Friday, 4 September 2009

Londra, foto-ricordi

L'ultimo bank holiday dell'anno ormai è alle spalle, pochi giorni ma sembra sia passata una vita.
Per un ancora inspiegato motivo, il tempo inglese ha deciso di far coincidere la fine dell'estate con la fine di agosto (il che vuol comunque ammettere che ci sia stata un'estate da queste parti) e da martedì soffia il vento e tira la bufera.
L'ultimo giorno d'estate l'ho passato in giro per Londra. Domenica sera ho deciso che sì, volevo davvero una lomo fisheye2 e che sì, avrei immesso soldi nel circuito economico londinese e avrei comprato la lomo in un negozio vero, fisicamente misurabile e commesso-dotato.
Facile, vero? Che volete che sia trovare un oggetto alla moda come la lomo in una metropoli come Londra? una città cosmopolita dove la prossima settimana verrà inaugurato un negozio dedicato unicamente alle lomo?
Ecco, appunto.
La mia ricerca parte dai piccoli negozietti di fotografia fra Soho e Tottenham Court Road.
Primo errore: è bank holiday e tutti i negozietti piccoli sono chiusi, visto che non si possono permettere l'extra staff a basso costo per rimanere aperti 7/7.
Proseguo, cambiando area e mi dirigo al "Science Museum"; ricordo di averci visto la mia futura macchinetta fotografica in vendita, quindi entro nel negozio del museo abbastanza sicura e convinta di ciò che voglio.
Secondo intoppo, adocchio una commessa che sembra capirne qualcosa e mi avvio, ignara di essere prossima a una scena da fare invidia al teatro dell'assurdo.


Io: Salve, avete delle Lomo Fisheye in vendita?
Commessa: Mmmmh, è una digitale?
Io: No, non è una digitale, io sto cercando una Lo-mo. 
(Detto piano e scandendo bene le sillabe)
Commessa: Ixus?
Io: No, sto cercando una L-O-M-O. Lomo.
(Magari una lettera alla volta e mi capisce)
Commessa: Con il rullino?
(Forse ci siamo!)
Io: sì.
Commessa: Ah, allora abbiamo delle usa e getta vicino alla cassa.
Io: Grazie. (Col cavolo che spendo dei soldi per la tua usa e getta quando con 1£ mi compro una perfect-shot)


-- A questo punto adocchio un secondo commesso e ritento la fortuna --



Io: Salve, avete delle Lomo Fisheye in vendita?
Commesso: Una Lo...? E' una digitale?
(Ma allora è un vizio!)
Io: No, non è digitale, è una Lo-mo.
Commesso: Lomo?
(Dai, che questa è la volta buona!)
Io: Sì, una Lomo Fisheye2.
Commesso: Ah! Sì! Tu stai cercando una Lumix.
(Sdonk! Ovvero il rumore delle mie braccia che si suicidano, staccandosi dal mio corpo e andando a disintegrarsi sul pavimento)
Io: Ehm...
Commesso: Sì, Lumix, non Lomo. E' un modello della Panasonic. E' un'ottima macchina, vuoi sapere perché?
(No, ti prego, illuminami)
Io: Ecco, io... in realtà...
Commesso: Sì, vedi mio cugino che fa il fotografo mi ha detto che...
(Ah, vabbè,  se te l'ha detto tuo cugggino tuo cugggino...).

Dopo aver ringraziato il commesso per la lezione di storia e per il consiglio di cercare la mia Lumix da Harrods, ho provato al museo di scienze naturali, Heals e il museo di Design, dove il commesso mi ha consigliato di provare alla Hayward Gallery (giusto a 100 metri da Waterloo, dove ho iniziato il mio pellegrinaggio qualche ora prima). Ritrotterello verso la partenza e miracolo! Hanno delle Lomo in esposizione! Quella che voglio io non è esposta e i prezzi sono più alti di quelli su internet di 30 sterline buone, ma mi dico che sono esausta, mi fanno male le gambe e voglio semplicemente comprare e andare a casa. Chiedo alla commessa se ne hanno per caso una non in esposizione, lei mi squadra da capo a piedi, storce la bocca e spara: "Vendiamo quello che vedi, se non è esposto, non ci interessa".
Ah però, che delicatezza, che modi fini. 
Alla fine mi sono arresa e vinta dalla stanchezza me ne sono tornata a Woking.

La Lomo è arrivata oggi: ordinata via internet, perché letteralmente terrorizzata dall'idea di un altro giorno simile in giro per negozi.

A parte gli incontri ravvicinati con il terziario avanzato, lunedì è stata un'occasione per girare di nuovo per Londra dopo tanto tempo che non ci andavo (almeno di giorno), per tentare di capire cos'è successo fra noi due. 
Lunedì, ho camminato tanto, ho girato come una trottola, ho guardato Londra, cercato di vederla per tutto quello che è, una città che è un caleidoscopio di posti, storie e persone.
C'è stato un tempo non troppo lontano, in cui ero innamorata di Londra. Ci stavo bene, mi sentivo a mio agio. In questi due anni me ne sono disinnamorata, ma non so come, quando. 
Siamo diventate una di quelle coppie vecchie, che stanno insieme per inerzia, e che dopo tanti anni, quasi per caso, scoprono di non aver più niente da dirsi: una mattina ci siamo guardate negli occhi e no, rimaneva il ricordo di un amore passato. Un cambiamento nascosto, lento ma incessante e oggi, anche se mi emoziono ancora ad attraversare il Tamigi sul Jubilee Bridge, adoro Bloomsbury e sfuggire al rumore dentro Regents Park, sento che qualcosa è cambiato in maniera definitiva: io probabilmente, mentre Londra è rimasta sé stessa.
La vita, le persone, arrivi e partenze hanno cambiato il mio modo di vedere Londra, di viverla e pensarla. Lei non è più la stessa perché io non sono più quella di una volta; attraverso i miei occhi alla Londra di oggi, sovrappongo la Londra di un tempo, la mia Londra dei diciassette anni, quella dei ventidue, e via dicendo: nelle pieghe, là dove le due Londre non collimano più, il vuoto è colmato dalla malinconia dolce e amara che certi ricordi sanno regalare, dalla nostalgia e dalla curiosità che certe storie si lasciano dietro, i "ma se" e i "e se invece", ma anche dalla gioia incosciente di non (voler) sapere che ci sarà dopo.
Per la prima volta in mesi, sono andata a Londra senza macchina fotografica, ma ho continuato a scattare.
Istantanee ricordo da conservare nel cuore. 

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