo, lui in grande forma e band eccezionale come al solito; arrangiamenti tanto curati e sintonia fra i musicisti sul palco che ti sembra di essere da sola con la sua voce che arriva dallo stereo e tu che gli vai dietro.
Un mix dell'album nuovo e di quelli precedenti, stamattina avevo la gola che bruciava un po', ma ne è valsa comunque la pena: da "Fugitive" a "Please Forgive Me", quasi 2 ore fantastiche di show, aiutate dall'acustica del Roundhouse, in cui non ero mai stata, ma non è per niente male.
E allora perché!?!?!
Oltre all'occasione per vedere di nuovo la mia "cotta", probabilmente questo è stato l'ultimo concerto in Inghilterra per me nel 2009. Quindi l'ultima che posso vedere da vicino il pubblico inglese alle prese con i concerti.
Ho imparato diverse cose sulla società inglese andando ai concerti, alcune cose non le capisco ancora, ma le accetto così come sono.

Ho scoperto che se arrivo entro i primi 45 minuti dall'apertura delle porte, posso tranquillamente garantirmi un posto nelle prime 10 file (ieri ero in settima): questo vale per locali dai 300 ai 5000 posti, anche con il tutto esaurito. Questo perché gli inglesi entrano nel palazzetto o teatro o music hall, si accaparrano il posto in prima fila ma poi sentono il richiamo del luppolo e, non riuscendo a resistere, si allontanano in direzione del bar.
Non che le inglesi siano da meno, ma loro molto spesso trovano poco chic la birra e allora preferiscono segarsi le gambe a colpi di rum e coca che, si sa, è tutto un altro vivere. In alcuni casi il richiamo è così forte che se ne vanno quando ancora il concerto deve finire, prima dei bis, tutto pur di non perdere l'ultimo giro dopo la campana.
La prima volta che ho osservato questo fenomeno, ho pensato di aver sbagliato indirizzo, perché entrata 45 minuti dopo l'apertura delle porte, poco prima dell'intervallo fra il primo e il secondo gruppo d'apertura, mi sono trovata direttamente in seconda fila. Ho girato la testa e ho visto dov'erano tutti gli altri. Cingevano d'assedio il bar interno che si difendeva come meglio poteva, brandendo Fosters e Strongbow e lanciando London Pride nel mucchio.

Che i concerti siano una specie di pub con la musica ad alto volume e live, ma senza le macchinette del poker, lo si deduce anche dalla presenza dei chav. Li becco sempre, che sia un concerto jazz o rock, loro sono lì, con hoodie e catenazza d'oro d'ordinanza e (manco a dirlo) pinta di birra in mano, a fare i galli (quando in realtà sono polli) cercando di baccagliare con frasi ad effetto come "Vuoi metterti davanti a me? Da qui si vede bene il palco..."
"Ciccio, il palco lo vedo pure io, visto che siamo in prima fila!!!"

Lo stile che imperversa ai concerti infrasettimanali a Londra è il business casual: non importa se è rock, pop, folk, punk o metal. I pendolari non fanno certo in tempo a tornare a casa a cambiarsi, così è tutto un fiorire di camicie con i polsini, tailleur, cravatte e scarpe da ufficio, donne con le crocche e le cofane d'ordinanza: la finanza della City che si muove a ritmo di Glen Hansard è affascinante.

E ora, per lo spazio "Promuoviamo la musica di David Gray, così magari viene pure in Italia a fare concerti", il video del suo ultimo singolo "Fugitive", tratto da Draw the line!

2 comments:

  1. Dear Virginia, capitata nel tuo blog bighellonando qua e là, scopro, oltre a una ragazza dai vari interessi, una home-made bread addicted come me. E siccome, quando si è in fase di ossessione conclamata, le nuove ricette non bisogna farsele sfuggire, mi sono trascritta quella dei dolcetti ebraici... finirò il mio giretto con calma, ma intanto ci tenevo a salutarti qui. Nell'attesa di condividere anche con te altre re-ci-pes! See you...

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  2. Eh eh sabrine, che bisogno c'è della droga a sto mondo, quando ci sono i dolci ebraici? :-)

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