Sunday, 27 September 2009

Summertime and the leaving is easy

L'estate è ufficialmente finita, ma l'Inghilterra ha deciso di concedermi ancora due giorni di bel tempo, la famosa "Indian Summer", quella che gli inglesi mi hanno sempre assicurato sarebbe arrivata a compensarmi dell'estate fredda e piovosa.
Ovviamente non si può restare a casa, ma ieri prima di uscire ho messo un po' di ordine fra le varie carte e documenti, fra cui i ricordi dell'estate.

i segni di un'estate che...

Ogni volta che vado da qualche parte, devo compulsivamente riportare indietro con me qualcosa, biglietti dei mezzi di trasporto, biglietti di ingresso ai musei, ricevute, cartoline promozionali, biglietti da visita dei ristoranti...

A volte finiscono immediatamente nel riciclo carta appena disfo la valigia, ma è raro, data la mia ossessione per le prove fisiche dei ricordi. Quasi sempre finiscono a essere usati come parti di collage, segnalibri, etichette per cd o simili.

Quest'estate è stata una buona estate per i ricordi: tanti posti, tante facce, molti preludi ai cambiamenti, pochi dolori che rendono ancora più dolci le gioie, guardo i biglietti e non ripenso solo a due settimane di viaggi, ma a tre mesi che mi sembravano come tutti gli altri mentre li vivevo ma che ora capisco essere speciali.

Guardo i biglietti e vedo amici vecchi e nuovi, sorrisi, occhiali da sole, tramonti mediterranei e albe in campagna; guardo i biglietti e sento il profumo della cannella e della noce moscata che si mescolano a quello della crema abbronzante e dei barbeque; guardo i biglietti e ascolto i Wilco suonare insieme a David Gray, sapendo che Faber c'è sempre.

Penso a un'estate che vorrei infinita, anche (e soprattutto?) per codardia, perché sta a me ora armarmi di coraggio (e incoscienza?) e realizzare i cambiamenti pensati e maturati in quei mesi, e l'idea mette un po' di paura. Nulla che la mia prossima avventura fra i lievitati e una pinta di London Pride non possano momentaneamente placare.

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